Note di regia di "Caprilegio"
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Caprilegio" è il viaggio che Margherita Laterza ha intrapreso nell’arco di dieci anni attraverso le memorie personali e collettive della sua isola: Capri. La scomparsa della nonna, Carmelina, dà avvio a una lunga ricerca nella propria genealogia, fatta di interviste, indagini d’archivio e scoperte inattese, sia interne sia esterne alla famiglia. Con il tempo, il documentario si è arricchito grazie alla collaborazione con Rosa Maietta, co-regista e montatrice, portatrice di uno sguardo più distaccato sulla storia.
Questa co-regia non è una semplice divisione di ruoli, ma un dialogo continuo: tra esperienza vissuta e distanza, immersione e montaggio, tra ciò che affiora dalla memoria e ciò che il cinema riesce a far emergere. Per Laterza, il film è un viaggio in un mondo passato che pulsa dentro di lei, che chiama e chiede di essere ascoltato, non come semplice ricordo, ma come memoria viva per comprendere il mondo, per sé e per gli altri. Laterza permette a Maietta di entrare nei labirinti di un passato familiare profondamente sepolto, per costruire una struttura che consenta allo sguardo interno di respirare e di parlare anche a chi non appartiene a quella storia, traducendo il personale in un linguaggio capace di farsi collettivo.
È un percorso in cui si decide cosa appartiene al sentimento, cosa alla Storia, cosa al mistero; cosa lasciare sospeso, cosa illuminare e cosa mantenere nell’ombra.
Visivamente, il film attraversa territori ampi e contaminati, che nutrono una narrazione capace di richiamare la struttura psicologica complessa e il funzionamento stesso della
memoria:
• Nuove riprese: immagini girate ex novo in cui Capri si rivela attraverso chiaroscuri e dettagli nascosti: la casa di famiglia, dove ogni angolo parla; dipinti in cui la natura
è sublime ma al tempo stesso così potente da risultare inquietante; gli abissi delle grotte e il vertiginoso taglio delle rocce, una Capri lontana dall’immaginario turistico. In queste sequenze seguiamo le esplorazioni e il flusso emotivo di Margherita, e le immagini spesso
riflettono il suo paesaggio interiore man mano che le scoperte emergono.
• Archivio familiare: filmati in pellicola, fotografie e documenti che testimoniano la storia di Margarete Bielschovsky e della famiglia Di Stefano.
• Interviste: dialoghi con i familiari di Margherita e con abitanti dell’isola, sia noti che meno conosciuti, che contribuiscono a costruire un mosaico collettivo di memorie, testimonianze e riflessioni su Capri, le sue contraddizioni e il suo fascino nascosto. Le interviste sono pensate per far emergere il carattere dei protagonisti, spesso attraverso l’uso di lenti anamorfiche che ne accentuano la presenza surreale nel tempo sospeso di Capri.
• Sequenze oniriche e simboliche: momenti che visualizzano ciò che la memoria non riesce a esprimere, rendendo visibile l’invisibile, come nel caso della sirena, presenza enigmatica che accompagna il racconto senza mai mostrarsi del tutto.
• Animazione: sequenze che restituiscono l’immaginario di Margherita Laterza fin dall’infanzia, nutrito dai racconti dell’isola raccolti nel tempo dalla nonna e dai numerosi intervistati. Questo linguaggio è dedicato in particolare a raccontare il mondo colorato di Capri tra le due guerre, popolato da figure bizzarre ed eccentriche.
• Musica: il progetto integra organicamente la musica di Margherita Laterza attraverso il concept album Caprilegio, che funge da colonna sonora e ha influenzato e dialogato con il processo di montaggio. I suoni e le atmosfere dell’album accompagnano le immagini, amplificando il legame emotivo con la narrazione e rafforzando ritmo, intensità e dimensione onirica del film. La musica diventa così un ulteriore strumento di esplorazione della memoria, del mito e dell’isola stessa.
Raccontare la storia di Margarete e Carmelina significa raccontare una memoria familiare che incontra la Storia: l’ombra del nazismo, l’antisemitismo, la persecuzione e la Shoah, l’esilio, la ricostruzione e la ricerca di una nuova appartenenza. Ma significa anche interrogarsi su come le donne, attraverso le generazioni, si trasmettano forza, cultura e ribellione, rivelandosi e salvandosi a vicenda. In questo flusso continuo, il film cerca di far emergere la Capri nascosta. un’isola che non è solo splendore abbagliante, ma anche contraddizione, ferita e rifugio di molte sofferenze.
La sirena, presente ma mai completamente visibile, diventa il simbolo di questa duplicità: la memoria che chiama e sfugge, che si lascia intuire ma non catturare. È anche il simbolo di una femminilità libera e non convenzionale, refrattaria alle categorizzazioni, come quella che Margarete trasmette alle donne dopo di lei e che vibra nella musica di Margherita Laterza. Per entrambe le registe, "
Caprilegio" è un atto di esplorazione e restituzione: un film nato da una storia privata, ma pensato per parlare di ciò che resta, di ciò che resiste e di ciò che si trasforma quando si sceglie davvero di ascoltare un’eredità.