Festival Internazionale della Cinematografia Sociale \
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NASCONDINO - Nascere e crescere nei Quartieri Spagnoli


Il lungometraggio della regista Victoria Fiore è stato presentato nel Concorso Documentari al BFI London Film Festival. La vita di un gruppo di ragazzini a Napoli in un documentario che riaccende i riflettori sull’infanzia perduta dei Quartieri, dove chi nasce e cresce tra queste strade sembra avere il destino segnato.


NASCONDINO - Nascere e crescere nei Quartieri Spagnoli
"Nascondino" di Victoria Fiore
Protagonista di "Nascondino", diretto da Victoria Fiore, è Entoni, il classico scugnizzo napoletano, ribelle, scontroso, che la regista segue insieme ai suoi amici nella quotidianità, sempre fuori casa, a combinare guai, a far preoccupare la nonna, che fa da contraltare in questo racconto che mescola il linguaggio documentaristico, a rievocazioni di fantasia frutto dei sogni fatti dal ragazzino, dei suoi desideri, delle sue paure.

Quattro anni nella vita di Entoni e dei suoi familiari in una continua atmosfera di tensione e apprensione che la regista riesce a rendere raccogliendo le testimonianze della nonna, una sorta di narratore esterno, che con il suo flusso di coscienza dall’alto del suo balcone da dove osserva il nipote e gli altri ragazzi con una sigaretta perennemente tra le dita, diventa la testimone a volte speranzosa ma poi rassegnata della vita di Entoni che non sembra andare diversamente dalla sua. Lei ha conosciuto il carcere e anche Entoni seguirà questo destino. Tra santini di Padre Pio e tarocchi in delle affascinanti sequenze che mostrano la doppia natura di questo pezzo di Napoli, la donna si rivolge a un illusorio aldilà per sfuggire alla realtà.

Tra una fuga e l’altra dalle strutture che lo hanno accolto osserviamo il suo cambiamento, dalla solarità all’angoscia di essere costretto a lasciare la sua famiglia, i suoi amici, le strade dove è cresciuto, al pensiero della morte sempre incombente che poi si manifesta con l’omicidio di un suo amico. In questo racconto i grandi assenti sono i padri, morti, in carcere, risucchiati dai loro errori, dalla malavita, troppo “lontani” per essere semplicemente dei genitori.

Tra quelle strade si muove invisibile la camera di Victoria Fiore restituendo la spontaneità dei suoi protagonisti, i momenti più drammatici, quel costante spettro di qualcosa di insidioso più grande di loro e ineluttabile che viene confermato nelle didascalie finali del film. Se Entoni a tratti sembra predisposto a una vita normale, ammettendo che è importante studiare “perché si imparano le cose”, poi si ritrova “trascinato” da una realtà che ormai conosciamo bene, più volte rappresentata al cinema, come nel bellissimo e straziante "La paranza dei bambini" di Claudio Giovannesi che "Nascondino" sembra rievocare in alcune atmosfere, in certi “scorci dell’anima”.

Immagini potenti commentate dalla suggestiva colonna sonora di CJ Mirra rendono tutta l’umanità di questa realtà come quella della madre e del fratello di Entoni che su una spiaggia di fronte all’edificio dove il ragazzo è detenuto tentano di salutarlo da lontano e fanno un picnic guardando quelle mura e illudendosi di essergli in qualche modo vicino.

03/02/2022, 16:10

Caterina Sabato