SOUVENIR DE PARIS - Esistenze strappate
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Souvenir de Paris" si costruisce per accumulo di materiali già esistenti: è un film fatto di ritrovamenti. Torinese, classe 1954, Claudio Paletto realizza il lavoro a partire da una testimonianza inedita dei primi anni Novanta - quella di un rifugiato politico italiano a Parigi - dentro una cornice nata dai materiali recuperati nell'Archivio Armando Ceste e a Home Movies, l'Archivio Nazionale del Film di Famiglia; a produrlo è la sua Like a Gym in a Squat film, in coproduzione con il Museo Nazionale del Cinema. Da questa rete di collaborazioni emerge la mano di chi maneggia pellicola da una vita, e il found footage qui trova quindi la sua ragion d’essere. Ceste, torinese come Paletto, è stato tra i fondatori del Collettivo Cinema Militante negli anni Settanta, e per oltre quarant'anni ha filmato operai, migranti e vecchi partigiani: volti sconosciuti, restituiti a una dignità che il cinema ufficiale gli negava. È a quello sguardo che i filmini di famiglia degli anni Ottanta si sovrappongono, ed è nella sovrapposizione delle immagini che il film si fa texture che sfiora la materia.
Nel rapporto tra immagine e parola, qualcosa non si salda mai fino in fondo. La voce fuori campo attraversa il sonoro per suo conto, mentre le immagini sono percorse da una città in movimento di anni trascorsi, che appaiono sovraffollati e legati da un ricordo articolato in maniera mai lineare, libero, per associazione. Due binari che non si incontrano. Quello che arriva è poco più del brusio di una città aliena, di cui non si riconosce nulla se non i luoghi. Passano persone, passano eventi, e restano anonimi, sconosciuti, in un susseguirsi continuo che non si ferma mai su un volto in particolare.
Il valore della testimonianza dentro un flusso di coscienza che non si àncora a nulla. Per gran parte della durata non è chiaro chi parli, né quando; una Parigi che ai nostri occhi sembra anacronistica, pur restando autentica, viene raccontata fuori da ogni contesto. Quando il racconto resta legato all'esperienza personale del testimone, la scrittura regge; nel momento in cui prova ad allargarsi sulla situazione sociale e politica della città, la considerazione si perde nella moltitudine, come se sparisse nel viavai stesso delle immagini mostrate. In questo scarto, tra il gesto e la parola, il film custodisce il suo nodo più profondo.
16/08/2026, 15:23
Olivia Fanfani