TRE REGOLE INFALLIBILI - Un esordio solo apparente
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Tre Regole Infallibili" segna l’esordio nel lungometraggio di
Marco Gianfreda, un debutto solo apparente: il regista non è infatti né giovanissimo né inesperto, avendo alle spalle una solida attività come autore di cortometraggi e come sceneggiatore per altri, tra cui Guido Lombardi. Questo bagaglio emerge chiaramente in un film che mostra consapevolezza dei meccanismi narrativi e una sincera urgenza espressiva, ma che al tempo stesso rivela le incertezze tipiche di un passaggio di scala non ancora del tutto metabolizzato.
L’avvio del racconto è quello di un teen-movie piuttosto classico. Bruno è un ragazzino timido, innamorato della compagna di classe Flavia, che un giorno scopre con sorpresa di essere ricambiato. La rivelazione, invece di rassicurarlo, lo manda nel panico: non sa come comportarsi, non possiede strumenti emotivi né modelli di riferimento, e finisce per chiedere aiuto alla persona meno prevedibile possibile, il nuovo e odiato compagno della madre. In questa prima parte, sostenuta dalla voce narrante del protagonista, il film trova un equilibrio efficace tra leggerezza, ironia e un’autentica attenzione al disorientamento sentimentale dell’età.
È però proprio quando la voce di Bruno scompare che "
Tre Regole Infallibili" inizia a perdere compattezza. La struttura narrativa si trasforma sotto gli occhi dello spettatore, ma il cambiamento appare più come un’incertezza stilistica che come una scelta realmente elaborata. Gli schematismi e una certa retorica, pur animati da intenzioni sincere, finiscono per appesantire il racconto. L’alternanza di spazi emotivi e simbolici – la casa, la scuola, il prato in cui la coppia adulta si isola alla ricerca di un’eterna adolescenza – diventa ridondante, anche a causa di una durata eccessiva che insiste sugli stessi nodi senza riuscire a farli evolvere.
In questo quadro, spicca il personaggio della madre, Claudia, splendidamente interpretata da
Cristiana Dell’Anna, che riesce a restituire complessità e fragilità a una figura spesso marginalizzata nel cinema di formazione. È un plauso che, tuttavia, porta con sé un rimpianto: il personaggio viene progressivamente sacrificato all’asse, più programmatico che realmente problematico, del rapporto tra Bruno e Luca.
Tre Regole Infallibili resta così un’opera irrisolta ma interessante, che conferma il talento di Gianfreda e al tempo stesso ne evidenzia i margini di crescita.
09/02/2026, 08:23
Alessandro Amato