TULIPANI DI SETA NERA 19 - "To Be”: il riscatto
delle donne vittime di tratta
“
To Be” è un documentario di
Irene Felici ed
Egle Pappalardo, prodotto da Alpha Charlie Production e in concorso al festival di cinema sociale
Tulipani di Seta Nera.
Segue la storia di tre donne e madri originarie della Nigeria: Princess, Glory e Patience. Le loro storie sono difficili, ma necessarie. Finite nella rete della tratta di esseri umani e costrette a fare e subire cose indicibili, cercano oggi il loro riscatto nel mondo e una vita normale, dignitosa, lontana dal dolore. È un racconto di coraggio, di seconde possibilità.
Grazie all’associazione On the Road e alla Onlus PIAM (Progetto Integrazione Accoglienza Migranti), in cui sono inserite e che fornisce loro aiuto e supporto, provano a ritrovare la serenità, per sé stesse e per i propri figli e figlie.
Il documentario è estremamente commovente. Affronta un tema di cui si parla poco, soprattutto dato che il fenomeno della tratta di donne nigeriane è una delle forme di sfruttamento più diffuse in Europa. E lo fa raccontando la quotidianità di queste donne, tra il lavoro, le lezioni di italiano, l’accudimento dei loro bambini e bambine. Ma racconta anche il loro rapporto con la popolazione locale: al mercato, al bar, in agenzia immobiliare.
Il lavoro è caratterizzato da un realismo crudo: non romanticizza e non abbellisce la realtà. La condizione di queste donne è dura, difficile, costellata di ostacoli. Preoccupate per il futuro, soprattutto per il momento in cui usciranno dai programmi di supporto, affrontano anche la difficile ricerca di una casa — un tema che il film esplora in modo specifico.
La loro fragilità e tenerezza, unite a una straordinaria forza e determinazione, attraversano lo schermo e chi osserva non può che esserne avvolto.
Il titolo è evocativo: “
To Be”, dall’inglese: “essere”, “esistere”. Questo film restituisce loro voce, corpo e dignità, raccontando al mondo le loro storie con grande genuinità.
Dal punto di vista tecnico, il documentario non è privo di imperfezioni. In particolare, le inquadrature risultano a tratti tagliate o disordinate, mentre in altri momenti si soffermano a lungo su un unico soggetto. Potrebbe trattarsi di una scelta stilistica, volta a riflettere la frammentarietà delle loro esistenze e le lunghe attese vissute, ma resta un elemento che non convince pienamente.
Anche le tre protagoniste non vengono mai presentate in modo chiaro, le loro storie si intrecciano continuamente e si può fare un po’ di fatica nel seguire il filo narrativo delle singole vite.
Queste mancanze tecniche, però, si possono forse perdonare alla luce dell’importanza del tema e delle storie raccontate. Il film accende i riflettori su un fenomeno spesso ignorato, gestito dalla criminalità organizzata, che inganna queste donne promettendo loro un futuro migliore in Europa, per poi ricattarle e intrappolarle in un sistema di debiti e sfruttamento, costringendole alla prostituzione.
Uscirne da sole è estremamente difficile, se non impossibile. Per questo, il documentario ha anche il merito di mostrare il lavoro concreto e coordinato di diverse realtà impegnate nel supporto e nella tutela di queste donne.
Princess, Glory e Patience restano nel cuore di chi guarda questo lavoro.
16/04/2026, 10:04
Marta Bello