Note sulla fotografia di "Non è un paese per single"
Con la luce di questo film ho voluto raggiungere un risultato visivo che permettesse di rendere la “materia” tangibile: sentire, vedere l’aria che si muove tra le colline, durante una festa di piazza, in un attimo di intimità… Le inquadrature accompagnano questo racconto fatto di persone e di sensazioni, sino al buio più intimo. La luce è empatia, compone e rende visibile. Il pubblico deve aver voglia di scappare in Toscana, cenare in giardino e arrampicarsi su di un albero. La luce ha questo compito. Nelle case la luce accoglie, rilassa. Il buio accompagna verso il proibito, racconta la parte istintiva e perché no erotica dei nostri personaggi. La mattina porta invece un risveglio stimolato dall’odore rassicurante della cucina già attiva da un pò. Ho voluto fare una cinematografia diegetica, mai violenta, la luce quando si contrasta di più lo fa accompagnando dolcemente la luce più alta verso lo scuro, mai ombre violente, quindi nette. Un modo per staccare la spina e di sognare, di questo c’è bisogno, della voglia di scappare in campagna e dimenticare il telefono in un bar...
Valerio Evangelista – Direttore della fotografia
12/05/2026, 09:07