SEEYOUSOUND 12 - LA PRIMA FESTA di Pietro Fuccio
Pietro Fuccio di DNA Concerti, già produttore esecutivo del documentario sugli Uzeda dell’anno scorso,i è regista, intervistato, organizzatore di questo reportage-spettacolo che segue
Cosmo e soprattutto chi sta dietro le quinte dei suoi concerti, tra un palco e l’altro, tra le difficoltà organizzative del Covid e la liberazione e i tour successivi alle pandemie.
Classico documentario che alterna un approccio ‘talking-heads’ (‘teste parlanti’, dunque: interviste) a uno sguardo di osservazione che segue gli eventi in tempo reale,
La Prima Festa racconta l’organizzazione di un concerto di Cosmo in un tendone da circo (denominato ‘La Prima Festa dell’Amore’) dopo i numeri sorprendenti dell’ultimo tour dell’artista culminato con la data al Mediolanum Forum nel 2019. Poi, è naturale, la pandemia del 2020 si mette in mezzo al corso degli eventi e complica il progetto ulteriormente, dilatando il processo creativo-produttivo. Quindi, tra il decreto #Iorestoacasa che ferma la vita lavorativa di musicisti e organizzatori di concerti per più di un anno, le strade vuote e il ricordo roboante del successo a Milano dell’ultima esibizione pre-pandemica di Cosmo, la musica sente il bisogno di respirare, vivere e tornare sul mercato nonostante tutto.
In particolare è vero per la musica di Cosmo, che non solo è elettronica liberatoria ma è specificatamente musica che aspira a essere catartica, pacifica, simbolo di unione tra generazioni ed estetiche e diversità; è musica inclusiva ad ampio respiro e non una gabbia nichilista, musica sociale anche quando non parla direttamente alle nostre paure e desideri parasociali. Proprio per questo, Cosmo sembra in realtà perfetto per riportare la realtà del concerto nella società italiana ferita dalla pandemia: dopo i primi test di concerti senza distanziamenti (e senza contagi!) nel resto del mondo, la musica avvolgente del cantautore e DJ di Ivrea (il vero nome di Cosmo è Marco Jacopo Bianchi), capace di creare un’atmosfera liberatoria di amore e passione leggeri e liberi, sembra ideale a DNA Concerti per tornare progressivamente alla cosiddetta normalità.
La prima festa tuttavia, pur parlando di musica e liberazione dalle sbarre dei condizionamenti della Storia, non sembra tanto un film-concerto quanto un meeting di lavoro. Discussioni organizzative, sfide della burocrazia, videochiamate con scambi d’opinioni… dietro la musica vitale di Cosmo, ça va sans dire, c’è la stessa “vitalità” di un’annoiata, disperata call zoom di tempi pandemici. In questo senso, nonostante il lavoro sull’immagine e sul montaggio sia più vicino all’ironia di un contenuto web o alla didattica del progetto televisivo (e infatti i titoli di coda non usano la parola “film” ma dicono “un passatempo di Pietro Fuccio”, anche produttore e montatore), La Prima Festa ha successo (involontario?) nel definire (senza mostrare) le ipocrisie, le difficoltà e soprattutto le frustrazioni di un mestiere e di un periodo storico (e di un governo, il nostro, durante questo periodo storico) che ci siamo appena lasciati alle spalle ma sembra ancora vivo, vivace, vicino a noi - nel bene e nel male, perché dalla disperazione si impara e si riparte, più o meno.
Per i fan di Cosmo e Ivreatronic, comunque, verso il finale ci sono 10 minuti “ballabili” di effettiva musica che tentano di dimenticarsi le mille parole prima per immergersi nel ritmo e basta – che alla fin fine era da sempre lo scopo primario. Grande colonna sonora che oltre alle canzoni più iconiche di Cosmo include brani sottovalutati di grandi artisti internazionali quali Björk, Broadcast, Yo La Tengo, Flying Lizards, Kate Bush, Orbital, Goldfrapp.
05/03/2026, 15:14
Nicola Settis