BUONVINO. MISTERI A VILLA BORGHESE - “Il Caso
del Bambino Scomparso”: una Roma affascinante,
ma il mistero resta sullo sfondo
La prima puntata di “
Buonvino - Misteri a Villa Borghese”, intitolata “
Il Caso del Bambino Scomparso”, si presenta come un giallo dal sapore classico immerso nel cuore di Roma. Con una durata di circa un’ora e mezza, l’episodio prova a mescolare investigazione, commedia umana e racconto sentimentale, scegliendo però un ritmo lento, molto più contemplativo che serrato.
La serie è tratta dal ciclo di libri “Il commissario Buonvino” di Walter Veltroni, e conserva proprio quell’impronta narrativa malinconica e profondamente romana che caratterizza i romanzi.
Fin dalle prime scene emerge il tono della serie: Giovanni Buonvino non è il classico investigatore duro e tormentato, ma un uomo profondamente buono, quasi fuori dal tempo. Arriva a Villa Borghese trovandosi a capo dell’Armata Brancaleone, disordinata e improbabile, fatta di personaggi sgangherati e apparentemente perditempo, che sembrano più interessati alle proprie dinamiche personali che alla risoluzione del caso. Non sarà facile per lui gestire il gruppo, ma è interessante notare come scelga sempre un approccio gentile e mai aggressivo.
Un tono comico è dato dalla sua totale incompetenza in materia tecnologica, e la riluttanza a usare termini inglesi sul posto di lavoro.
Uno degli elementi più evidenti dell’episodio è questo: “
Il Caso del Bambino Scomparso” spesso in secondo piano rispetto alle sottotrame amorose e relazionali. La serie sembra voler raccontare soprattutto un microcosmo umano, più che costruire una vera tensione investigativa. Una scelta che può risultare interessante per chi cerca personaggi e atmosfera, ma che rischia di lasciare insoddisfatti gli spettatori in cerca di un giallo più incalzante.
Il ritmo, infatti, è decisamente lento. Alcuni dialoghi e passaggi narrativi si dilungano oltre il necessario, dando alla puntata un andamento quasi nostalgico. Ciò, però, potrebbe esser dovuto anche a un tono preciso della prima puntata: un modo cauto di entrare nelle vite dell’Armata Brancaleone, come se fosse un primo episodio di presentazione, non incentrato sull’azione, bensì sulla conoscenza del mondo narrativo. Interessante anche il tono moderno dato da una poliziotta afro-discendente che affronta il tema del razzismo sul lavoro e nella ricerca di una casa in affitto.
Molto belli i richiami e citazioni al cinema italiano del passato, come “
Domenica d'Agosto”, insieme ad altre suggestioni della commedia e del neorealismo romano. La serie sembra voler recuperare quel tipo di racconto corale e malinconico, dove la città e i personaggi contano più dell’intreccio.
E proprio Roma è la vera protagonista dell’episodio. Le inquadrature di Villa Borghese sono senza dubbio l’aspetto più riuscito della puntata: eleganti, luminose, spesso capaci di trasformare il parco in un luogo sospeso tra realtà e favola urbana. La fotografia valorizza ogni angolo della villa, regalando alla serie un’identità visiva forte e riconoscibile.
Questa prima puntata lascia quindi sensazioni contrastanti. Da un lato c’è il fascino della messa in scena, il tono gentile del protagonista e l’amore evidente per Roma; dall’altro una narrazione che fatica a trovare tensione e che privilegia troppo le vicende sentimentali rispetto al mistero centrale. Buonvino sembra voler essere più un racconto d’atmosfera che un vero poliziesco, e probabilmente sarà proprio questo a dividere il pubblico.
La seconda puntata, in onda il 14 maggio su Rai 1, che per il momento è anche l’ultima già registrata, dovrà chiarire se Buonvino riuscirà a conquistarsi un seguito stabile oppure resterà un esperimento televisivo dal fascino elegante. L’eventuale prosecuzione della serie dipenderà infatti proprio dagli ascolti e dall’accoglienza degli spettatori e delle spettatrici.
07/05/2026, 12:09
Marta Bello