Festival Internazionale della Cinematografia Sociale \
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Note di regia di "Buon compleanno Massimo"


Note di regia di
Quando i produttori Leonardo Barrile e Francesco Favale mi hanno proposto di lavorare insieme ad un soggetto che raccontasse Massimo Troisi in occasione dei suoi 70 anni ho iniziato subito a riflettere riguardo il come affrontare il racconto di un artista unico. Massimo Troisi, ha, infatti, ha esercitato una grande influenza su lla mia vita personale di ragazzino della Napoli degli anni Settanta e Ottanta e su quella dei miei coetanei. Nessuno di noi poteva prescindere da Massimo Troisi che già all’epoca rappresentava un’icona, una filosofia, uno sguardo sulla vita contemporaneo e, certamente, innovativo. E come si può raccontare, oggi, un artista scomparso da così tanto tempo – troppo in effetti - la cui assenza ha procurato choc e dolore non solo nei suoi amici, ma in tutti noi che lo abbiamo conosciuto e amato giovanissimo con i primi sketch della Smorfia in televisione? Per me questo film è un’altra tappa del mio personale percorso per raccontare l’entertainment italiano e la sua grande Storia così come non è mai avvenuto prima: un viaggio professionale e personale per provare a fare il punto non solo rispetto a quello che è stato, ma soprattutto a quello che resta e ciò che, nonostante tutto, ancora sarà. Avevo undici anni, quando mia cugina a Napoli mi portò al cinema Acacia a vedere Ricomincio da Tre: pur non essendo i primi giorni di programmazione, la folla oceanica era attentissima al racconto che quel ragazzo stava facendo attraverso un grande film, diverso da quanto avevamo visto fino a quel momento.

Era una “rivoluzione” dal punto di vista della commedia e tanto dell’i mmaginario di Troisi, oggi, fa parte del sentire comune di una città, ma anche di un’intera nazione. Ed è per questo motivo, per il suo essere parte della nostra identità collettiva di Italiani ed Europei che sulle bancarelle di Spaccanapoli, sugli altari ni pagani dei bar e in alcuni incroci della Napoli più antica, nei negozietti della Stazione Centrale, Massimo Troisi fa parte di quel pantheon postmoderno che include anche Totò, Sophia Loren e che altrove vede aggiungersi – magari – anche Anna Magnani co n Alberto Sordi. Uno spazio di venerazione dove altri grandi, grandissimi non sono riusciti ad entrare e non per ‘demeriti’ o perché fossero ‘meno’, bensì perché Massimo Troisi fosse ‘di più’. Troisi, infatti, è stato un rivoluzionario gentile: un artista unico e irripetibile capace di fare ridere anche dicendo verità terribili e importanti legate alla società e alla politica. Un filosofo del paradosso che abbiamo voluto raccontare per quella che a Hollywood si chiamerebbe ‘Legacy’ ovvero il suo lascito ar tistico e morale, per il suo esempio, per il suo talento e per il suo genio autoironico che ha segnato tutti perché c’è un ‘prima’ e un dopo Troisi e questo ‘dopo’ non è diventato meglio o più importante perché lui è morto.

La morte di Troisi non ha nient e a che vedere con la sua Arte: ci resta il rimpianto di pensare a quello che avrebbe potuto fare, ma quello che ha fatto, le tantissime interviste, gli sketch, i film restano. E lo faranno per sempre passando di generazione in generazione, perché Massimo Troisi appartiene al mondo e a chi vuole mettersi in ascolto di questo grande artista divertente, geniale, unico. Crediti non contrattuali Oltre a ringraziare Leonardo Barrile e Francesco Favale, quindi, per avermi dato l’opportunità di fare questo lavoro di scoperta insieme e un caloroso grazie anche a Fabrizio Zappi, direttore di Rai Documentari per la fiducia anche per questo progetto dopo ‘Sophia!’ dedicato a Sophia Loren e andato in onda lo scorso settembre, esprimo gratitudine anche a tutti gli amici di Troisi e tutte le per sone che abbiamo coinvolto in questo racconto corale, in questa biografia plurale di un grande artista e della sua eredità. Non solo quelle sullo schermo, ma anche quelle che hanno preferito restare fuori da esso, aiutandoci con suggerimenti e aneddoti pre ziosi. Massimo Troisi è stato un attore e un regista capace di farci ridere e di commuoverci, ma è stato anche un uomo capace di portare avanti le scelte che ha fatto con coraggio e intelligenza.

Come sottolinea Maurizio De Giovanni che ci guida in questo comune viaggio cinematografico “Si crede che sia il talento a plasmare la vita, mentre accade più spesso il contrario.” In questo senso Massimo Troisi è anche un grande esempio per tutti noi: un ragazzino che sognava la Coppa dei Campioni e che non poten do giocare a calcio per colpa della sua malattia, ha superato, lo stesso, le avversità, tramite l’arte e la recitazione. Massimo Troisi è, quindi, anche questo: un uomo e un artista capace di andare oltre e di lasciare a tutti noi una fonte eterna di grand i risate e di ispirazione. Buon compleanno Massimo è la commistione di sublime e profano; di esilarante e tragico: il racconto di sofisticato e popolare che Troisi ha guidato verso di noi, riuscendo, come pochi a scardinare i luoghi comuni e farci ridere al tempo stesso delle nostre grandezze e delle nost re miserie. Una Rivoluzione gentile capace di dire tutto a tutti senza insultare nessuno che solo un grande uomo e un grande artista poteva immaginare e portare avanti. Questo film è il mio ringraziamento personale nei suoi confronti: anche se non gli ho mai potuto stringere la mano e dirgli che grazie a lui ho scorto per la prima volta l’assurdità brutale dell’esistenza e, soprattutto, la possibilità di ridere per iniziare non a riscattarsi, ma – semplicemente – per cambiare e chissà, a quel punto, riusci re a diventare migliori.

Marco Spagnoli