GRETA E LE FAVOLE VERE - Berardo Carboni: "Regaliamo
una goccia d'incanto al pubblico"
Dopo le anteprime ai festival di Giffoni e Maratea, dal 6 agosto esce al cinema in tutta Italia "
Greta e le favole vere", favola per bambini (e non) diretta da
Berardo Carboni, con protagonista una giovane ragazzina che cerca - non da sola - di salvare un orso polare da un destino infelice. Abbiamo intervistato il regista.
Partiamo dalle anteprime, come sono andate?
Al Giffoni è stato memorabile, un'esperienza incredibile, sembrava di essere nel paese dei balocchi, con bambini super organizzati, un festival molto curato, con estrema precisione. Mi sono anche molto rassicurato sull'impatto del film su tutte le fasce d'età, siamo stati molto bene accolti e durante la proiezione varie volte i bambini interagivano con lo schermo! E' stata una visione condivisa, molto bella.
Poi siamo stati a Maratea, altrettanto bene: mi tranquillizza anche che gli adulti si commuovono, non avevo previsto che il film risvegliasse il bambino dentro ognuno di noi, anche se emozionare era l'obiettivo finale.
Come arriva Berardo Carboni a questo film, dopo aver girato film drammatici come "Shooting Silvio" o "YouTopia"?
Questo per me è un film particolare, vengo da altro percorso, vero. La produzione mi ha chiamato per girare un film family, mi sono chiesto più volte: perché io? Nei miei film drammatici inserivo spesso parti in animazione, quindi ero adattissimo. Allo stesso tempo è stato per me complesso trovare l'equilibrio, ora è un film 100% family ma anche 100% mio.
Il mio approccio è stato quello di trasmettere una personale visione del mondo, ci sono riuscito: possiamo definirlo un "elevated family".
L'omaggio, nel titolo e non solo, è a Greta Thunberg.
Il soggetto, che è completamente mio, nasce dalla necessità di inserire in un film family tematiche sociali già raccontate. Greta Thunberg è una persona che ha ispirato generazioni, e anche se ultimamente capita che sia diventata divisiva, per le sue posizioni sulla Palestina, lei agisce sempre per rendere il mondo un posto migliore. Dovrebbe essere un discorso universale, invece a volte viene contestata, e anche incarcerata: io ci tenevo a sottolineare che il bene c'è in questo mondo, volevo dargli spazio.
La nostra società tende a renderci cinici, con "Greta e le favole vere" cerchiamo di ridare una goccia d'incanto al pubblico.
Importante il lavoro sugli effetti speciali.
Realizzare l'orso è stata un'impresa: non lo abbiamo mai voluto troppo credibile, nel film c'è anche una parte in animazione 2d e lui fa un po' da ponte tra i vari linguaggi presenti. L'orso rappresenta una sorta di metafora, è una specie di portale verso un mondo magico: essere adulti preservando la magia è fondamentale.
L'orso lo volevamo un po' fumettoso: realizzarlo è stato un'impresa titanica, più di 60 persone ci hanno lavorato, abbiamo in tutto 14 minuti di CGI vera, che interagisce con la realtà, un evento rarissimo nel cinema italiano.
Sono serviti in tutto due anni di lavorazione, con mille difficoltà e imprevisti: per me è stato anche un po' frustrante, io sono regista soprattutto di attori umani, potevo fare ben poco mentre i tecnici perfezionavano gli effetti speciali...
A proposito: il cast di attori umani come lo hai costruito?
E' un gruppo eterogeneo. Per gli attori più piccoli (Sara Ciocca e Mattia Garaci) abbiamo fatto provini anche molto prolungati per trovare l'armonia tra loro due, bisognava vedere come si combinavano, sapevamo che erano eccezionali da soli, ma insieme? Hanno fatto un ottimo lavoro, sono loro che ti portano nella storia e ti guidano.
Con Donatella Finocchiaro e Demetra Bellina avevo già lavorato, tra film e progetti teatrali, sono persone a me molto vicine. Federico Cesari invece l'ho scelto con un provino: mi piace molto come attore ma il primo provino non mi era piaciuto, forse non gli avevo ben spiegato le intenzioni del personaggio... La seconda volta è stato perfetto, impeccabile.
Darko Peric e Sabrina Impacciatore li avevo conosciuti già in precedenza, dovevano essere un po' sopra le righe e sapevo cosa avrebbero potuto fare.
Infine Raoul Bova, la scelta più particolare: volevo un attore con una forza mediatica rara, che portasse con sé un immaginario e delle caratteristiche a priori, lui è un uomo buono, perfetto per il personaggio del buon padre di famiglia anche un po' disilluso e disincantato.
Un cast variegato e armonico, sono molto felice del risultato finale.
01/08/2026, 08:00
Carlo Griseri