Note di regia di "D'Istruzione pubblica"
Facendo risuonare tra loro le riflessioni di intellettuali internazionali e la storia di lotta di un preside torinese, il film ha l’ ambizione di riportare il dibattito sui problemi della scuola pubblica al centro dell’ attenzione nell’immaginario collettivo. Nei nostri due film precedenti, che hanno avuto una distribuzione di successo, questo linguaggio a doppio binario (macro e micro, inchiesta di ampio respiro e la vicenda di persone comuni) è riuscito a generare una forte tensione emotiva. Inoltre ottiene un obiettivo per noi fondamentale: rendere caldi argomenti complessi eppure molto importanti per la vita di tutti.
Questa grammatica si forma principalmente in fase di montaggio e si differenzia sia dai classici documentari d’ autore sia da quelli d’inchiesta giornalistica, perché genera una forte struttura narrativa, molto cinematografica, attraverso la costruzione del personaggio principale e della sua lotta e di ciò che accade a livello locale, nazionale e internazionale. Le nostre ricerche, durate tre anni, ci hanno fatto comprendere che sta accadendo alla scuola la stessa cosa che è successa, per esempio, alla sanità pubblica: sempre maggiori tagli e una progressiva privatizzazione con l’ingresso di medie, grandi e gigantesche aziende, anche internazionali, nella scuola. Questo, inevitabilmente, non può che privatizzare la conoscenza, impedendole di continuare a essere il pilastro fondamentale della costruzione dello spirito critico di un abitante della polis. Se, come accade dagli anni ‘90, ogni scuola deve finanziarsi e reggersi da sé in nome dell’ autonomia, l’impegno dello Stato a garantire universalità dell’istruzione e i principi espressi nell’ articolo 3 della Costituzione italiana è rimesso in causa. Con l’introduzione del POF (Piano dell’Offerta Formativa) si immette nella scuola pubblica il concetto, appunto, di “ offerta ” .
E l’ offerta è un tipico termine del mercato, là dove appunto si offre qualcosa al cliente, il quale può acquistare o meno il prodotto. Il “ prodotto ” quindi, in questo caso l’istruzione, non è più tendenzialmente uguale per tutti. Le differenze di classe vengono trasformate in differenze di casta e l’ ascensore sociale si rompe per sempre. Purtroppo, le conseguenze di questo,dell’ acritico assoggettamento alle nuove norme pedagogiste puerocentriche, della scuola delle competenze e non più delle conoscenze e infine della digitalizzazione forzata, sono sotto gli occhi di tutti: gli insegnanti sono sempre più precari e dunque anche meno autorevoli; le scuole cadono a pezzi; le famiglie sono ingannate; i livelli di insegnamento e apprendimento sono abbassati; i ragazzi sono sempre meno preparati, come fotografano i drammatici studi OCSE: “il rendimento medio nei Paesi OCSE è sceso negli ultimi anni di 15 punti in matematica e di 10 punti in lettura. Ciò equivale all’incirca a mezzo anno scolastico in lettura e a tre quarti di anno scolastico in matematica ” . Nella scuola di cui il nostro protagonista, Lorenzo, è dirigente, si tenta di ovviare a questa deriva. Non a caso la scelta è caduta su una scuola elementare e media, i primi livelli di istruzione.