CACTUS EDU 2026 - Alessandro Stevanon: "L’alfabetizzazione
passa anche dalle immagini e dai linguaggi audiovisivi"
Alessandro Stevanon, prende il via la sesta edizione di Cactus Edu....
Alessandro Stevanon: Sì, siamo alla sesta edizione e oggi possiamo dire che Cactus Edu è diventato un appuntamento riconoscibile e atteso da molte scuole, ma soprattutto da bambine e bambini, ragazze e ragazzi in moltissimi comuni italiani. In questi anni il progetto è cresciuto in modo costante e si è strutturato sia come proposta didattica sia come rete, mantenendo però una direzione molto chiara. Portare il cinema in classe con strumenti concreti, tempi sostenibili e un metodo che si integri nel lavoro quotidiano dei docenti senza appesantire la programmazione.
Quali obiettivi si pone questa nuova edizione
Alessandro Stevanon: Anche quest’anno restiamo centrati sulla film literacy, quindi sull’educazione allo sguardo e sullo sviluppo del pensiero critico, con particolare attenzione alla capacità di analisi e di argomentare. Il punto di partenza è semplice, perché l’audiovisivo è un linguaggio che ragazze e ragazzi abitano ogni giorno e che a scuola può diventare uno strumento didattico molto efficace se viene guidato e reso leggibile.
Il percorso si basa su visioni guidate di opere cinematografiche inedite e di qualità e su un lavoro di educazione all’immagine e al linguaggio audiovisivo con un approccio attivo e inclusivo. L’impostazione è interdisciplinare e laboratoriale e la programmazione è calibrata per fasce d’età, così da rendere le attività realmente praticabili nei diversi ambiti scolastici. In questo modo si attivano percorsi trasversali che sostengono cittadinanza attiva, consapevolezza dei media e competenze personali e sociali.
C’è poi un obiettivo molto operativo che consideriamo decisivo. Accompagnare gli alunni, passo dopo passo, verso una postura più consapevole davanti agli schermi, fino a costruire le basi per una fruizione sempre più autonoma dei contenuti audiovisivi.
Ci parli del concorso cortometraggi per le scuole?
Alessandro Stevanon: Il concorso è il fulcro del percorso e dà forma concreta a tutto il lavoro. Parliamo di un concorso internazionale di cortometraggi e costruito in modo che gli alunni e le alunne non restino spettatori passivi, ma diventino protagonisti formando le giurie scuole. Le classi guardano i film selezionati, discutono, analizzano e votano, arrivando a un risultato finale che è importante ma che conta soprattutto perché nasce da un processo guidato, condiviso e argomentato.
Il cortometraggio, in questo senso, è una forma particolarmente adatta al contesto scolastico, perché sta dentro tempi realistici e allo stesso tempo lascia spazio a più livelli di lettura. Permette di lavorare sui temi e sul linguaggio, di allenare l’ascolto e il confronto, e soprattutto di sviluppare la capacità di motivare un giudizio senza trasformare la visione in una semplice opinione istintiva.
Un altro aspetto che cerchiamo di valorizzare molto riguarda le lingue e l’accessibilità dell’esperienza. I film non sono doppiati e sono sottotitolati in italiano, perché crediamo che l’incontro con suoni e lingue del mondo sia un valore formativo e utile anche per il lavoro con le lingue curricolari. Accanto a questo selezioniamo anche film senza dialoghi, che mettono al centro il linguaggio non verbale e favoriscono una fruizione più inclusiva, anche in presenza di DSA, BES o di alunni non italofoni.
Il cinema nelle scuole. Che importanza dai a questo momento educativo. Quale aspetto predilige Cactus Edu?
Alessandro Stevanon: Per me è un passaggio educativo molto importante, perché oggi l’alfabetizzazione passa anche dalle immagini e dai linguaggi audiovisivi. A scuola il tema è presente, ma spesso manca continuità oppure mancano strumenti pratici che aiutino a lavorare in modo strutturato. Il cinema è utile proprio perché tiene insieme emozione e ragionamento, coinvolge e allo stesso tempo chiede di capire come una storia è costruita, quali scelte di linguaggio la sostengono e come un film produce senso.
Cactus Edu privilegia la dimensione di metodo, quindi non propone solo “lezioni teoriche” ma attività che aiutano la classe a leggere, discutere e collegare, con un linguaggio accessibile e con un impianto flessibile. Gli strumenti audiovisivi non appartengono a una sola disciplina, ma possono diventare un ponte efficace per gli apprendimenti, dall’italiano alle lingue, dalle scienze alle arti, e la selezione è pensata anche per offrire spunti che si prestino ad approfondimenti trasversali.
C’è poi un valore educativo molto concreto nella visione condivisa. Guardare lo stesso film insieme crea un’esperienza individuale e collettiva allo stesso tempo, e apre spazi reali di discussione costruttiva e di esercizio del pensiero. Nel ruolo di giuria, inoltre, ogni alunno è invitato a esprimersi in modo personale, e questo aiuta a ridurre il rischio di omologazione che a volte si crea nel gruppo classe, dando spazio a punti di vista diversi e a motivazioni diverse.
Infine, c’è il tema della tecnologia, che in Cactus Edu è sempre trattato come un mezzo e non come un fine. Gli alunni sono protagonisti e usano strumenti digitali in modo attivo, ma la tecnologia non sostituisce la relazione educativa. Il docente resta centrale, guida il percorso e lo adatta alle caratteristiche della classe, perché il progetto è strutturato ma abbastanza flessibile da permettere personalizzazioni e scelte coerenti con i bisogni del gruppo.
All’inizio di questa avventura, avresti mai pensato che Cactus Edu crescesse così tanto negli anni?
Alessandro Stevanon: Sapevamo che l’esigenza c’era ma una crescita così importante e rapida non era scontata e non era facile da prevedere. Il riscontro è arrivato credo perché il progetto è semplice, essenziale e in linea con le esigenze dei docenti e perché molte scuole lo hanno riconfermato costruendo una continuità che per noi è il dato più significativo. Nel tempo la rete si è ampliata e noi abbiamo lavorato per migliorare organizzazione, piattaforme, materiali e supporto ai docenti, proprio per rendere l’esperienza sempre più solida e replicabile.
Il punto non è solo quante scuole partecipano, anche se quest’anno abbiamo sfiorato quota 74.000 alunne e alunni, con una presenza che copre tutte le regioni italiane. Il dato più importante, per me, è che molte scuole tornano e costruiscono un lavoro nel tempo, fino a creare un lessico comune in classe per parlare di immagini, storie, temi, scelte di regia e messaggi. Quando succede, vuol dire che l’esperienza non resta un episodio isolato, ma diventa un pezzo del percorso educativo e lascia strumenti che continuano a essere utili anche dopo il concorso. Questa crescita, naturalmente, porta con sé anche una responsabilità positiva, perché ci chiede di continuare a migliorare senza perdere qualità, accessibilità e attenzione alle diverse età. È esattamente la direzione su cui vogliamo restare, perché credo e crediamo che sia il modo migliore per far crescere un progetto educativo senza snaturarlo.
28/02/2026, 17:15
Simone Pinchiorri