SOFIA SCANDURRA - Le mille mani di una donna
Una vita passata a rendere possibile il cinema, a qualsiasi livello, senza mai dimenticare l'importanza della sua famiglia. Una vita spesa con passione e talento per realizzare film, senza mai interessarsi ad apparire, ad averne un lustro riflesso, a mettere il proprio nome "in alto" nella locandina.
Sofia Scandurra per decenni è stata una persona fondamentale nel cinema italiano, in quello che ha prodotto capolavori assoluti e film di grande (o meno grande) successo, e anche sotto l'aspetto formativo, facendo crescere nuovi autori e nuove autrici e avvicinando al "mezzo" cinema generazioni di giovani.
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Le mille mani di una donna" è un documentario che racconta con affetto (lo dirige la figlia Ludovica, aiutata nella produzione dalla sorella Fiorenza) ma con sguardo sincero la storia di una persona speciale, che è scomparsa prematuramente, il 29 agosto di dodici anni fa, nel 2014, e che il prossimo anno avrebbe compiuto 90 anni.
Un documentario prezioso, che in poco più di un'ora sintetizza un percorso che avrebbe meritato molto più tempo: c'è ovviamente "
Io sono mia", l'unico film che riporta il nome di Sofia Scandurra come regista, tratto da un romanzo di
Dacia Maraini e ardito tentativo (nel 1977, in pieno fervore femminista) di portare a termine una produzione con solo donne nei ruoli apicali del progetto. Un film importante, che è capace di essere manifesto (lo sguardo in camera di
Stefania Sandrelli mentre parla delle violenze domestiche è dirompente) senza essere mai supponente o didascalico.
C'è anche, fortunatamente, molto altro in questo documentario: il percorso della
Libera Università del Cinema, che ha guidato con entusiasmo dagli anni '80 (le parole di un suo ex-allievo illustre,
Emanuele Crialese, rendono perfettamente il rapporto che si creava al suo interno) e i suoi anni da aiuto-regista in cui ha saputo farsi strada grazie al suo amore per il mestiere.
Non sono molte neanche oggi, le donne che vengono scelte come aiuto-regista (l'aneddoto di
Luigi Zampa è essenziale...), ma Scandurra riuscì a rendersi indispensabile per molti autori, da Mario Camerini a Dario Argento, con una notevole predisposizione ad affiancare esordienti anche illustri (c'è molto di lei nel primo film di
Nino Manfredi, "Per grazia ricevuta", o in "Yuppi Du" di
Adriano Celentano).
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Cara mamma...": con queste parole si apre il racconto, rendendo esplicito lo sguardo privato che ci offre, impreziosito da materiali di repertorio unici. Scandurra è stata donna d'arte in tante direzioni (non solo cinema: ci sono i suoi quadri, i suoi romanzi, ...), ma anche madre presente e donna lavoratrice autonoma e indipendente in un mondo che non le ha mai reso le cose facili.
Il nome di Sofia Scandurra è troppo poco ricordato nella storia del cinema italiano: onore a "
Le mille mani di una donna" per essere un fondamentale tassello nel recupero del suo prezioso lavoro.
29/08/2026, 09:00
Carlo Griseri