Festival Internazionale della Cinematografia Sociale \
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VENEZIA 79 - "Vera" di Tizza Covi e Rainer Frimmel


La "figlia di Giuliano Gemma" raccontata come mai prima, interpretando se stessa in una vita che potrebbe essere la sua


VENEZIA 79 -
Vera e Gemma. Due parole, che sono il nome e il cognome della protagonista del film "Vera" e del personaggio da lei interpretato. Ma anche due parole che possono riassumere molti, se non tutti, tratti caratteristici dell'opera quarta della coppia italo-austriaca composta da Tizza Covi e Rainer Frimmel.

Vera: perché lei è al centro di tutto, lei ha ispirato Tizza Covi dopo un loro incontro privato, perché interpreta se stessa in giornate e incontri e dinamiche che "potrebbero" anche essere accaduti, anche se sono tutti scritti. C'è la sua vita, le sue amicizie (più qualche attore qua e là), le sue cose. E c'è la sua cronica incapacità di vedere qualcosa che non sia il buono nelle persone, anche a fronte di continue fregature e delusioni. Lei vede la loro verità, al di là di ciò che la vita li costringe a fare di poco onorevole...

Gemma: perché Giuliano, il "padre di", è una presenza continua, costante, inevitabile. Nel film come (e perché) nella vita di Vera: ci sono le sue foto, i suoi film, i suoi fan (le richieste di una foto con la figlia d'arte arrivano da ogni angolo, anche i più inaspettati), appaiono ricordi della sua vita, anche filmata in Super8 inediti. Ma, ancor più, Giuliano è nella testa di Vera: l'obbligo di essere belli sempre, la necessità di affrancarsi da lui (pur sapendo che non riuscirà), l'impossibilità di essere Vera e non essere Gemma, per l'appunto.

"Vera" è tante cose, prosegue il percorso di racconto della realtà attraverso la finzione che ha reso unica la carriera di Covi-Frimmel e in più sa regalare momenti di grande intelligenza e ironia (il provino con Luca Ragazzi è uno spasso, ma non solo quello).

02/09/2022, 00:05

Beatrice Tomassetti