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LOCARNO 75 - Nicola Prosatore: "Inaspettato essere qui"


Il regista di "Piano Piano", ma anche di "Destinata Coniugi Lo Giglio" e "Wanna", si racconta dopo l'esordio in Piazza Grande


LOCARNO 75 - Nicola Prosatore:
Anteprima mondiale a Locarno in Piazza Grande per "Piano Piano", esordio nel lungometraggio di finzione del regista Nicola Prosatore, premiato poche settimane fa con il Nastro d'argento per il suo corto "Destinata Coniugi Lo Giglio" e prossimo regista della serie Netflix "Wanna".

Nicola, davvero una annata record per te. Partiamo da Locarno, che esperienza è stata?

Per definire l'esperienza di Locarno l'aggettivo più corretto è "inaspettato": non eravamo pronti, abbiamo mandato una copia lavoro senza grandi speranze, pensando "proviamoci". E' un festival con la fama di tenere poco al red carpet e di essere la casa del cinema da "ultra" autore.
Ci hanno risposto che gli interessava, di mandargli una copia finita, e ora siamo qui: lo spazio che ti dà un festival così, sul palcoscenico di Piazza Grande davanti a 8.000 persone, era una cosa che potevamo solo sognare, è stato bellissimo.

Come presenteresti il film a chi non lo conosce?

Lo definirei sicuramente come prima cosa come un film di formazione, perché parla di un momento della vita molto importante, il primo, il passaggio dalla pre-adolescenza all'adolescenza.
Nasce in un contesto ispirato a ricordi ed esperienze autobiografiche, mie e di Antonia Truppo (che è anche nel cast e co-produttrice), un contesto che si è rivelato perfetto per la nostra storia: è ambientato in una specie di ring, un cortile protetto, con il ponte sospeso e lo Scudetto del Napoli del 1987 presenti come due "time lock" diversamente ottimi, uno più cattivo e uno più catartico.
Questo film probabilmente potrebbe essere ambientato in tante città del sud, ma può esistere solo ambientato negli anni '80: oggi con i cellulari la storia in 4 minuti sarebbe finita!

E il titolo come lo spieghiamo?

Inizio a dire che non sono un bravo titolista, è rimasto work in progress fino alla chiamata di Locarno ma si chiamava così fin dal primo contributo ministeriale, ricevuto ben 7 anni fa.
Mi piace come suona, e poi è adatto a non essere tradotto. "Piano piano" tutto accade, si cresce, poi c'è questa accelerazione improvvisa del passaggio da pre-adolescenza ad adolescenza. E poi la nostra protagonista suona il piano!
Infine c'è anche una questione sociale, più astratta, la differenza di piano in cui vivono le famiglie del cortile, Anna la chiamano principessa perché sta al secondo piano, i cattivi vivono più in basso, a un certo punto il nostro principe si arrampica alla sua finestra... Una famiglia vive nel sottoscala, in una specie di grotta: è un aspetto a suo modo importante per il film.

"Piano piano" lo hai girato con uno stile da favola.

E' sempre stato pensato come una favola realista, o addirittura iperrealista, una cosa molto cercata. Noi paghiamo lo scotto di fare cinema a Napoli, in positivo e in negativo: c'è sempre l'ombra del deja-vu, di usare una linea narrativa già sfruttata... E poi Anna, la nostra protagonista, attraversa un buco, quasi un utero, per ritrovarsi in un eden a due passi dal palazzo in cui vive e in cui si nasconde un latitante. O la imposti così, come una favola, o non ci credi.
Inoltre, l'unica scena che ci porta fuori da quel cortile, quando Ciro scappa, è stata girata senza suono: come per sottolineare che il nostro mondo è là dentro. Una scena tra l'altro complicata, ripresa in modo molto particolare e un po' di corsa: giravamo a novembre e dicembre, con un freddo cane e giornate cortissime.
Napoli è sempre Napoli: ammetto che dopo anni e anni che cercavamo di fare questo film, quando a settembre scorso ho letto che Paolo Sorrentino aveva girato un film ambientato nello stesso periodo del primo Scudetto, in una zona di Napoli che si trova a circa 3 chilometri dalla nostra, non mi ha reso felice... Ma per fortuna i film sono diversissimi, anche la città in quei pochi chilometri geograficamente cambia tantissimo, la primissima campagna napoletana è una sorta di cerniera tra il centro e Secondigliano.

Il progetto nasce nella vostra casa di produzione, Briciolafilm.

Briciolafilm esiste da 12 anni, ma dopo un primo periodo di grande lavoro, soprattutto commissionato e commerciale, a lungo è stata abbastanza spenta. Ora alcuni progetti come questi l'hanno riaccesa e ora si muove. Io e Antonia siamo soci, lei non ha ruoli esecutivi di nessun genere ma è molto attenta nella scelta dei progetti.
Ora stiamo sviluppando una miniserie con Valerio Vestoso e Giordana Mari sul tema della fecondazione assistita auto-organizzata: volevo farci un documentario, ho scoperto l'esistenza di gruppi segreti, tipo deep web, per fecondarsi gratuitamente. L'abbiamo impostata come una black comedy.
E poi c'è un progetto in fase molto embionale, un film non mio ma da un libro super indipendente di cui ho preso i diritti.

E del tuo corto vincitore ai Nastri cosa possiamo dire?

"Destinata Coniugi Lo Giglio" è stato un corto un po' apparecchiato, come si dice. Avevamo ricevuto i fondi ministeriali subito prima della pandemia ma poi ho capito che sarebbe andato molto a ridosso delle riprese del lungo. E allora ho usato quasi lo stesso cast, oltre ad Antonia anche Lello Arena e Lino Musella, che per molto tempo avrebbe dovuto fare il Mariuolo in "Piano Piano", poi sostituito benissimo da Antonio De Matteo perché era impegnato a teatro.
Avevo bisogno di un'esperienza di recitazione pura: siamo stati chiusi in una stanza 3 giorni con 4 attori, con ciak lunghissimi e organizzati con grande attenzione, seguendo la luce del sole. L'ho scritto con Armando Trotta da una storia vera poi romanzata, nel tempo è diventato anche una sorta di warm up che mi è servito ad arrivare fiducioso sul set del lungometraggio.
La vittoria del Nastro, così come Locarno per il lungo, sono regali arrivati tutto insieme, anche con i complimenti di Netflix per "Wanna"...

Ultima cosa, proprio su "Wanna". Le città italiane sono tappezzate di manifesti.

Questo progetto l'ho accettato perché amo il genere crime e in particolare sono appassionato del sottogenere truffa.
Nella mia formazione, e nelle idee iniziali di autore e produzione, c'era il documentario all'inglese, in cui si mettono tutti i fatti sul tavolo, si fanno parlare tutti gli interpellati a 360 gradi e poi tu spettatore trai le tue conclusioni.
C'è sempre il rispetto per le vittime, che hanno anche voce nel film, ma non dimentichiamo che Wanna Marchi ha ormai completato il suo ciclo giudiziario e ha pagato quel che doveva con la giustizia facendo i 5 anni di carcere della condanna.
Credo che nel 2022 sia anche giusto poter raccontare una storia così, che è anche la storia di un trentennio in cui è cambiata la tv commerciale, e il Paese con lei.
Tra "Piano piano" e "Wanna" ho vissuto una immersione totale negli anni '80: grazie alla serie mi sono anche ricordato le tv sempre accese in ogni stanza delle nostre case che ho inserito nel film, girato quasi nello stesso periodo.

10/08/2022, 09:33

Carlo Griseri