FRAMMENTI - Rebecca Liberati: "Il talento richiede disciplina"
Rebecca Liberati è la protagonista femminile, Vittoria, del film "
Frammenti", diretto da Bianca Marcelli, che ha iniziato il suo percorso nelle sale dal 9 giugno scorso. L'abbiamo intervistata.
Appena ho letto questo personaggio, nella sceneggiatura, ho intuito che fosse molto vicino alla mia vita, ho studiato per anni in Conservatorio, sono cresciuta con l'idea che l'arte non possa essere scissa dalla disciplina.
La tecnica per me è fondamentale: ho capito subito da quale parte di me stessa avrei dovuto prendere per costruire questo immaginario, il ruolo di Vittoria. Pensando in forma materica ho immaginato il marmo, l'impossibilità di avere il lusso di provare emozioni che possano allontanare dal proprio sogno. Vittoria ha dovuto schermarsi il più possibile, è come una corda di violino sempre, tesa se no non suona....
Lei è attrice e si è formata come musicista: che legame aveva con il mondo della danza?
Per tanti anni ho fatto vari tipi di danza, direi tutte tranne la classica! Ma mi ha sempre affascinato tantissimo, ho visto molti film sul tema, amo Pina Bausch e tanto altro ma non mi ero mai imbattuta in pieno in questo mondo. Sono felice di averlo dovuto fare per "Frammenti".
Nel film avete fatto un lavoro corale importante, si parla di danza ma i temi sono davvero molti...
E' stato bellissimo lavorare con tutto il cast, già al primo incontro con la regista ho capito subito in che direzione andare, senza fare spoiler bisognava capire cosa non svelare nella prima parte...
Alla fine delle proiezioni chiedo sempre al pubblico se si capiva come si sviluppa la storia e mi hanno confermato che siamo stati bravi, qualche briciola qua e là per capire l'abbiamo lasciata, ci sono ma non te ne accorgi.
Nella prima parte il mio personaggio è come in gabbia, deve tenere tantissimo per poi crollare solo alla fine, ho camminato su un filo per tenere la tensione al giusto livello.
C'è stato sempre confronto, sincerità e amicizia con il cast, è stato fondamentale.
Gli incontri con il pubblico finora come sono andati?
Benissimo, si è molto ragionato sul tema della scelta, che è centrale nel racconto, credo che abbia colpito molto la scelta finale che compie il protagonista (che non anticipiamo!). Anche la mia Vittoria ha dovuto affrontare scelte importanti, entrambi hanno dovuto lasciare le loro zone di comfort.
E poi ci sono stati siparietti divertenti: non entro nei dettagli perché riguardano il finale, ma è sempre bello quando vengono fuori feedback che non ti aspetti!
La recitazione necessita di disciplina come la musica e la danza?
Questo è molto personale, la formazione dipende dai tipi di insegnanti che ti capitano, più o meno duri...
Io cerco di dare tecnicamente il massimo, preparandomi al massimo: sul set è a volte durissima l'esperienza, per le condizioni atmosferiche, i ritmi di lavori, le nottate, lo stare fuori di casa... preparare Vittoria ad esempio mi è costato anche grande lavoro in palestra, sono anche dimagrita: lei è una ex etoile, dovevo essere credibile anche fisicamente.
Per fare il meglio devi essere totalizzato dal lavoro, non dico impazzire entrando nel ruolo ma... quasi!
E tra cinema e teatro che differenze ci sono?
Il teatro ha l'ostacolo della memoria, quella è la difficoltà maggiore. Il cinema ha più difficoltà, mentalmente è più provante, devi fare tanti provini, devi fare i conti personali con il senso del rifiuto: per me è più complicato.
Il film è stato girato nell'estate 2025, tra Marche, Roma, la Tunisia e Bratislava. Le Marche, la sua terra, sono importanti per lei fin dai tempi del corto "Spera Teresa", una rivelazione.
"Spera Teresa" è stata una delle più belle esperienze fatte in carriera! Sono profondamente legata alle storie di questo territorio, è una sensazione fisica che provo... Giravamo tra Tolentino e le zone del Cratere, alle caratteristiche della marchigianità!
Viviamo tra mare e montagna, ma abbiamo tante distese collinari: noi marchigiani siamo così, raccogliamo tutto, le asperità della montagna, lo sterminato del mare, ma diventiamo colline, viviamo la vita un po' a metà, restando umili. Questo nostro mood è unico.
Vedere quel corto proiettato al Torino Film Festival, in dialetto e con tutte quelle caratteristiche, mi ha emozionato tantissimo: pensavo rimanesse uno scherzo tra di noi, invece vinse anche, fu una delle emozioni più grandi anche perché inaspettate!
Spero se ne faccia un lungo, prima o poi.
Nel prossimo futuro cosa dobbiamo aspettarci?
Due film, come "I colori della tempesta" (ho una piccola parte, ma è un'altra bella storia marchigiana!) e "Miopia", in cui ho un altro piccolo ruolo. Ho fatto altri provini e facciamo le corna che vada bene...
In questo periodo sto prendendo tutto, se mi chiamano per stare sul set io vado: ho tanta fame di questo lavoro e dico quasi sempre sì, non vedo l'ora di vedere questi due film con il pubblico. 29/06/2026, 14:39
Carlo Griseri