ROCCO GIURATO - "Piano Sequenza - La Mole è stato
un lavoro di team, intenso ed emozionate"
Come nasce l'idea per la realizzazione di "Piano Sequenza - La Mole"?
Rocco Giurato: L'idea nasce da una richiesta fatta a Riccardo Ghilardi, autore della mostra fotografica "Riccardo Ghilardi. Piano sequenza la Mole", da dove tutto prende origine, realizzata dal Museo Nazionale del Cinema di Torino per i suoi 25 anni d'attività. Il fotografo ha interpretato a suo modo la storia del Museo. Ghilardi, prendendo spunto da "Una Notte al Museo, ha pensato di animare vecchie e nuove generazioni di cinema, partendo dai cimeli costuditi alla Mole Antonelliana, con gli attori che in qualche modo reinterpretassero vere e proprie scene o ne creassero di nuove, andando un po' a vivere l'ambiente museale, ognuno con la loro classe, con la loro voglia di raccontare storie ed immagini. Tante star, tra le quali una su tutte, Martin Scorsese, che vediamo entrare in scena come fosse il custode, come avesse le chiavi del Museo, portandoci quasi in giro per le sale espositive.
La tua attività è quella di fotografo è stata fondamentale in questo lavoro?
Rocco Giurato: Con la mia attività di videographer e giornalista, negli anni mi sono specializzato nel racconto della cronaca cinematografica attraverso le immagini. L'amicizia che mi lega a Riccardo Ghilardi mi ha portato a collaborare con lui sui suoi set, realizzando piccole clip di backstage, dei piccoli racconti sulle piccole attività più nascoste. Per esempio uno shooting fotografico, può durare tre minuti o come nel caso di questo film, tre ore. Mi, riferisco, per esempio, a Willem Dafoe, che ci ha "regalato" tre ore in giro insieme a lui per il Museo, vestito con i panni di Freder Fredersen di "Metropolis". Dalle segrete della Mole Antonelliana, siamo saliti a piedi fino alla Cupola, realizzata dall'architetto Alessandro Antonelli, arrivando quasi alla Stella della Mole. Nel realizzare il documentario, di cui firmo la regia con Cristian Berna e ne sono il primo operatore, molte volte sono "scomparso" lasciando parlare le immagini. E' stato tuto molto spontaneo e naturale. Per esempio, nel caso di Dafoe, mentre camminavamo insieme, si è fermato davanti a un oblò a caso ed ha iniziato ad interpretare. Ho capito, immediatamente, che stava succedendo qualcosa di particolare, ed ho gridato a Ghilardi ed al resto del team che ci precedeva di tornare indietro e di allestire immediatamente un set.
Il progetto di Ghilardi è durato ben tre anni, come l'avete seguito in questo percorso per realizzare il documentario?
Rocco Giurato: Con Ghilardi ci siamo trovati spesso al Festival del Cinema di Torino ed alla Mole, cogliendone la grandiosità e la magnificenza degli spazi del Museo e la preziosità dei cimeli dalle prime lanterne magiche a oggetti appartenuti a set, ai mostri di Alien. Alla richiesta della ricorrenza dei 25 anni, di cui ti parlavo prima, l'idea di Ghilardi è stata di allestire dei set cinematografici, ma specialmente organizzare una scena, quindi la "fotografia come un ciak". In questo progetto nulla è lasciato al caso, anzi, voglio sottolineare la maestria dei giovani artigiani delle scuola San Carlo di Torino di costumi e scenografia, che sono stati incredibili, realizzando cose fantastiche, come quando hanno realizzato un'invecchiamento di un prompt di scena, di una pala che serviva a spalare il carbone a Massimiliano Caiazzo in una immaginaria fornace che da energia a tutta la Mole, che era in concept del suo scatto. La pala era nuova e dopo due ore di lavoro, sembrava ne avesse almeno ottanta - cento. Con questo documentario di backstage abbiamo fatto vedere quante mani ci sono dietro un "singolo indice" che scatta su una macchina da presa. C'è un lavoro di tanti, che spesso rimane oscuro, ma che in realtà noi, abbiamo voluto portare alla luce senza false modestie, ma soprattutto con grande amore verso la settima arte. Il cinema non è soltanto attori e registi, ma c'è tanto dietro,
Come avete lavorato?
Rocco Giurato: E' stato un lavoro di squadra assoluto. Riccardo Ghilardi è stato i leader di questo team, composto anche da Cristian Berna, che ha curato la regia con me, il montaggio ed ha svolto un lavoro importante di producers. A Torino abbiamo avuto un team pazzesco. Il primo assistente di Ghilardi è stato Francesco Dragone, con il quale ci siamo confrontati sulle riprese, per non essere mai in campo ed essere sempre pronti a "cogliere l'attimo che fugge", come quando Malcolm McDowell ci ha raccontato come è nato il costume dei Drughi di "Arancia Meccanica", per caso, dal materiale da cricket che aveva in macchina, indossando il sospensorio sopra il costume. Non "perdersi" quei racconti è stato un'esperienza fortissima. Tornado al team, abbiamo realizzato in totale sicurezza tutti i lavori aerei ed acrobatici. Maurizio Buato, capo della squadra della messa in sicurezza, è stato fondamentale, come nello scatto della Scarano, ma soprattutto in quello di Kasia Smutniak e Domenico Procacci, che fanno un tango figurato come Fred Astaire e Ginger Rogers sulla cupola della Mole Antonelliana, cosa che ha dato il la all'immagine guida della mostra ed ha lasciato un ricordo indimenticabile a tutti noi. Fondamentale anche Leonardo Ferrante, che ha le chiavi di tutta la Mole, che ci ha fatto entrare nelle "segrete" del Museo.
Hai un aneddoto, in particolare, che vuoi raccontare avvenuto durante la lavorazione del video?
Rocco Giurato: Il giorno del "chiodo" sui binari che ha fermato l'Italia con lo sciopero dei treni, mi trovavo alle 6:40 alla Stazione Termini per raggiungere Torino, dove dovevo realizzare lo scatto dove Greta Scrano era appesa a ottanta metri come Mary Poppins. Una volta resomi conto che nessun treno sarebbe partito in quella giornata, dopo un piccolo summit telefonico con Ghilardi, l'ufficio stampa della Scarano e Rai Cinema, l'attrice ha capito l'importanza, la sincerità e la spettacolarità dello scatto ed ha detto "
ti autorizziamo, prendi un aereo". Alle 13,30 ho volato verso Torino, insieme alla Scarano, che anche lei si trovava a Roma. Siamo arrivati alla Mole insieme. Il mood di quello scatto al tramonto, in inverno, con le Alpi sullo sfondo, ci ha ripagato di tutte le peripezie che abbiamo vissuto per spostarci.
04/05/2026, 08:45
Simone Pinchiorri