CULTISSIMI-MITISSIMI-BELLISSIMI - A Bologna fotografie
originali d’epoca dal cinema Pop Italiano
La mostra Sempre più
CULTISSIMI- MITISSIMI- BELLISSIMI, naturale prosecuzione della mostra di Spazio e Immagini del 2020 CULTISSIMI - MITISSIMI - BELLISSIMI, presenta una selezione di 30 rare fotografie di scena del cinema Pop Italiano degli anni ’60-’70, tratta da una collezione più ampia di stampe originali d’epoca presenti nella galleria Spazio e Immagini (Via Solferino 6/a). La mostra si focalizza sulla qualità della fotografia di scena di vari autori tra i quali Umberto Montiroli, Angelo Pennoni e altri ancora, attivi in questo ambito con film esemplari del cinema di genere e della commedia italiana degli anni ’60 -’70.
Il cinema Pop Italiano degli anni ’60 e ’70 si distingue per la straordinaria varietà di generi e capacità di invenzione. I film spaziano dalla fantascienza all’erotico passando per il boccaccesco, toccando con disinvoltura il genere storico e i temi della contestazione della famiglia borghese e della sessualità. Questo cinema affronta, talvolta con la voglia di stupire altre invece con un sorriso divertito, temi che tradizionalmente erano esclusi dal grande schermo.
Dalla terra si decolla subito per rotte interstellari con I Diafanoidi vengono da Marte (1966), film dal titolo spaziale del genere fanta / horror di Antonio Margheriti, prodotto in Italia ma pensato per il mercato cinematografico americano. Qui le fotografie a colori di Angelo Pennoni restituiscono la grande creatività del lavoro di ripresa in truka.
La commedia all’italiana di Sorbole che romagnola (1976) o di Un vichingo venuto dal sud (1971), offre l’occasione di fornire immagini indimenticabili ricordandoci che la gioia di vivere, specie nelle espressioni goderecce, sfocia spesso nella risata inaspettata.
Guardare là dove la società nasconde i suoi lati oscuri così come le grazie del corpo femminile, è alla base di alcuni generi cinematografici degli anni settanta di grande popolarità, come quello carcerario - WIP (women in prison) e quello dei conventi (Nunsploitation).
Nel film La vera storia della monaca di Monza di Bruno Mattei, uscito nel 1980 ma che appartiene pienamente al clima degli anni ’70, la storia del romanzo di Manzoni si fa pretesto per un film velato dall’eros dove una brillante fotografia di scena a colori vivifica il mondo chiuso e impenetrabile del monastero. La fotografia a colori risulta ancora una volta protagonista di Prigione di donne (1974) mettendo in risalto il corpo / carne delle detenute nel carcere ormai privato della libertà di scelta dell’individio e in balia dell’arbitrio altrui.
I film peplum di Maciste e Il ratto delle sabine, entrambi del 1961, traspongono in un’ottica Pop il mito e la storia romana. Essi ci restituiscono gli eroi come culturisti e le vergini come subrette vestite con gonnellini stratosferici.
Il lato oscuro della psiche, così caro agli anni ’70, è protagonista del film Masoch di Franco Brogi Taviani, uscito nel 1980, che affronta la parafilia del masochismo. Qui la fotografia di Umberto Montiroli, caratterizzata da contrasti violenti di bianchi e neri restituisce la drammaticità dell’esistenza del barone Leopold von Sacher - Masoch, morto in manicomio.
Gli anni ’70 superano così felicemente l’etichetta di Anni di Piombo rivendicando l’appartenenza a un’era di gambe lunghissime e di seni gioiosamente esibiti. Le bellissime Nadia Cassini, in Quando gli uomini armarono la clava e…con le donne fecero din don (1971), Femi Benussi nel giallo / thriller Omicidio per vocazione ( 1969) o Laura Gemser in Suor Emanuelle (1977), vengono immortalate sul set dall’obbiettivo dei fotografi, contribuendo a costruirne il mito di icone sexy con immagini che ne esaltano la fisicità .
I film di Lucio Fulci sono presenti con le fotografie di scena di Una lucertola con la pelle di donna (1971) e Una sull’altra (1969). Queste foto, giocate tra eros e seduzione, ci conducono nel clima proibito degli anni settanta dove il corpo veniva esibito ma la sua immagine spesso non circolava. Questi scatti molto spesso cadevano nelle maglie della censura, come nel caso della fotografia in mostra di Una sull’altra.
Queste fotografie di scena attraverso lo scatto del fotografo fermano il film, che per sua natura è dinamico, in fotogrammi scelti, conferendogli un corpo materiale che è altro da esso. Oggi queste foto d’epoca, sopravvissute ai tagli del montaggio e della censura, ci permettono di confrontarci con un oggetto di valore culturale e artistico assoluto; esse hanno attraversato il tempo fino a noi ed esistono solo grazie al lavoro del fotografo di scena.
11/06/2026, 08:23