DONNAFUGATA FILM FESTIVAL 18 - Dal teatro al grande schermo,
l’attore Fausto Russo Alesi ha chiuso la manifestazione
Conclusa ieri sera, al Castello di Donnafugata, la 18esima edizione del
DonnaFugata Film Festival. Sei giornate di proiezioni, due giorni di anteprima, incontri, masterclass, workshop e laboratori che hanno trasformato ancora una volta gli spazi dell’antico maniero in una vera e propria casa del cinema, con più sale, più percorsi e soprattutto con un pubblico, spesso composto da giovani, che, quest’anno più che mai, ha mostrato di voler vivere il festival fino in fondo.
A chiudere l’edizione è stato l’incontro con l’attore
Fausto Russo Alesi, protagonista dell’ultimo DonnafugaTalks della rassegna. Un dialogo lungo e articolato con il direttore artistico Andrea Traina, partito dalla formazione teatrale dell’attore palermitano alla Scuola Civica Paolo Grassi di Milano, passato attraverso i grandi maestri del teatro, da Eimuntas Nekrošius a Luca Ronconi e Peter Stein, e arrivato poi al cinema e al lungo sodalizio artistico con Marco Bellocchio.
Un incontro che ha restituito soprattutto il senso di un modo di fare cinema nel quale l'attore non è chiamato semplicemente a interpretare un personaggio, ma a cercare ciò che si nasconde dietro quell’immagine pubblica, le sue contraddizioni, le sue fragilità.
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Quando ci raffrontiamo con personaggi realmente esistiti" - ha spiegato l’attore Russo Alesi - "
c’è tutta una narrazione già conosciuta. È interessante per me andare oltre questo, provare a entrare un po’ nel privato, nel dietro le quinte dei personaggi, lì dove proprio ci possiamo riconoscere tutti, anche in personaggi che sono, tra virgolette, dei cattivi o degli eroi. Sono esseri umani, con le loro fragilità che sono quelle di tutti".
Un concetto che l’attore ha legato anche alla necessità del conflitto nella costruzione di un personaggio. "
È il conflitto che ci interessa profondamente perché l’essere umano è un essere conflittuale. Quello che ci interessa è rispecchiarci nelle ombre dei personaggi".
Pungolato dal direttore Traina, nel corso della serata c’è stato naturalmente spazio per il rapporto con Bellocchio, nato con Vincere, Il traditore, Esterno notte, Rapito e Portobello. Un sodalizio che ha avuto anche una dimensione particolare nella scuola di cinema che Bellocchio porta avanti a Bobbio e nella realizzazione dei cortometraggi con gli allievi. Proprio da questa esperienza è nato "
Se posso permettermi", il cortometraggio presentato ieri sera al
DonnaFugata Film Festival, realizzato con gli allievi della scuola di Bellocchio e poi sviluppato, a distanza di anni, in un secondo capitolo. Russo Alesi ha raccontato come il progetto sia nato quasi come un laboratorio, per poi acquisire progressivamente una forma più ampia.
Una riflessione che ha trovato un punto di contatto naturale con uno dei temi centrali del DonnaFugata Film Festival: la formazione. Non soltanto come preparazione professionale per chi vuole lavorare nel cinema, ma come strumento per imparare a osservare, raccontare e comprendere il mondo del cinema.
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La formazione non è soltanto quella di chi vuole proseguire questa carriera" - ha sottolineato
Andrea Traina - "
ma è importante per qualunque percorso di vita. Capire come raccontare una storia, quali sono gli elementi, significa anche sviluppare un sentimento di empatia e comprendere come funziona questo sentimento. Sono tutte cose che avrebbero una grande utilità nella vita". Ed è proprio questa idea di cinema fatto, oltre che guardato, che ha attraversato l’intera edizione. Nei giorni del festival si sono svolti i laboratori di linguaggio cinematografico, recitazione e doppiaggio, con i partecipanti impegnati direttamente nella costruzione di un prodotto cinematografico. Il lavoro del workshop di linguaggio cinematografico e quello di recitazione, guidati rispettivamente da Mourad Ben Cheikh e Aymen Mabrouk, hanno portato alla realizzazione di un cortometraggio girato nel corso dei cinque giorni di laboratorio. A questi si è aggiunto il laboratorio di doppiaggio curato da Luca Biagini. Una formula che ha trovato un altro momento significativo sabato sera, con l’incontro dedicato a "
Afrodite" di Stefano Lorenzi e a "
Fili invisibili" di Fabio Schifilliti. Due opere diverse ma unite dal racconto della violenza sulle donne e dalla volontà di interrogarsi sulle dinamiche del potere e della sopraffazione.
Lorenzi ha raccontato la genesi di "
Afrodite", nato da una storia reale e caratterizzato da un lungo lavoro subacqueo, con 35 minuti girati sott’acqua senza effetti speciali e con le protagoniste Ambra Angiolini e Giulia Michelini impegnate anche nella preparazione necessaria per le immersioni.
Schifilliti ha invece portato sullo schermo un progetto nato da un percorso con studenti di un liceo, realizzato grazie a un bando del Ministero della Cultura, mettendo giovani interpreti davanti alla macchina da presa.
La serata di sabato è poi proseguita con l’evento speciale dedicato a "
Psycho": una masterclass con Marco Cascone, Roy Menarini e Andrea Traina accompagnata dal quintetto d’archi del Chroma Ensemble, prima della proiezione del capolavoro di Alfred Hitchcock. Un appuntamento che ha confermato uno degli elementi più caratteristici del festival: la possibilità di vedere e rileggere i grandi classici del cinema attraverso incontri, musica, approfondimenti e prospettive diverse.
La chiusura di ieri, con anche il concerto dei Chroma Ensemble dedicato alle colonne sonore, ha rappresentato in qualche modo la sintesi di tutto questo. Il festival ha proposto complessivamente 48 film distribuiti nelle diverse sezioni e nei diversi spazi del Castello, dal cinema fantastico alla commedia, dal giallo al cinema dell’incubo, passando per i film dedicati all’infanzia, al cinema del presente e alla scrittura cinematografica. Ma soprattutto ha costruito intorno a questi film un’esperienza condivisa, anche sui social grazie al programma personalizzabile.
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Sono felice del pubblico del DonnaFugata Film Festival perché, a differenza di altre manifestazioni più blasonate o foraggiate, questo è un pubblico che viene qui per “vedere” e non per “farsi vedere” - ha detto Traina - "
e non è una differenza da poco. Noi cerchiamo di fare questo festival con convinzione ogni anno". Da qui l’appello a tutte le istituzioni affinché possano incrementare il sostegno economico rispetto ad un festival che negli ultimi anni è cresciuto moltissimo.
La serata conclusiva ha avuto anche un momento istituzionale con la presenza del sindaco di Ragusa Peppe Cassì, che ha sottolineato la crescita della manifestazione e la sua capacità di trasformare il Castello di Donnafugata in un luogo contemporaneo di cultura cinematografica. Poi il cinema, ancora una volta, ha preso il posto delle parole, con nuovi fotogrammi, nuove storie, nuove emozioni.
10/08/2026, 14:52