Note di regia di "Finale:Allegro"
Quando ho letto "
L’età ridicola" di Margherita Giacobino ho avuto subito la sensazione che quella storia mi riguardasse da vicino. Mi ha colpito il modo in cui raccontava l’amore tra due donne anziane intrecciandolo al tema della fine, con una delicatezza e una verità rare. Da lì è nato
Finale:Allegro", un film che attraversa l’amore, la perdita, la memoria e il corpo, tenendo lo sguardo aperto sulla libertà e sulla vulnerabilità.
Ho scelto la camera a mano: Sentivo il bisogno di restare a contatto con la materia delle cose. Credo che con l’età non ci si allontani dalle emozioni, ma ci si esponga a esse in modo diverso. La fragilità che ne deriva, per me, non è una debolezza ma una forma silenziosa di forza.
La musica attraversa tutto il film. Sono partita dalle sonate di Hyacinthe Jadin, compositore settecentesco fulmineo, la cui scrittura anticipa una sensibilità già romantica. Il Finale:Allegro della sua Sonata n. 2 dialoga con le canzoni di Gianmaria Testa, con l’interpretazione di Futura di Frida Bollani Magoni e, infine, con Le Large di Françoise Hardy, una canzone di congedo che accompagna la chiusura del film con grazia e apertura.
Per "
Finale:Allegro" cercavo interpreti che portassero sullo schermo non solo il mestiere, ma la vita. In Barbara Bouchet ho trovato un’attrice di grande sensibilità e coraggio, capace di mettersi in gioco con autenticità. Accanto a lei, Anna Bonasso e Luigi Diberti portano nel film una memoria viva, fatta di ideali, contraddizioni e storia personale.
Ho voluto infine aprire il racconto a uno sguardo giovane: Nutsa Khubulava e Luca Chikovani hanno portato freschezza e una verità fragile e intensa, capace di creare un dialogo tra generazioni e culture.
"
Finale:Allegro" nasce dal desiderio di immaginare un incontro possibile tra passato e futuro, e di affidare alla trasformazione — individuale e collettiva — una forma concreta di speranza.
Emanuela Piovano