ULTIMO SCHIAFFO - Dark comedy tra le innevate
cime delle montagne friulane
Una ballata di provincia, una dark comedy, un giallo dall’intrigo complesso e i toni tragicomici, un film delicato sui sentimenti familiari. Ha molti volti e molti talenti il film “
Ultimo schiaffo”, di
Matteo Oleotto, nelle sale italiane in questi giorni. Fin dalle prime inquadrature del film si rimane rapiti dalle immagini dal forte impatto, dalla nitidezza di una fotografia impeccabile - firmata da Sandro Chessa - dalla bellezza delle location scelte: le cime innevate delle montagne del Friuli Venezia Giulia. Il film è infatti stato girato ad inizio 2025 nelle montagne del Tarvisiano, tra la Val Saisera, il Lago del Predil, fino alle Cave di Predil, location quest’ultima dove sono state ambientate alcune scene clou. I ciak hanno interessato anche le città di Gorizia, Grado e la località di Kranjska Gora, nella vicina Slovenia, che in fatto di bellezze montane e naturalistiche non ha niente da invidiare agli scenari italiani.
Siamo a pochi giorni dal Natale, in un paesino montano circondato dalla neve, dal silenzio, dal niente. E’ qui che vivono due giovani spiantati: Petra e Yure, interpretati dai bravi Adalgisa Manfrida e Massimiliano Motta. I due sono rimasti soli al mondo: il padre è morto da tempo e la mamma (Rossana Mortara, perfettamente calata nel personaggio), ormai colpita dall’Alzheimer - e quindi priva di memoria - risiede in una casa di cura. I due giovani protagonisti vivono di espedienti e lavoretti, fino a quando le loro misere esistenze si incrociano con la vicenda di un cane scomparso, che potrebbe fruttare loro una lauta ricompensa.
Tra personaggi improbabili, combattimenti clandestini, piccoli ma crudeli spacciatori, il parroco di provincia (un impeccabile Giuseppe Battiston), il film realizza un racconto corale, nel quale ad emergere sono le storie dei perdenti.
"Ultimo Schiaffo" – ha dichiarato il regista - è la storia di un gruppo di perdenti che tentano, ogni giorno, di restare a galla, cercando di vincere il proprio senso di inadeguatezza: vorrebbero tutti qualcosa in più dalla vita, sì, ma nessuno sembra avere la forza necessaria per riuscirci. (…) Ho girato “Ultimo schiaffo” pensando a “Fargo” dei Coen. Non tanto per le complessità narrative e per gli sviluppi polizieschi, quanto per il legame indissolubile tra i protagonisti e l’ambiente: da una parte la montagna americana del Minnesota e del Dakota, con la contea di Cass, dall’altra parte la montagna friulana, con il villaggio minerario di Cave del Predil. Neve, ghiaccio, piccoli e grandi crimini, la natura come antagonista: tutto quello che serve per trasportare gli spettatori altrove. Fuori dalle rotte consuete”.
L’intento del regista è nel film pienamente realizzato: gli spettatori sono proiettati per due ore circa in una bolla spazio-temporale fuori dagli schemi e dai ritmi di vita abituali, dove è possibile vivere in una roulotte sgangherata, sbarcare il lunario con pochi spiccioli nelle tasche, vivere in una piccola comunità che poco concede a chi ha già perso tutto, nella quale tutti si conoscono ma non si amano. Divertente, intrigante, sorprendente: fino alle ultime inquadrature il film tiene gli spettatori incollati alle sedie, grazie ad una sceneggiatura dalle geometrie complesse e precise, firmata dallo stesso regista, con Pierpaolo Piciarelli e Salvatore De Mola. Un’opera ben riuscita, che mette la telecamera ad altezza delle persone, mettendone in luce, con un registro comico, sentimenti, aspirazioni, follie, rinnovando così la tradizione della commedia italiana.
14/01/2026, 15:24
Elisabetta Vagaggini