QUALCOSA CHE VIVE E BRUCIA - Il 25 aprile su Rai
Storia per il ciclo “Documentari d’Autore”
«L’umanità soffre, piange, muore. Anch’io debbo soffrire, piangere, morire. A vent’anni si è così». È l’11 ottobre 1943 quando Giorgio Mainardi scrive queste parole ai genitori. Di lì a poco sarebbe morto, ucciso dai tedeschi. Un commiato dalla vita che si unisce a un coro di voci della Resistenza europea in “
Qualcosa che Vive e Brucia”, in onda sabato 25 aprile alle 23.15 su Rai Storia per il ciclo “
Documentari d’Autore”. Dieci lettere scelte da Giovanni Donfrancesco tra le 301 “
Lettere di condannati a morte della Resistenza europea”, pubblicate in Italia nel 1954.
Sono storie diverse per lingua, provenienza, età, ma accomunate dalla stessa tensione e da uno stesso orizzonte ideale: un’Europa sottratta alla guerra, liberata dal nazifascismo, capace di riconoscersi nella pace e nella libertà.
Un giovane studente italiano saluta suo padre e sua madre: «Dormire le mie placide ore di sonno in campagna, in villa. No… No genitori cari, no». Un autista di un tram viennese «caduto per un’idea, per l’umanità», uno scrittore tedesco che dice addio suo figlio («tutto il genere umano sarà padre per te»), un marinaio ventunenne che sente in sé «qualcosa che vive e brucia, un amore, un’ispirazione. Qualcosa per cui non sono riuscito a trovare un nome. Muoio e non so ancora se son riuscito ad accendere una piccola fiamma in un altro animo, una fiamma che mi sopravviva. Eppure, mi sento tranquillo».
Per restituirle al presente, il regista le affida a volti contemporanei, disseminati per l’Europa. Le parole, in lingua originale, si adagiano su immagini di vite comuni - una biblioteca, una scuola, una cabina di pilotaggio - e strappano i testi alla fissità dell’archivio. Le voci risuonano sui corpi, sui gesti quotidiani, su frammenti di vita ordinaria. Ne nasce una polifonia di presenze sparse, che nel corso del film trova unità attorno alle prove dall’Orchestra sinfonica dell’Accademia di musica Hanns Eisler di Berlino, e alle musiche di Mahler, Bloch e Šostakovič. Il film costruisce così un controcanto continuo alle ultime lettere dei condannati a morte e l’Europa torna a immaginarsi come armonia ancora possibile e capace di resistere.
24/04/2026, 17:00