Note ri regia di "A Tu Lado"
Ho iniziato a praticare la boxe relativamente tardi, all'età di 30 anni, ma mi sono subito appassionato a questo sport, che è un'arte, una danza, una filosofia. Amando sopra ogni altra cosa la boxe e il cinema, mi sono reso conto che entrambi richiedono coraggio e l'accettazione di affrontare fisicamente il mondo. Attraverso il giornalista Ruggero Tantulli, ho conosciuto Samuel Fabbri, un italiano che si è lasciato alle spalle il proprio passato, si è trasferito a Cuba e ha aperto una palestra di boxe nel centro dell'Avana, non per motivi sportivi, ma sociali. Un pioniere? Un idealista? Di sicuro per dare forma alla propria utopia ha accettato il rischio di fallire, e in questo modo è riuscito a costruire qualcosa di potente, una comunità che ogni giorno accompagna i giovani pugili attraverso vittorie e sconfitte, dentro e fuori dal ring. Accanto a Samuel, Haiffer e Adrialis sono diventati naturalmente i nostri protagonisti: due temperamenti opposti, ma con gli stessi silenzi e sguardi profondi. Mentre Fabbri continua strenuamente a dare forma alla sua visione, i “suoi “ pugili devono trovare la propria strada: la storia, la passione e il sacrificio dei padri saranno sufficienti a tenerli legati alle loro radici o inseguiranno altri sogni che sembrano lì vicino, appena oltre il mare?
Con i ragazzi, abbiamo lavorato sulla qualità del tempo trascorso insieme, costruendo un laboratorio di autonarrazione preparatorio al film, che li ha accompagnati in un’esperienza unica a livello estetico, empatico, intellettuale e sociale. In questo modo, abbiamo trovato ritmo e prospettive che facessero emergere nel documentario qualcosa di più complesso della semplice osservazione del reale e tantomeno la sua messa in scena. La piccola troupe al mio fianco - il pluripremiato DOP Lorenzo Casadio (Gli oceani sono i veri continenti, 2023) e il tecnico del suono Borja Barrera Allué, entrambi diplomati all'EICTV di Cuba - si muoveva all'unisono nello spazio, come un unico corpo. Tutto il team ha attraversato le stesse mancanze, le stesse assenze, gli stessi imprevisti dei nostri protagonisti, rimanendo in ascolto di quanto è accaduto attorno a noi negli anni di sviluppo e produzione del film, per restituire una comunità e un contesto quanto più autentici possibile, dove la boxe è metafora, una disciplina, ma soprattutto una visione della vita, una lente attraverso cui osservare il mondo, e in particolare l’utopia resistente della nazione cubana.
Cristiano Regina30/03/2026, 17:18