FAR EAST FILM FESTIVAL 28 - 76 film, 8 prime mondiali e 2 Gelsi d'Oro
Primavera 1998. Quando il CEC - Centro Espressioni Cinematografiche di Udine abbandonò le monografie italiane per scommettere su una monografia asiatica, Hong Kong Film, non tutti capirono la stranezza di quell’esperimento. Anzi: di quel salto acrobatico. Come andò? Andò bene. Così bene che Hong Kong Film, nell’arco di dodici mesi, cambiò nome, allargò la mappa e saltò ancora più in alto.
La lunga storia del
Far East Film Festival è una lunga storia di salti acrobatici, sì, ma è anche una lunga storia di battaglie, di sogni, di trasferte. Decine e decine di trasferte in Oriente che adesso portano avanti una rocciosa linea di continuità, un dialogo felice e ininterrotto, ma che nel passaggio tra i due millenni sembravano quasi parlare di Davide e Golia: la minuscola Udine, timida eppure sfrontata, alla scoperta delle megalopoli asiatiche! I primi passi. I primissimi passi. E già, forte, la consapevolezza che il “lontano Est” non fosse solo un infinito altrove (culturale, sociale, geografico, politico). No. L’Estremo Oriente era una moltitudine di anime. E il FEFF, attraverso il grande schermo, sentiva il bisogno di raccontarle…
Proprio su quest’idea si è concentrato il Far East Film Festival 28, commissionando la nuova immagine al pluripremiato illustratore americano Andy Rementer (assistito dall’art director Margherita Urbani). Un’immagine che oppone il desiderio di “stare assieme”, di condividere totalmente un’esperienza, alle disgregazioni di cui si è ammalato il mondo. Ed ecco rappresentata, nell’opera di Rementer e nella sigla che il motion designer Ernesto Zanotti ne ha tratto, una galleria giocosa e luminosa di facce e, quindi, di storie, di radici, di vite diverse. Le facce dei fareastiani alternate (perché no?) alle facce che abbiamo visto e vedremo nei film del festival. Un simbolo, non retorico, di pluralità e di unione sotto il segno del cinema.
76 titoli, 52 in concorso e 24 fuori concorso, provenienti da 12 nazioni. Più esattamente, 8 world premiere, 18 anteprime internazionali, 22 anteprime europee e 20 anteprime italiane (il film di chiusura verrà annunciato l’8 aprile). Una massiccia selezione di cinema popolare, ovviamente non priva di parentesi d’autore e di omaggi al passato, per osservare da vicino l’Asia e le sue necessità narrative. Guardiamo negli occhi, dunque, la settima arte d’Oriente.
Guardiamo negli occhi i suoi eroi, due dei quali voleranno fino a Udine per essere incoronati con il Golden Mulberry for Outstanding Achievement: la diva cinese Fan Bingbing, cara al FEFF dal 2004 (ricordate Cell Phone di Feng Xiaogang?), e il divo giapponese Yakusho Koji, protagonista del magnifico Perfect Days di Wim Wenders, volto-simbolo del 2023 (miglior attore a Cannes) e degli ultimi 40 anni di cinema del Sol Levante. Un momento epocale che, in collaborazione con l’Istituto Giapponese di Cultura in Roma / The Japan Foundation, vedrà il «Tom Hanks nipponico» protagonista di un imperdibile tributo: la monografia Yakusho Koji - Perfect Roles (The Blood of Wolves, The Woodsman and the Rain, The Eel, Perfect Days, Tampopo, Under The Open Sky, 13 Assassins e Cure), prima a Udine (7 film) e poi a Roma (5 film).
Attesissimo dal 24 aprile al 2 maggio al Teatro Nuovo “Giovanni da Udine” e al Visionario, il FEFF 28 offrirà una full immersion lunga 9 giorni (proiezioni dalla mattina alla sera, talk, rassegna stampa live quotidiana, dive e divi che sfilano sul red carpet, senza ovviamente dimenticare gli itinerari industry di Focus Asia, gli itinerari giornalistici di Bambù, con Giulia Pompili del Foglio e Francesco Radicioni di Radio Radicale, gli itinerari didattici del FEFF Campus) e trasformerà il cuore della città in una coloratissima Asian Zone (sono oltre 100 i Far East Film Events in programma).
I giochi si apriranno venerdì 24 aprile con We Are All Strangers di Anthony Chen, vecchio amico del festival: un potente dramma familiare che ci porta a Singapore, una delle quattro tigri asiatiche assieme alla Corea del Sud, a Taiwan e a Hong Kong. Un’autentica città del futuro dove le architetture di domani convivono con gli edifici coloniali di ieri, con i templi induisti e buddisti, con le moschee, facendo da scenografia estetica e morale alla storia di due coppie (la splendida protagonista, Yeo Yann Yann, salirà sul palco del “Giovanni da Udine” per presentare il film). Altri due titoli, e non era ancora mai successo durante la stessa edizione, terranno alto il nome di Singapore nella line-up: i bellissimi Ah Girl di Geck Priscilla Ang e The Old Man and his Car di Michael Kam. A chiudere i giochi, sabato 2 maggio, un film a sorpresa e, prima della proclamazione degli Audience Awards, il vietnamita Blood Moon Rite 8, remake del leggendario cult fareastiano One Cut of the Dead! Proprio il Vietnam, con Singapore, rappresenta il colpo di scena del 2026. Via via che la supervisione statale si è allentata, infatti, il numero dei cinema è letteralmente esploso (da 90 a oltre 1000!) e così il box office, portando Hanoi e dintorni ai vertici dell’industria mondiale. Un nuovo big player è pronto a fare la differenza e Udine è pronta a documentarne il valore e la creatività! Quattro i film che brilleranno nel programma, spaziando liberamente tra i generi: Ky Nam Inn, dramma storico in perfetto stile Wong Kar Wai, il super action Hijacked, l’imperdibile Tunnels, che rovescia il punto di vista sulla guerra con gli USA, e Blood Moon Rite 8.
Discorso a parte, infine, merita Kokuho - Il maestro di kabuki, diretto da Lee Sang-il (di cui rivedremo Hula Girls a vent’anni dalla prima udinese!) e tratto dal monumentale romanzo omonimo di Yoshida Shuichi. Emotivamente infuocato e visivamente sontuoso, il campione d’incassi assoluto del cinema giapponese approderà al Far East Film Festival 28, accompagnato dal regista, e immediatamente dopo, dal 30 aprile, nei cinema italiani (sotto il segno della Tucker Film). La critica internazionale non ha lesinato sull’entusiasmo («Una vera gioia per gli occhi», «Un’opera semplicemente magnifica», «Un’epopea incredibile»). E Lee Sang-il, del resto, non ha lesinato sulla grandiosità stilistica e narrativa, firmando una storia dove convivono l’arte, l’ambizione, l’amicizia e l’amore. Una storia lunga 50 anni che ha l’incedere epico e maestoso di Addio mia concubina e dell’Ultimo imperatore…
Come il Giappone, che tra l’altro vedrà tornare al FEFF la celebrity Megumi con la sua Japan Night e con la prima mondiale del dramma femminile Fujiko, anche la Corea del Sud gioca la carta del filmfenomeno: dopo un 2025 decisamente grigio per l’industria cinematografica, il 2026 ha infatti già assistito al boom di The King’s Warden di Jang Hang-jun. Un poderoso kolossal in costume che ruota attorno a un giovane re detronizzato (il protagonista, Yoo Hae-jin, approderà a Udine) e che ha già calamitato al cinema oltre 15 milioni di spettatori! La nebbia si sta diradando, insomma, e un altro titolo forte lo può testimoniare senza fatica: The Seoul Guardians. Un prezioso reportage d’alta scuola per una delle pagine più folli della storia coreana recente: la dichiarazione della legge marziale il 3 dicembre 2024! The Seoul Guardians è anche il primo documentario ad accedere alla sezione competitiva del festival e gli terrà buona compagnia il primo tris di animazione ammesso al concorso: Another World, da Hong Kong, A Mighty Adventure, da Hong Kong/Taiwan e, dal Giappone, The Last Blossom. Segnali di ripresa non mancano neppure ai botteghini di Hong Hong, “capitale del cuore” del popolo fareastiano. I titoli commerciali si difendono ancora bene (pensiamo all’ottimo Night King di Jack NG), ma il cinema di genere si sta aprendo passo dopo passo a una visione “arthouse”. Intima, indipendente. Attenta alle urgenze della società e alle trasformazioni dell’ex colonia britannica. Un’attitudine che accomuna tanto le nuove leve quanto i veterani.
Abbiamo appena parlato di “prime volte”, quindi concludiamo l’overview citando Vertical Stories: il programma che analizza i micro-drama, ultima rivoluzione dell’ecosistema audiovisivo globale (brevissimi frammenti narrativi pensati per essere visti verticalmente sugli smartphone). Le Vertical Stories stanno ridefinendo il modo in cui le storie vengono prodotte, diffuse e fruite, motivo per cui il festival le analizzerà sia come forma creativa che come sistema industriale. La sezione è curata dal consulente storico del FEFF Roger Garcia. Se, come sempre, sarà il pubblico e solo il pubblico a stabilire i tre film che saliranno sul podio del Far East Film Festival 28 per gli Audience Awards (il Gelso d’Oro, il Gelso d’Argento, il Gelso di Cristallo), spetterà invece a due giurie specializzate il compito di assegnare il Gelso Bianco per la migliore opera prima (12 i titoli in concorso) e il Gelso per la migliore sceneggiatura: si tratta, rispettivamente, di Mabel Cheung (regista di Hong Kong), Jeffrey Chan (produttore e distributore hongkonghese di base a Taiwan) e Michael Werner (produttore e consulente di base a Hong Kong) e dei giurati del Premio internazionale alla miglior sceneggiatura “Sergio Amidei” di Gorizia.
02/04/2026, 16:36