GIORNATE DEGLI AUTORI 23 - “Uno si distrae
al bivio" in Notti Veneziane
Sarà presentato in prima mondiale alle Notti Veneziane, sezione realizzata dalle Giornate degli Autori in accordo con Isola Edipo, nell’ambito della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia,
Uno si distrae al bivio, il nuovo film di Alessandra Lancellotti (
Lucus, a Lucendo – A proposito di Carlo Levi, Il Re Fanciullo). Dedicato alla figura mitica di Rocco Scotellaro, poeta, scrittore amato tra gli altri da Italo Calvino e Carlo Levi, sindaco e militante, politico lucano scomparso a soli trent’anni, Uno si distrae al bivio prende vita nei paesaggi che furono teatro della sua vicenda umana e politica. Concepito dalla regista come un western contadino cantato, il film rielabora i codici dell’epica classica e del western trasportandoli nel paesaggio rurale lucano. Un viaggio visivo e musicale in una terra e nella sua storia remota, in riti antichi che sopravvivono, in città e memorie fantasma che magicamente resistono nel contemporaneo e interrogano questioni urgenti: le lotte per il lavoro, la difesa del paesaggio, lo sfruttamento, la percezione di non avere più tempo e spazio di azione.
Il west qui coincide con le aree interne del Mezzogiorno, territori in via di spopolamento. Il film si muove sul crinale tra osservazione e messa in scena, intrecciando voci di anziani contadini e giovani agricoltori che oggi abitano i borghi semideserti della Riforma agraria del 1950, nell’entroterra lucano. La promessa di una civiltà contadina moderna del secondo dopoguerra, naufragata sotto il peso del mito industriale, lascia oggi un paesaggio di rovine. E, forse, di possibilità.
Al centro dell’opera vi è una domanda radicale: cosa resta di una civiltà millenaria dopo la fine della lotta per la terra e dopo il tramonto dell’illusione industriale? Se il Novecento ha promesso redenzione prima nei campi e poi nelle fabbriche, il nuovo secolo lascia in eredità uno spaesamento collettivo. Eppure, mentre i paesi si svuotano, la terra resta fertile. Proprio nei luoghi raccontati da Scotellaro può nascere una diversa idea di futuro. Dunque il film punta uno sguardo visionario ed epico sul presente delle aree interne, sullo spopolamento, sulla dignità e sulla fragilità del lavoro, e sulla trasmissione dei saperi alle nuove generazioni. Un atto cinematografico per riattivare un immaginario, un pezzo d’Italia e un mondo spesso abbandonato, che fu civiltà, lotta, lavoro, progresso, e lo è ancora, se ci si lotta e lo si canta.
La Lucania è una terra del Meridione d’Italia in cui da millenni contadini operosi solcano le colline del grano con il loro inesorabile passo. Braccianti antichi e coltivatori contemporanei vivono nella compresenza dei tempi, rinnovando nel ciclo delle stagioni la cura per la terra, i cereali e gli animali. Le loro fatiche sono sublimate da Guastamacchia, contadino cantore che attraversa il paesaggio cercando lavoro a servizio dei padroni. La sua voce evoca le storie di sopravvivenza di una comunità rurale segnata da decenni di lotte bracciantili e letteratura militante. Il veicolo prediletto della parola è il canto, la lingua universale dei contadini, che hanno tramandato la propria storia solo oralmente. Nel flusso musicale scorrono i versi di Rocco Scotellaro, poeta della libertà contadina. Tra i resti della civiltà rurale del Novecento, questa comunità tenta di consegnare pratiche ancestrali a un futuro ancora indefinito.
“Il film si muove alla ricerca dell’eredità della civiltà contadina - scrive la regista Alessandra Lancellotti nelle note di regia -, una civiltà paradossalmente superata e necessaria. Due generi riecheggiano nel tentativo di far rivivere antiche pratiche minacciate di scomparire: il western e il musical. Il primo vive in personaggi di un altro tempo e nei borghi fantasma della Riforma agraria del 1950. Il secondo in canti e strumenti arcaici, di musicisti e cantori di oggi. Si mostrano per ossimoro miti e fantasmi scomparsi, i cui temi sono oggi più che mai urgenti: le lotte per il lavoro, la difesa del paesaggio, lo sfruttamento, la terribile mancanza di poesia di oggi, la sensazione di non avere più spazio e tempo per agire. Il film racconta la persistenza di quel luogo nella compresenza dei tempi, ispirato da Rocco Scotellaro, grande poeta contadino e rivoluzionario, sparito dall’attualità e tutto da riscoprire, soprattutto per i giovani che oggi chiedono il diritto di far parte del mondo e della storia”.
Il film è prodotto da Caucaso, cooperativa di produzione cinematografica con oltre vent’anni di esperienza e una vocazione consolidata per il cinema d’autore, insieme alla lucana Fedelissimi, giovane realtà produttiva profondamente radicata nel territorio. È, inoltre, realizzato in collaborazione con AAMOD - Archivio Audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico e Fondazione Centro Sperimentale di Cinematografia - Archivio Nazionale Cinema Impresa. La natura produttiva e quella narrativa si intrecciano organicamente: il film è stato sviluppato e prodotto in Piemonte e in Lucania, territorio dove si svolge la vicenda e dove vive la comunità coinvolta.
Il progetto è sostenuto dal MiC e da SIAE nell’ambito del programma “Per Chi Crea”, dalla Fondazione Lucana Film Commission e dalla Regione Basilicata attraverso il bando Lucana Doc, dalla Film Commission Torino Piemonte – Piemonte Doc Film Fund e dal Fondo Etico di BCC Basilicata.
Il film è stato selezionato nel programma di residenza artistica Itineranze Doc 2025, prestigiosa realtà nazionale dedicata allo sviluppo del documentario di creazione, e premiato nel programma (IN)EMERGENZA 2026, nell’ambito di BFF Industry, in collaborazione e con il sostegno di Cinecittà.
22/07/2026, 15:19