CHIACCHIERIA' - Napoli tra leggenda e realtà
Con "
Chiacchierià"
Andrea La Puca realizza un documentario di venti minuti in cui attraversa le strade del Rione Sanità di Napoli alla ricerca di una figura che da secoli abita l'immaginario popolare partenopeo: il Munaciello.
È tradizionalmente descritta come una presenza soprannaturale vestita da monaco, capace di portare fortuna o sventura. Ma il film di La Puca non è interessato a stabilire cosa sia davvero questa figura. Al contrario, sceglie di ascoltare le persone e accogliere le loro versioni, trasformando il documentario in una riflessione sul racconto, sulla memoria e sul modo in cui le storie prendono forma in una comunità.
Girando per le strade di Napoli, il regista incontra abitanti del quartiere e pone loro semplici domande sul Munaciello. Le risposte sono le più disparate. Alcuni si mostrano diffidenti, altri impauriti. C'è chi sostiene di averne avuto esperienza diretta e chi invece considera queste vicende semplicemente storie antiche tramandate nel tempo. Alcune testimonianze raccontano addirittura di persone costrette a lasciare la propria casa per colpa della sua presenza.
Insomma, una molteplicità di voci in cui ognuna sembra raccontare un Munaciello diverso. Per qualcuno è uno spirito, per altri un folletto. C'è chi parla di un fantasma, di un'anima del purgatorio, di un uomo vestito di scuro che compare nei vicoli della città o nei sotterranei, oppure di una prostituta. Nessuna versione prevale sulle altre. Sono tutte vere e tutte false al contempo. Il documentario non cerca una risposta definitiva e non tenta di separare la leggenda dalla realtà. Anzi, il film è anche un elogio del dubbio. Non cerca la verità e non pretende di trovarla. Preferisce ascoltare le visioni delle persone, il loro personale modo di vivere la leggenda e di attribuirle un significato. Il Munaciello “reale” diventa allora meno importante della necessità umana di raccontarlo.
Ad accompagnare le testimonianze ci sono intermezzi dal tono magico e sospeso, in cui una voce fuori campo propone riflessioni sull'umanità, sulla religione e sul valore del dubbio. Sono momenti che conferiscono all'opera una dimensione di realismo magico ancora più forte. Tra le riflessioni più significative emerge una frase che sembra racchiudere l'intero senso del progetto: “L’essere umano è l’unico animale con l’istinto a raccontare. Se non racconta più, non è umano”.
La Puca costruisce così un'opera che ragiona sul significato stesso della chiacchiera, lontana dal concetto di racconto. “I racconti scrivono la realtà”, sostiene la voce narrante. Le storie tramandate di generazione in generazione finiscono per modellare il modo in cui le persone percepiscono luoghi, eventi e persino le proprie esperienze.
Il risultato dell’opera è anche un autentico elogio di Napoli. Delle sue strade, dei suoi abitanti, della sua capacità di conservare miti e superstizioni all'interno della vita quotidiana come una ricchezza. La città emerge come un luogo in cui il confine tra realtà e immaginazione rimane permeabile, dove il folklore continua a essere una presenza viva e non un semplice reperto del passato.
Alcune espressioni napoletane, però, non vengono mai spiegate, come lo “scuorno”, che invece avrebbe avuto senso tradurre. Anche per chi non conosce la figura del Munaciello, non è immediata la comprensione di ciò che si sta osservando. Qualche chiarimento in più sarebbe stato d’aiuto per le persone non avvezze al folklore napoletano.
È un mediometraggio denso, che conferma la sensibilità del regista
Andrea La Puca e che non sorprende sia stato già premiato in alcune manifestazioni cinematografiche e attualmente in concorso in altri festival italiani ed europei.
09/06/2026, 11:17
Marta Bello