Note di regia di "In Utero"
Quando ho letto per la prima volta il progetto di In Utero, ho sentito immediatamente che si trattava di una storia necessaria. Non solo per la sua attualità, ma anche per la sua capacità di entrare in uno spazio profondamente intimo e, al tempo stesso, politico: quello del desiderio di genitorialità. La serie affronta, infatti, tematiche delicate e prepotentemente urgenti e avere l’opportunità di dirigerla è stata per me una bellissima sfida e una grande responsabilità.
In Utero è una serie corale in cui la clinica di fecondazione assistita a Barcellona diventa quasi un luogo simbolico, un crocevia emotivo in cui si intrecciano vite, identità e scelte che mettono in discussione ogni definizione rigida di famiglia, amore e appartenenza. I suoi spazi diventano il cuore del racconto: un ambiente apparentemente controllato, ma attraversato continuamente da tensioni emotive profonde.
All’interno di questi si muovono personaggi complessi, fragili e determinati, ciascuno alle prese con il proprio percorso. Ruggero ha l’intensità e la personalità di Sergio Castellitto che insieme a Maria Pia Calzone a Thony e a tutti i protagonisti di puntata rappresentano un punto di vista diverso. Una scoperta su cui puntiamo molto è Alessio Fiorenza, interprete di Angelo, frutto di anni di lavoro e ricerca della bravissima casting director Sara Casani. Il viaggio di Angelo mi ha colpita profondamente perché parla di affermazione di sé in un contesto che lavora proprio sulla nascita e sulla definizione dell’identità.
Fuori da questi spazi, invece, si muove una città ricca di energia che rappresenta per noi un simbolo di libertà e possibilità. È una città fatta di quartieri molto diversi tra loro, che raccontiamo immergendoci nella sua quotidianità, inserendoci nel flusso della vita. I suoi colori e la sua vitalità entrano nelle immagini, diventando parte integrante del racconto.
Dal punto di vista della regia e della direzione artistica della serie, ho cercato di restituire la complessità dei temi trattati attraverso uno sguardo immersivo con cui poter seguire letteralmente i nostri personaggi, accompagnandoli nei loro movimenti e nei loro silenzi.
Un elemento fondamentale del mio lavoro su In Utero è stato il confronto quotidiano con gli attori. Con Nicola Sorcinelli a cui abbiamo affidato la regia degli ultimi quattro episodi e con ciascuno di loro abbiamo costruito un dialogo aperto, fatto di ascolto e ricerca, valorizzando il lavoro di scrittura di Enrico Audenino, Teresa Gelli e Vanessa Picciarelli.
Tornare a lavorare con Cattleya è stato per me motivo di grande soddisfazione. È una realtà produttiva con cui condivido una sintonia profonda, sia sul piano creativo che umano, e che anche in questo progetto ha saputo sostenere una visione ambiziosa, lasciando spazio alla sperimentazione e alla cura del dettaglio.
Maria Sole Tognazzi