Note di regia della serie di "La Buona Stella"
Quello che considero importante del mio lavoro è raccontare principalmente il movimento emotivo dei personaggi, andare dentro ogni loro sfaccettatura, vederli e sentirli. In questa ricerca l'attore si ritrova a scavare dentro di sé per fare emergere quella verità che serve al racconto. Le scene così acquistano spessore e profondità, meritando la fiducia dello spettatore che entra immediatamente in empatia con i personaggi.
In questa serie, il viaggio non è solo geografico - da Roma alla Calabria - ma è una discesa dentro i drammi della vita. Ogni scena deve avere il sapore della realtà, mi piace sapere che lo spettatore possa sentirsi vicino al respiro affannoso di Simone durante una crisi e al silenzio nostalgico di Stella mentre guarda le foto di suo figlio, che possa compartecipare alle preoccupazioni e alle ingenuità di Alessia, giovane madre, che si scopre a tratti impreparata a crescere una figlia da sola, fino a osservare con sguardo tenero e sospeso la rabbia di Valerio che non riesce ad accettare la morte di suo fratello.
Solo scavando dentro il buio dei personaggi, le sequenze quindi acquistano quello spessore che trasforma un semplice crime in un’esperienza empatica e totale. Chi osserva non deve solo guardare, deve restare impigliato nel destino dei personaggi, vivendo ogni loro piccola gioia come un miracolo e ogni caduta come uno schianto personale.
Cosa succede quando il destino decide che sei il suo bersaglio preferito? Questa è la domanda che anche io mi sono posto durante le riprese della serie.
Per me, girare “
La Buona Stella” ha significato esplorare il momento esatto in cui la disperazione diventa coraggio. Ho scelto di assecondare la verità di ogni personaggio con inquadrature mai troppo strette per non soffocarli ma permettendogli di esprimersi anche nella loro fisicità.
Stella e Simone sono su due binari, ma destinati a scontrarsi. Stella è una donna distrutta dal suo senso di colpa e il suo obiettivo è riportare alla luce la verità. Diventa così non un’eroina imbattibile, ma una donna che trema, inciampa e cade, ma non indietreggia.
E la malattia di Simone non vuole essere un espediente melodrammatico, ma con inquadrature instabili, sdoppiate e suoni ovattati ho voluto far sentire allo spettatore la sua fragilità fisica. Quando ruba quella borsa, non è un ladro: è un uomo che cerca di pareggiare i conti con il destino.
Il peluche pieno di soldi è l’immagine che mi ha perseguitato fin dalla prima lettura.
È la sintesi perfetta della serie: l’innocenza (la figlia Giada) contaminata dal male (i soldi sporchi). Ezio e Bruno, i poliziotti corrotti, quasi come fossero figure mitologiche, presenze inarrestabili e sgradevoli che rompono l'intimità ritrovata di questa famiglia in fuga.
Il mio obiettivo non è solo raccontare la sfida, ma se alla fine della corsa, sotto il cielo della Calabria, Stella e Simone riusciranno a guardare di nuovo in alto senza aver paura di ciò che le stelle hanno in serbo per loro. Sarà un viaggio rotto dagli imprevisti e per questo profondamente umano, e il camper diventa così quel personaggio che rappresenta l’instabilità di un domicilio nella ricerca della salvezza.
Luca Brignone