RU-MORE 2026 - A Roma il cinema del futuro
Dal digitale al reale, in un viaggio in più di 70 titoli tra corti, animazioni, documentari, opere di realtà virtuale e sceneggiature di domani, da oltre 30 Paesi di tutto il mondo, che si incontrano a Roma nel quartiere di San Lorenzo nella nuova edizione di “
Ru-mòre - Cinema and Audiovisual Experimentation Festival”, dedicato al cinema contemporaneo, alle sperimentazioni audiovisive e all’industria cinematografica. Film, concorsi e installazioni artistiche dal 14 al 18 aprile al cinema Tibur, al Mercato di San Lorenzo e presso lo spazio Lembi, coloreranno il quartiere che diventa piazza di incontro internazionale con ospiti, registi e addetti ai lavori in un festival diffuso.
Si prepara ad esordire l’ottava edizione, la prima con la rinnovata organizzazione di 8 Production e la nuova direzione artistica di Laura Catalano e Giorgio Calogero, e Silvio Giannini in veste di direttore esecutivo, con la rassegna che prosegue il percorso avviato dal Varco Film Festival, fondato da Andrea Gatopoulos. Il festival si svolge con il patrocinio del Municipio II del Comune di Roma, e grazie al supporto di Trans Audio Video, Canon, Pigrade.
Alla ricerca dei nuovi linguaggi e dei nuovi orizzonti del cinema con una chiamata alle arti a cui hanno risposto da cinque continenti: dall’Europa naturalmente (fin dall’Islanda, che partecipa con la sua prima opera mai realizzata in realtà virtuale), dalle Americhe (oltre gli States e il Canada, da Haiti e Cuba, Messico e Cile), dall’Asia (dal Giappone alla CIna, dalla Corea alle Filippine e Malesia), dall’Australia e dall’Iran fino al Marocco, e ancora dal Qatar, Arabia Saudita e Bangladesh. Un incrocio di culture e approcci, dal locale al globale, per ragionare e scoprire insieme nuove tecnologie e visioni da applicare al presente, interessi e ispirazioni comuni per un mondo in continuo cambiamento. Con la voglia di costruire una comunità attiva e inclusiva, in una zona strategica di Roma, underground, universitaria e attenta alle molteplicità culturali.
«Ru-mòre nasce come un festival corale, costruito insieme a registi, artisti, professionisti del cinema, con gli enti e le realtà del territorio, con l’idea di fare rete e generare comunità. - dichiarano Laura Catalano, Giorgio Calogero e Silvio Giannini della direzione artistica e organizzativa - Cinque giornate, in un festival diffuso che abita il quartiere e ne valorizza gli spazi. Con oltre 30 Paesi coinvolti, ci teniamo a mantenere una vocazione profondamente internazionale, come per esperienza e necessità lo è la nostra generazione, aperta ai nuovi linguaggi e alle visioni del cinema che verrà. Vogliamo che questa sia una piazza condivisa, dove il futuro dell’audiovisivo si sperimenta insieme».
Con una novità: sarà l’occasione per conoscere da vicino la realtà virtuale, le nuove frontiere digitali del linguaggio moderno, che arriva anche nel cinema - così come si muove velocemente nelle nostre giornate, tra i prodotti AI di finzione o approfondimento dell’attualità. Presso lo spazio artistico Lembi, il festival diventa una vetrina privilegiata sul tema, infatti, con la sezione Concorso VR - con 5 titoli in gara - e Showcase XR, con progetti immersivi a 360° da poter vivere liberamente. Tra le opere in concorso che permettono di approfondire in prima persona questioni urgenti - dal dramma vissuto ogni giorno dai richiedenti asilo allo sfruttamento lavorativo lontano dagli occhi occidentali, fin dentro pensieri esistenziali ed esperienze puramente estetiche - la rassegna propone anche delle pillole di realtà estesa, apprezzate in tutta Europa. Tra i fuori concorso, notevole in questo è la partecipazione del celebre duo cinematografico francese Caroline Poggi e Jonathan Vinel, che presenta un ritratto urgente della condizione della gioventù oggi in crisi (“The Exploding Girl”), dopo la partecipazione negli ultimi anni alla Berlinale e a Cannes, o la simulazione che porta in scena “Anamnesis” di Petr Salaba dove lo spettatore deve fare i conti con un chatbot “sofferente”, provando ad approcciarsi all’IA con empatia, fino a “Mirage” di Naima Karim, presentata all’ultima Biennale di Venezia, esperienza interattiva dove si tocca con mano la fragilità di una ragazza che combatte la depressione e l’ansia.
Un festival diffuso, appunto, tra le vie e le piazze romane: il Cinema Tibur sarà invece la casa del concorso dei cortometraggi, una selezione che quest’anno presenta temi capaci di dialogare con i bisogni quotidiani, per trovare un filo rosso di sensibilità condivise intorno al mondo: come le relazioni familiari, la ricerca di una propria identità, la crescita nella fuoriuscita (o fuga) dall’infanzia e adolescenza, la cura dell’ambiente che ci circonda, tematiche che costruiscono giorno per giorno le nuove generazioni. Tanti i lavori da scoprire, con autori da ritrovare o firme che si affacciano per la prima volta sullo schermo, tra tutti la curiosità di vedere da vicino il lavoro candidato all’Oscar al miglior cortometraggio d'animazione 2026, “Papillon” della celebre animatrice francese Florence Miailhe.
Il festival sarà presente anche all'interno del Mercato di San Lorenzo: oltre ad essere attivo l’infopoint (dal 10 aprile), sarà la sede dell’installazione site specific a cura di Eloise Fornieles - in collaborazione la British School at Rome - dal titolo “Anzi Parla”, curata all'interno del Programma LOUD della rassegna, realizzata con il sostegno del MiC e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea”. Ispirata alla celebre frase di Carla Lonzi del 1978 («Taci, anzi parla»), l’opera riunisce scultura, suono, installazione e pittura, e riflette su cosa significhi, nel momento storico attuale, essere visti e ascoltati, essere rappresentati: protagonista è la voce negli atti di protesta, come i simboli delle “statue parlanti” di Roma (utilizzate dai cittadini per diffondere espressioni anonime di dissenso) e dei graffiti romani dall'epoca classica ai giorni nostri. Un'installazione composta da monitor video su piedistalli reinterpreta le “statue parlanti” come avatar attraverso i quali vengono trasmesse le voci anonime di attivisti, giornalisti, avvocati ed educatori.
Non solo film: la rassegna presenta lungo i 5 giorni di festival numerosi cicli di incontri e masterclass dove il pubblico può dialogare con esperti e addetti al settore. Da indagare i settori dell’animazione e delle nuove prospettive del documentario, tra finzione e racconto. San Lorenzo diventerà anche luogo di incontro per produttori, distributori e registi (con un focus sulla cinematografia greca) per la sezione Industry. Sarà presto annunciato tutto il cartellone degli eventi speciali.
I CORTI IN CONCORSO
Saranno 40 le opere in totale selezionate per il Concorso di cortometraggi, 10 per ogni sezione: concorso nazionale, internazionale, documentari e d’animazione. A giudicare e premiare i migliori titoli sarà la Giuria presieduta dalla Adele Tulli, regista (dell’ultimo “Real”) e ricercatrice che si cimenta con forme documentarie innovative (le sue opere sono state esposte, tra gli altri, alla Berlinale, al Lincoln Center di New York, al Museo MAXXI di Roma e all'ICA di Londra) e composta dall'attore Giuseppe De Domenico (interprete della serie TV “ZeroZeroZero” e del film “Vermiglio”), l’animatore e illustratore Nespy 5euro, autore di corti e videoclip (l’ultimo con Flea dei Red Hot Chili Peppers e Thom Yorke dei Radiohead, “Traffic Lights”), le produttrici Carla Vulpiani, selezionatrice per la Biennale di Venezia ed esperta di corti e animazione, e Giulia Campagna, attiva in ZaLab Film dal 2019. Da martedì 14 a venerdì 17, ogni giorno due appuntamenti per vedere i corti in sala al cinema Tibur - con selezioni dei titoli dalle 18 alle 20 e dalle 21 alle 23 (e repliche nei giorni seguenti), tra proiezioni e Q&A con autori e autrici.
CONCORSO NAZIONALE
Storie di relazioni familiari, dalla crescita personale alla scoperta della maturità, domande e risposte che la società attuale impone: sono 10 le opere di finzione in programma nel Concorso nazionale. A cominciare dall’anteprima italiana “Agáta” di Benedetta Fiore, ritratto di una ragazza introversa di 16 anni nel giorno della festa di primavera, mentre cerca di dimostrare il proprio valore nella sua chiusa comunità rurale nella Repubblica Ceca; in “Bratiska” di Gregorio Mattiocco protagonisti sono Hlib, un ragazzo ucraino rifugiato in Italia, e il suo fratellino Vlad, che vivono in una condizione economica precaria, senza alcun interesse a integrarsi nella società; si passa alla distopia di “Cacciatori d’Uranio” di Davide Palella, racconto sci-fi sulla Terra nell’anno 2960 d.C, quando un gruppo di esploratori fa ritorno sul pianeta azzurro in cerca del prezioso metallo. Di alienazione e sorpresa si occupa Giacomo Tazzini in “Dead Time”, cornice dell’estate italiana tra sole, caldo, sudore e noia, in una giornata come tante, per gli abitanti di una piccola località di provincia, come per Luca, ragazzo sui vent’anni; Paolo Baiguera presenta poi “El putì pèrs”, storia che intreccia verità e racconto, e rimandi alla favola di Pinocchio ma capovolta, nella vicenda di Claudio nei boschi bresciani della Fobbia, sperando di ritrovare il figlio lì scomparso; “Emy Nails” di Camilla Carè trasporta in centro estetico di Roma Est, tra chi si fa mettere i glitter sulle unghie e chi se li respira, tra i due lati del tavolo e due lingue. Ancora, una storia di abuso squarcia “Family Feast” di Nadir Taji, in una serena famiglia marocchina, che dovrà reagire al fatto, tra le necessità di preservare la famiglia o affrontare la scomoda situazione; in “La Moto” di Matteo Giampetruzzi, tra le montagne del sud Italia, il giovane e timido Luca è attratto da Valerio, un ragazzo più grande, spavaldo e appassionato di motociclette. Infine, crescita e finzione si uniscono di “Let’s Pretend” di Diego Fossati: quando i grandi non ci sono, i bambini giocano e recitano un copione che, per mimesi, mettono in scena, ed è il mondo che li sta crescendo, un mondo spaventoso; mentre in “Petrolia” Giulia Mancassola porta nella campagna albanese, in un paesaggio cristallizzato nel tempo e segnato dall’industria petrolifera, si intrecciano le vite di un gruppo di adolescenti sospesi tra infanzia e futuri incerti.
CONCORSO INTERNAZIONALE
Nei 10 titoli in gara per il Concorso internazionale cortometraggi si inseguono invece storie di migrazione ed emarginazione sociale, di conflitto e fuga dalla famiglia, fino a drammi che toccano temi attuali, dal cambiamento climatico alle identità queer. In “The Spectacle” Bálint Kenyeres (già a Cannes) racconta con finezza la ricerca di un giovane ragazzo rom, che trova la luce, per scoprire che questa svanisce in modo inaspettato; in “Because of (U)” della franco-cilena Tohé Commaret è protagonista Laura, intrappolata in una relazione tossica con un famoso rapper: dopo una violenta lite, la sua realtà inizia a deformarsi; tra fede e morale, commedia e fantasia, si muove “Bleat” di Ananth Subramaniam, dove una coppia di anziani malesi di etnia tamil scopre che il loro caprone, destinato al sacrificio rituale, è incinto. Storie di famiglie nelle migrazioni in “Blue Heart” di Samuel Suffren, da Haiti dove vivono Marianne e Pétion, in attesa di una telefonata dal figlio che è partito alla ricerca del sogno americano; al centro l’immaginazione in “Cul-de-sac!” di Clyde Gates e Gabriel Sanson, nella quotidianità degli angeli, instancabilmente a lavoro mentre gli esseri umani non li vedono, nella loro ricerca di fuga; Terézia Halamová in “Dog and Wolf” racconta i drammi di Rudo, spogliarellista 25enne che ha scelto di abbracciare una vita fatta di feste senza fine e privazione del sonno, mentre i ricordi della sua ex ragazza Misha lo perseguitano. Nello spagnolo “I Walked Through The Wall” di Pablo Larcuen, l’oppressione domestica si manifesta nella vita di una moglie e madre dedicata solo alla famiglia, fino a quando scopre per caso il potere di attraversare i muri; mentre si va a Cuba con “Norheimsund” di Ana Alpizar, nel racconto della relazione a distanza di una ragazza con un uomo norvegese più grande, che promette di strappare lei e sua madre dalla loro vita austera. Infine, “Unavailable” di Kyrylo Zemlyanyi Serhii porta in Ucraina dove un giovane che trascorre le sue giornate dedicandosi al volontariato, perde i contatti con la madre che vive nel territorio occupato; e il filippino “Water Sports” di Whammy Alcazaren mostra i tristi ragazzi Jelson e Ipe, che sfruttano il potere del loro amore nel tentativo di sopravvivere in un mondo devastato dai cambiamenti climatici.
CONCORSO DOCUMENTARI
Lavori nazionali e internazionali sono invece in concorso nella sezione documentari, progetti che indagano le relazioni tra uomini e ambiente, dal regno animale a quello naturale, fino ai rapporti tra sè stessi, dalle sensazioni più esistenziali a quelle sociali, governate dal potere. Tra i 10 titoli in programma “Air Horse One” di Lasse Linder, che si concentra su Legacy, uno dei cavalli più preziosi e celebri nel mondo del salto ostacoli, trasportata in aereo tra i vari luoghi di competizione in tutto il mondo; “Daria’s Night Flowers” di Maryam Tafakory parla dell’iraniana Daria che ha scritto il suo primo manoscritto sull'innamorarsi di una ragazza misteriosa chiamata “abi” (blu); di memoria e perdita si occupa “Early Came The Stories” di Jaume Carrió, che riflette sul modo in cui la società cattura i ricordi, in relazione ai recenti disastri naturali. In programma anche “Green Gray Black Brown” di Yuyan Wang, che indaga sull’estrazione globale di petrolio, nella logica capitalistica alla base di visioni tecno-soluzioniste del futuro; “Feuerwerk” di Timothy George Kelly, ritratto urbano e underground di Berlino, mentre si scatena e fugge dalla sobrietà nel nuovo anno; Maria Elena Franceschini in “Mutar” racconta di un cane anziano e una persona che rivivono il loro legame segnato dal tempo, tra ricordi forse inventati di un’infanzia in montagna e momenti del presente. La sperimentazione affiora in “Resonance” di Katharina Bayer, racconto per immagini dai paesaggi alpini pallidi, lungo la distanza e la frammentazione fino alla direzione opposta, tra le torri televisive di Felsenegg, costruita nel 1963 sulla catena montuosa dell'Albis a sud-ovest di Zurigo; “The Uniformed” d Timon Ott spiega il sistema militare, quando a 18 anni, un giovane si impegna a prestare servizio per 17 anni, e da lì in avanti assiste a cose che non avrebbe mai ritenuto possibili. "Their Eyes” di Nicolas Gourault è infine un'indagine sui lavoratori invisibili che insegnano all'intelligenza artificiale come leggere il mondo; “Trasparenze” di Mario Blaconà è una rappresentazione del cambiamento del male attraverso le sovrastrutture del potere, dalle mura dell’ex campo di concentramento di Trieste, la Risiera di San Sabba.
CONCORSO ANIMAZIONE
Tra i titoli da tutto il mondo trovano posto 10 corti nel Concorso d’animazione, tra forme sperimentali di linguaggio e manifesti originali per portare sullo schermo fatti, sensazioni e temi urgenti. A cominciare da “Papillon” della celebre animatrice Florence Miailhe - candidata all’Oscar al miglior cortometraggio d'animazione 2026 - sulla straziante storia del nuotatore ebreo francese Alfred Nakache, privato della cittadinanza nella Francia di Vichy; in programma poi “Abortion Party” di Julia Mellen, dove la stessa regista riprende la sua “festa per l’aborto”, in un ritratto di autodeterminazione femminile; “Earthquake” di Massimiliano di Lauro e Lorenzo Latrofa, storia di un bambino che fatica a essere come gli altri lo vorrebbero, che fatica più degli altri a canalizzare la propria esuberanza e rabbia. Ancora, “Percebes” di Alexandra Ramires e Laura Gonçalves seguiamo il ciclo completo della vita di un mollusco speciale, il cirripede, dal mare al piatto; l’anteprima italiana di Jon Frickey in “Ploo” fonde le caratteristiche della grafica vettoriale e della tecnologia di visualizzazione su schermo con la condizione umana, con l’aiuto di una falena bianca; “Randaghi” di Enrico Motti e Emanuele Motti riporta sul relativismo, con due ragazzi che si incontrano per caso ai margini di una realtà spezzata, trovando un nuovo livello esistenziale. Di mondi digitali tratta “Should virtual petz die?” di Carlo Galbiati, prova di affetto senza pregiudizi, dove una ragazza affronta la perdita del suo cucciolo virtuale, Bubba, In seguito ad un guasto al proprio computer; “Sixty-seven Milliseconds” di Fleuryfontaine segue invece il percorso di un proiettile la cui traiettoria è stata ripresa dalle telecamere di sorveglianza, unendo la tecnica cinematografica della cronofotografia con la CGI, per mettere in discussione la legittimità dell'attività di polizia in Francia. Infine, “Une Fugue (To the woods)” di Agnès Patron porta nel forte legame fraterno di una sorella, che non dimenticherà mai il fratello, il suo aspetto e le sue qualità; mentre il canadese “What We Leave Behind” di Jean-Sébastien Hamel e Alexandra Myotte, è un’analisi di un trauma infantile nella storia di Dan, della sua ferita sul collo che non guarisce, di cui non parla, e che ora, da adulto, gli impedisce di sentirsi completo.
NOVITÀ: REALTÀ VIRTUALE
Il cambio pelle di Ru-mòre si nota soprattutto con la nuova sezione completamente dedicata a opere video lineari di realtà virtuale per una cinema a 360 gradi, a cura di creatori nazionali e internazionali: nel Concorso VR sono state selezionate 5 opere, che saranno giudicate dalla giuria di esperti apposita, composta dalla produttrice e regista Valentina Noya, l’artista, filosofo e docente Francesco D'Isa, e il filmaker e documentarista Stefano Conca. Tutte le opere si potranno apprezzare - grazie all’ausilio dei relativi visori e cuffie - nello spazio dedicato presso il centro d’arte Lembi, sempre a San Lorenzo (via dei Volsci 62), dal 15 al 18 aprile.
Questi i titoli in concorso: in anteprima mondiale “Deer Button” di Ella Raidel, dall’Austria, segue un viaggiatore immaginario proveniente da un lontano futuro, attraverso le voci spettrali degli ex lavoratori delle miniere di sale, dove tempo e memoria ecologica emergono come costellazioni fragili e irrisolte; dall’Islanda in anteprima italiana arriva il primo film del Paese realizzato con la realtà virtuale, “Fallax” di Owen Hindley, punto di vista di un prigioniero evaso fugge nella campagna islandese, in un viaggio stilizzato attraverso la natura, con artisti circensi ripresi con la tecnica del motion capture e animazioni in tempo reale. Dall’Australia in prima italiana c’è Liam Branagan, “An Indefinite Life” mette in luce la storia di un richiedente asilo, in sciopero della fame per protestare contro la sua detenzione offshore, creando un dilemma per il dottore incaricato di mantenerlo in vita; mentre porta in Giappone Jonathan Hagard con “Romancecar”, che esplora l'evoluzione del treno Odakyu Romance Car dagli anni '60 ad oggi, tra panorami urbani e paesaggistici dai finestrini dei vari vagoni; infine, Simone Fougnier e Vincent Rooijers in “The Art of Change” intreccia memo vocali, musica e animazioni mozzafiato, per indagare il dialogo di una donna con il suo io passato, presente e futuro.
Nella stessa sezione, fuori concorso, ci sarà spazio anche per XR Showcase, una selezione di progetti immersivi di realtà estesa. Tra questi, “The Exploding Girl” di Caroline Poggi e Jonathan Vinel, un ritratto viscerale della gioventù in crisi, dove il pluripremiato duo cinematografico ritrae la rabbia incontenibile come un riflesso inquietante di un mondo sull'orlo del baratro, lungo l’esempio di Candice, “ragazza che esplode” anche più volte al giorno, cresciuta insieme agli autori lungo i 5 anni di sviluppo dell’opera. O ancora, “Anamnesis” di Petr Salaba, simulazione che porta lo spettatore a confrontarsi con un chatbot, nei panni di uno studente di medicina incaricato di ottenere l'anamnesi da un'entità di intelligenza artificiale ponendo domande investigative: verrà valutata l’empatia nei confronti del chatbot sofferente. Non ultimo, “Mirage” di Naima Karim, presentata all’ultima Biennale di Venezia e ora per la prima volta a Roma, esperienza interattiva dentro la storia di una ragazza che combatte la depressione e l’ansia, ambientata in un paesaggio desertico, adattamento metaforico e stilizzato basato sulle opere visive dell’artista e sulla sua vita con la figlia, affetta dai medesimi disturbi.
FUORI CONCORSO
FREQUENZE MEDIE
Ispirazioni, esperimenti, gemme internazionali: il festival presenta fuori concorso altri 10 titoli, mediometraggi tra i 20 e i 40 minuti di lunghezza, meritevoli di attenzione per il loro spirito avanguardistico. Si inizia con l’animazione di “Comment ca va?” di Caroline Poggi e Jonathan Vinel, dove un gruppo di animali vive su una costa selvaggia e cerca di guarire i mali causati dal mondo contemporaneo; per proseguire con “+10k” di Gala Hernández López, che inquadra la vita di Pol, 21 anni, che vive con sua nonna ma sogna Miami e di guadagnare 10 mila euro al mese, mentre frequenta eventi di crescita personale, segue coach online e investe in criptovalute; “Boa” di Alexandre Dostieè un incontro inaspettato, quello di un giovane monaco con i culturisti della Boa Gym, con cui ritrova il potere della sua forma fisica, dando il via a una trasformazione radicale. Continua il programma con il documentario sperimentale di José Jiménez, “Dead Tongue”, viaggio di andata e ritorno nella vita di Ricardo Rifo, che divenne nel 1980 addestratore di cani grazie a Ingrid Olderöck, la donna più potente della polizia segreta durante la dittatura cilena; e quello di Randa Maroufi “L’mina”, che ricrea l’attuale lavoro nelle miniere informali utilizzando una scenografia creata in collaborazione con gli abitanti della città mineraria di Jerada, dove l'estrazione del carbone, sebbene ufficialmente interrotta nel 2001, continua. “Loynes”di Dorian Jespers ricorda invece un dramma giudiziario kafkiano ambientato nella Liverpool del XIX secolo, che racconta il processo a un cadavere senza nome né passato; il lutto riaffiora anche in “Paradise Heights” di Karl Kai e Robert Mentov, dove Lah, una bambina di sette anni affetta da narcolessia che vive in un complesso residenziale cooperativo di Toronto, scopre un legame ultraterreno con la madre defunta. Ancora, “Paraflu” di Michela de Mattei e Invernomuto (duo formato da Simone Bertuzzi e Simone Trabucchi) attraversa i paesaggi montani del Nord Italia per seguire il ritorno del lupo, predatore simbolo archetipico di conflitto, meraviglia e trasformazione, mettendo in discussione le complessità della convivenza tra esseri umani e fauna selvatica. Infine, in prima nazionale: “Casi Septiembre” di Lucía G. Romero analizza la paura dell’abbandono, nella storia di Alejandra, una ragazza che vive tutto l'anno con la sua famiglia in un campeggio; e “The Best Unsaid” di Lorenzo Bianchi, racconta di ferite sepolte, in un remoto villaggio francese, tra i sogni di una giovane madre e di suo figlio adolescente.
FREQUENZE CORTE
Con il sostegno del MiC e di SIAE, nell’ambito del programma “Per Chi Crea”, il festival presenta la sezione “Frequenze Corte” dove approfondire insieme ad esperti temi e formazione del prodotto cinematografico, con proiezioni e incontri a tema. Tre giorni per tre grandi tematiche: l’animazione, il documentario e il cinema di finzione, ogni giorno un approfondimento dedicato con appuntamenti mattutini, con masterclass presso l’Accademia Italiana al mattino, e momenti pomeridiani al Cinema Tibur con due autori under-35 che ne discuteranno, in relazione ai loro corti presentati in sala.
Si inizia mercoledì 15 aprile con la masterclass a cura del collettivo romano Animaccio, che promuove il circuito dell’animazione, che si occuperà di presentare al pubblico alcuni ruoli meno conosciuti della filiera, come il background artist, il character design e i mestieri della CGI, a cui segue nel pomeriggio l’incontro con l’animatrice Margherita Giusti e Nespy 5euro, animatore e illustratore, ospite del festival come giurato, che discuteranno dell’approccio all’animazione 2D tradizionale, portando le loro opere come esempio, per una prospettiva originale e futura.
Giovedì 16 aprile la masterclass sarà tenuta dal regista Andrea Gatopoulos, che rifletterà dell'approccio al cinema del reale attraverso il Machinima e IA, dai suoi lavori ad esempi del genere; a seguire l’artista e filmaker Desiré Alagna con il regista Francesco Manzato dialogheranno nell’incontro dal titolo “Il racconto del Reale attraverso il Machinima”, la forma d'arte digitale che utilizza motori grafici 3D dei videogiochi per creare filmati, cortometraggi o narrazioni in tempo reale.
Infine venerdì 17 aprile il regista e critico cinematografico Mario Blaconà terrà una masterclass sul tema dell’antispecismo e dedicata al suo personale approccio al cinema documentario, mentre nel pomeriggio i registi Antonio La Camera e Lorenzo Pallotta torneranno a riflettere sul tema dell’antispecismo nel cinema di finzione.
CONCORSO SCENEGGIATURA - SCREENPLAY
In continuità con le scorse stagioni, il festival rinnova la collaborazione con Read My Script, il concorso di sceneggiatura dedicato ai cortometraggi e alle opere prime o seconde di fiction e documentario, sia nazionali che internazionali. In gara 16 progetti, quattro per ogni categoria, che saranno giudicati dalla Giuria composta da Gloria Puppi, Guglielmo D’Avanzo e Manuela Pincitore. Questi i finalisti: per i Cortometraggi nazionali, “Una Storia Sonnambula” di Andrea Zuliani, “La Bocca del Pesce” di Federico Gaetani, “L’ultimo Bunker” di Chiara Massaini e “Khoreia” di Arianna Del Grosso; per i Cortometraggi internazionali “A table for one” di Hakan Unal, “Sleepwalker” di Agustín Serra Ulibarria, “That Night” di Cecilia Gragnani e “When the Dogs Rage” di Stelios Moraitidis; per il concorso Lungometraggi nazionali “One Way Ticket” di Ambra Principato, “Roma De Profundis” di Filippo Santaniello, “Supermarket No” di Flavia Incitti e “The Chameleon” di Chiara Corona; infine per i Lungometraggi internazionali, “A Blessing of Time” di Jacqueline Romano, “I Forgive You” di Sara Emara, “Silent Women” di Chiara Isabella e Spagnoli Gabardi e “Terra Roxa” se Maja Costa
PREMI
Le opere in concorso potranno aggiudicarsi i seguenti premi: Miglior Corto, Miglior Regia, Premio Nuovi Linguaggi, Miglior Sceneggiatura, Miglior Colonna Sonora, Miglior Produttore/Produttrice, Premio Distribuzione. I vincitori saranno annunciati durante la cerimonia di premiazione prevista per sabato 18 aprile 2026 presso il Cinema Tibur.
11/03/2026, 11:49