TATTI, PAESE DI SOGNATORI - Il fascino di un borgo
toscano autentico, tutto da (ri)scoprire
Poche decine di abitanti, antiche case in pietra arroccate sulla collina, nel dedalo di vicoli e scalette del centro abitato che sorge nel verde delle colline toscane. Tutto il fascino di un paesaggio che ha incantato il mondo, l’autenticità degli abitanti che non hanno abbandonato il territorio e vivono ancora lì, nonostante il progressivo spopolamento, la campagna rimasta selvaggia e vitale, la cura degli animali, il buon vino, il cibo della tradizione: ci sono tutti gli ingredienti che portano ad amare e desiderare un piccolo e incontaminato centro abitato. Proprio quelli che hanno fatto innamorare il regista svizzero, da qualche tempo residente in Toscana,
Ruedi Gerber, che firma il documentario “
Tatti, Paese di Sognatori”. Il film, dedicato a Tatti, paese collinare della Maremma Toscana, in provincia di Grosseto, presentato in anteprima lo scorso novembre al Festival dei Popoli, in uscita nelle sale il 9 aprile 2026, racconta con delicatezza il piccolo borgo incantato. Un documentario che nasce dal cuore, per dare voce ad una comunità, quella di Tatti, che il regista ha scelto come luogo d’elezione, per vivere una vita a misura d’uomo, respirare insieme alla natura, venire a contatto con la ricchezza di un patrimonio da molti sognato.
La telecamera di Gerber entra in punta di piedi nelle antiche case del borgo di Tatti mentre si fa da mangiare, si parla, si festeggia una ricorrenza. Ci sono gli anziani; le persone che lavorano duramente e portano avanti aziende di famiglia, l’agricoltura, l’allevamento degli animali; ci sono i giovani, in molti solo di passaggio, tornati per andare a trovare le famiglie; altri invece legati al territorio, che lì ancora lavorano e vivono. Ci sono il bar del paese e le feste danzanti, in una comunità che resiste, nonostante tutto e che oggi sembra attrarre nuovi residenti stranieri, piuttosto che italiani: sia quelli in cerca di scelta di vita “alternativa”, sia quelli che invece hanno trovato in Tatti nuove opportunità di lavoro, un luogo dove mettere radici e integrarsi. Il film, con il suo ritmo lento, cadenzato dal ritmo della natura, i dialoghi spontanei con gli abitanti di Tatti, riesce in pieno nel suo intento di raccontare, senza falsità, un paese autentico, non per far sì che vi arrivino le orde di turisti a rovinarlo, ma per dire al mondo che lì si trova un tesoro, da tutelare, da amare. Un posto dimenticato dai più, che rappresenta uno scrigno di valori e bellezza da conservare e tutelare con cura. Un plauso al regista
Ruedi Gerber è d’obbligo, per la sua capacità di portare per mano gli spettatori a prendersi una pausa della frenesia collettiva delle città e andare a conoscere un luogo che conserva radici profonde su come si viveva un tempo, in armonia con sé stessi e con l’ambiente.
08/04/2026, 07:50
Elisabetta Vagaggini