ORESTE - L’incertezza della gioventù
C'è qualcosa di profondamente riconoscibile nel protagonista di “
Oreste”, cortometraggio scritto e diretto da
Alessandro Cedola e presentato in anteprima alla 62ª edizione del Pesaro Film Festival. Non è un eroe, non è un antieroe: è semplicemente un ragazzo che prova a capire dove sta andando la sua vita, mentre rincorre un'idea di amore che forse dovrebbe smettere di cercare così disperatamente.
In poco più di venti minuti, Cedola costruisce uno spaccato generazionale che racconta l'incertezza dei giovani adulti con uno sguardo leggero ma mai superficiale. Oreste attraversa Roma collezionando appuntamenti, delusioni e momenti imbarazzanti, sempre accompagnato - o meglio, scarrozzato - dalle ragazze che frequenta, visto che la patente non l'ha ancora presa. È un dettaglio apparentemente marginale, ma che diventa quasi una metafora della sua esistenza: un ragazzo che si lascia trasportare dagli eventi più che guidarli.
L'ironia è il tratto distintivo del film. Le sue delusioni sentimentali si susseguono con ritmo e spontaneità, dalla migliore amica lesbica ai tentativi malriusciti di costruire una relazione. Cedola evita il rischio della commedia romantica tradizionale e preferisce raccontare il lato più goffo e autentico della ricerca dell'amore, dove spesso ci si sente fuori posto e costantemente inadeguati.
Sotto la superficie leggera, però, affiora un tema molto attuale: la solitudine. Oreste sembra convinto che trovare una compagna possa colmare quel senso di vuoto che lo accompagna, ma il film lascia intuire come il problema sia più profondo. L'amore diventa quasi un'ossessione, una risposta cercata per dare un senso al presente e all'incertezza verso il futuro.
Dal punto di vista tecnico, il film sorprende per la qualità della realizzazione. La fotografia valorizza gli ambienti interni con luci curate e inquadrature mai banali, mentre l'audio restituisce un risultato pulito e professionale. Anche le scenografie risultano vere, contribuendo al senso di realismo dell’opera.
Interessante anche la costruzione narrativa, che alterna presente e flashback attraverso stacchi ben calibrati, bucando anche la quarta parete, un elemento spesso interessante.
Se c'è un limite, è probabilmente nel finale. La storia si interrompe quasi all'improvviso, lasciando la sensazione che manchino ancora molti capitoli e che questo sia solo l’inizio. Più che una conclusione vera e propria, sembra l'episodio pilota di una serie televisiva, capace di incuriosire e di far venire voglia di continuare a seguire la vita del protagonista.
Ed è forse proprio questa la forza del cortometraggio: non pretende di dare risposte, ma fotografa un momento preciso della vita di un ragazzo che potrebbe essere chiunque. Un'età fatta di dubbi, tentativi, relazioni complicate e domande senza soluzione immediata.
“
Oreste” racconta tutto questo con ironia, sensibilità e una buona dose di sincerità, lasciando al pubblico la sensazione di aver sbirciato, per una ventina di minuti, nella vita vera di qualcuno.
02/07/2026, 13:54
Marta Bello