LA VITA SEGRETA DEI GIOCATTOLI - Un elogio
dell’immaginazione e dell’artigianato
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La Vita Segreta dei Giocattoli” di Alexandra D’Onofrio e Sara Zavarise è un documentario che parla di giocattoli, ma soprattutto di ciò che essi custodiscono: memoria, creatività e una particolare forma di libertà che troppo spesso viene abbandonata con l’età adulta.
Al centro del racconto c’è Roberto Papetti, tra gli ultimi grandi mastri giocattolai italiani, una figura poetica che da decenni dedica la propria ricerca artistica all’infanzia e al gioco.
Il documentario segue la vita del giocattolaio, mettendo al centro l’aspetto creativo e artigianale del suo lavoro, tra stesura di idee, disegni e realizzazione degli oggetti. Il racconto segue anche i suoi numerosi laboratori con bambini e bambine in tutta Italia, dove la costruzione dei giocattoli diventa un’esperienza collettiva di immaginazione e scoperta.
Le registe scelgono uno sguardo delicato, lasciando che siano i materiali, le mani e le parole a raccontare.
Anche sul piano estetico il film trova una propria identità. L’artigianalità del “non finito”, del legno grezzo, degli oggetti che conservano le tracce della loro lavorazione. Nulla appare levigato o perfetto: ciò che conta è il processo creativo, non il risultato finale.
Particolarmente toccante è la ricostruzione della vicenda umana di Papetti. La sua biografia emerge per frammenti, senza enfasi, e restituisce il ritratto di una persona umile e sognatrice, che ha inseguito con ostinazione il proprio sogno, trasformando una passione apparentemente marginale in una vera e propria missione culturale e artistica. Le sue riflessioni rappresentano alcuni dei momenti emotivamente più intensi del film: per Papetti il giocattolo non è un semplice oggetto, ma un linguaggio, una forma espressiva profonda, paragonabile alla poesia.
Tra gli elementi più riusciti spiccano gli inserti in stop motion che animano pezzi di legno, ritagli e piccoli oggetti costruiti durante i laboratori. Sequenze brevi ma suggestive, capaci di tradurre visivamente quel confine sottile tra realtà e fantasia che costituisce il cuore del documentario.
Il film suggerisce una vera e propria lettura filosofica del giocattolo: ascoltando Papetti parlare dei suoi giocattoli viene quasi da dimenticare che si sta osservando un oggetto. Nelle sue parole il giocattolo diventa una presenza viva, qualcosa che accompagna chi lo costruisce e chi lo riceve, un simbolo, un amuleto. Insomma, non un prodotto da consumare, ma uno strumento per immaginare mondi, elaborare emozioni e costruire relazioni.
I punti di forza sono molti, ma non manca qualche difetto. In particolar modo, alcune sequenze ambientate a scuola - soprattutto quella sul finale, in una scuola di Roma - seppur animate da buone intenzioni, allontanano il film dal vero centro del racconto e risultano dispersive.
Resta comunque un’opera capace di parlare a pubblici diversi. Si ha la sensazione che il film rivolga agli adulti un invito prezioso: conservare la meraviglia e la creatività che animano l’infanzia. Perché, come suggerisce il documentario, crescere non significa rinunciare alla fantasia, ma imparare a custodirla.
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La Vita Segreta dei Giocattoli” è dunque un documentario che parte da legno, fili e piccoli manufatti, per arrivare a interrogare questioni molto più ampie: il valore della creatività, la trasmissione del sapere, il rapporto con gli oggetti e la necessità di immaginare alternative alla logica del consumismo.
È un racconto gentile ma mai ingenuo, che ricorda come l’immaginazione possa essere, ancora oggi, una forma di resistenza.
07/06/2026, 09:25
Marta Bello