BUONVINO. MISTERI A VILLA BORGHESE - “C’è un
Cadavere al Bioparco": si alza la tensione
La seconda puntata di “
Buonvino - Misteri a Villa Borghese”, dal titolo “
C’è un Cadavere al Bioparco” compie un piccolo passo avanti rispetto all’esordio, trovando finalmente un equilibrio più convincente tra racconto umano e costruzione del mistero. Dopo una prima puntata quasi interamente dedicata alla presentazione dei personaggi e delle loro dinamiche, questo secondo episodio riesce infatti a risultare più intrigante, pur restando fedele al tono lento e malinconico della serie.
L’inizio è sorprendentemente scioccante e introduce subito un’atmosfera più cupa rispetto al debutto. Tuttavia, anche questa volta l’azione resta limitata per gran parte dell’episodio: il vero momento di tensione arriva soltanto nel finale, con un cliffhanger che rappresenta probabilmente il passaggio più riuscito dell’intera serie vista finora. È lì che Buonvino sembra finalmente trasformarsi davvero in un giallo capace di creare suspense.
Pur senza diventare dominante, il caso investigativo occupa questa volta uno spazio più centrale. La narrazione delle indagini sul mistero è meno dispersiva rispetto al primo episodio, anche perché i protagonisti sono già stati introdotti e il racconto può concentrarsi di più sul giallo. Il risultato è una puntata più compatta e coinvolgente, anche se ancora lontana dai ritmi del poliziesco classico.
Gran parte dell’episodio è ambientata nel Bioparco di Roma, location sfruttata con intelligenza dalla regia. Gli spazi del giardino zoologico romano contribuiscono a creare un’atmosfera quasi favolistica, che continua a essere uno dei tratti distintivi della serie. Affascinanti le numerose riprese degli animali: la tigre bianca, le giraffe, i lemuri e molti altri. Il Bioparco e gli animali che ospita diventano dei veri co-protagonisti della storia. Anche in questo capitolo, Roma è una parte importante del racconto e non mancano neppure questa volta i riferimenti al cinema italiano del passato. Tra cui quello a “
Mamma Roma”, insieme ai richiami alla casa di Anna Magnani e a un immaginario profondamente legato alla memoria cinematografica della città, culla della settima arte. Questo è un elemento che dà personalità alla serie e la distingue dai più tradizionali crime-polizieschi televisivi.
Interessante anche il modo in cui la puntata affronta il tema della salute mentale attraverso la figura di una ragazza hikikomori, figlia di un poliziotto. Il quale apparentemente sembra un uomo poco dedito al lavoro e chiede continui permessi, ma quando il commissario Buonvino scopre la situazione della figlia, iniziata con la pandemia, capisce l’umanità profonda del collega. La serie prova così ad aprirsi a temi contemporanei, facendo leva sul proprio tono delicato e umano.
Torna anche qui il tema del razzismo in un modo molto tagliente e ben riuscito, che fa seriamente riflettere su quanto certe espressioni siano normalizzate ma feriscano le persone razzializzate. Su questo la serie centra il punto con uno sguardo preciso e consapevole.
Il mistero coinvolge fin dall’inizio e anche le piste secondarie aggiungono spessore narrativo.
Questa seconda puntata convince più della prima: il mistero funziona meglio, il finale crea curiosità e i personaggi iniziano davvero a trovare una loro dimensione. Resta però aperta la domanda più importante: Buonvino continuerà? Per il momento la serie si ferma qui, e l’eventuale prosecuzione dipenderà molto dalla risposta del pubblico e dagli ascolti. Il cliffhanger finale sembra però suggerire che il mondo di Giovanni Buonvino e della cosiddetta “Armata Brancaleone” abbia ancora molto da raccontare.
13/05/2026, 16:45
Marta Bello