Note di regia di "Maccus"
Il film si propone di essere un brevissimo e immaginario spaccato della vita di un giovane Plauto, in una Roma del III sec. A.C. dilaniata dalla seconda guerra punica e bisognosa di trovare nel teatro, e più in generale nell’arte, un mezzo di svago e di sopravvivenza. Plauto è stato il più grande drammaturgo dell’antica Roma, e la sua grandezza consiste nella capacità di raccontare in modo popolare usi e costumi del suo tempo, facendo ridere e allo stesso tempo riflettere il suo pubblico. Partendo da qui, ci siamo immaginati insieme a Cristiano Roccamo (sua la sceneggiatura, in quanto molto più esperto di me in materia) un giovane scrittore senza successo, che cerca di trovare la sua strada stando in mezzo alle persone per dare nutrimento alla sua arte. La stessa opera che viene poi scritta da Plauto all’interno del film (Menecmi, opera originale dell’autore, ma non la sua prima, qui usata per esigenze di narrazione) è frutto di un litigio che accade realmente all’interno dell’osteria da lui frequentata. Il film si svolge tutto all’interno di questa osteria, ad eccezione delle parti “teatrali” immaginate da Plauto, proprio perché nel raccontare questo breve momento ho voluto provare a fondere due arti diverse, ma al tempo stesso molto vicine: il cinema e il teatro. Ho sentito quasi l’obbligo di dare una forma “teatrale” al film, mantenendo l’unità aristotelica di spazio, proprio per rendere omaggio al personaggio cardine dell’azione. Punto forte, e a mio avviso particolarissimo del film, è la lingua: tutta la sceneggiatura è stata dapprima scritta in italiano, e poi tradotta in latino; inoltre, gli attori sono stati guidati per restituire la pronuncia che pensiamo essere la più vicina a quella dell’epoca (un enorme ringraziamento va qui alla Dott.ssa Giulia Parodi, senza la quale tutto questo lavoro non sarebbe stato possibile). Il tutto per cercare di restituire il più possibile l’atmosfera dell’epoca e cercare di rendere lo spettatore partecipe di un momento storico straordinario.
Nicolò Parodi