LA DIVINA SCENEGGIATA - Una satira sull'AI
Dante scende agli inferi e li trova a Napoli. L'operazione di
Alessandro Cataneo prende il poema e lo trapianta in una topografia partenopea, con i dannati raccontati come un mazzo di carte: ogni girone ha la sua epigrafe latina e il suo abitante. C'è chi frigge in eterno cuoppi per un pubblico di anime, chi vende fiale come fossero indulgenze da dieci euro. L'impianto figurativo pesca dall'iconografia sacra e dal ritratto ottocentesco, un barocco digitale che affastella dettagli fino a saturare l'inquadratura, e fa pensare a quell'horror vacui che anima i presepi turistici napoletani.
La lingua è il vero terreno di scontro: latino d'accatto e aulicità dantesca cadono di continuo dentro la Napoli feriale, tra parcheggiatori abusivi e tossici d'angolo. Un cortocircuito quasi da avanspettacolo che smonta la solennità con l'ironia di chi conosce la città. La chiusa ribalta quindi il tono, dal girone si passa a un elenco di bellezze napoletane, cordiali e luminose, che assolve tutto quello che è venuto prima. Il passaggio è brusco, e la sensazione è quella di uno spot travestito da cantica.
Va detto con chiarezza cosa sia, e cosa non sia, questo lavoro. Il comunicato stampa lo presenta come manifesto della "Pezzenteria Digitale", opera concepita e finalizzata a costo zero su un unico smartphone, con diversi modelli di intelligenza artificiale usati come reparti di uno studio virtuale coordinati "dall'autorialità umana". Come dimostrazione di metodo, funziona. Come oggetto da guardare, va giudicato per quello che dichiara di essere – un satirico esperimento linguistico e produttivo – restando comunque lontano, nell'estetica, da quello che chiamiamo cinema. Una satira sull'AI costruita ammettendo di aver sfruttato le falle dei sistemi impiegati, quindi. Il vero girone infernale, in questa chiave, non è Napoli, sono le “intelligenze” artificiali chiamate a raccontarla.
13/08/2026, 07:41
Olivia Fanfani