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PREMIO IPAZIA INTERNAZIONALE 2022 - A Sahraa Karimi


PREMIO IPAZIA INTERNAZIONALE 2022 - A Sahraa Karimi
Sabato 5 febbraio nella sala dell’Ex Chiesa San Salvatore di Genova (ore 16.00), il premio sarà consegnato alla regista Sahraa Karimi, prima donna afghana ad aver conseguito un PhD in cinema (all'Università di Bratislava) e ad aver guidato l’Afghan Film Organization. Il 13 agosto Karimi lanciò da Kabul un’accorata lettera aperta rivolta alla comunità cinematografica internazionale che ha commosso e mobilitato il mondo: “Vi scrivo col cuore a pezzi e con la profonda speranza che possiate unirvi a me nel proteggere il mio bellissimo popolo...”. Due giorni dopo riusciva a fuggire fortunosamente dal paese, occupato militarmente dai talebani. Ora è visiting professor al Centro Sperimentale di Cinematografia – Scuola nazionale di Cinema.

Il premio ideato e diretto da Consuelo Barilari propone quest’anno un’edizione Internazionale speciale dedicata alle Donne in Afghanistan. Carmen Lasorella introdurrà la giornata, con la partecipazione di ospiti istituzionali, giornalisti, critici e politici. La cerimonia di premiazione sarà preceduta da una tavola rotonda (ore 16.00) condotta da Maria Paola Profumo, già Pres. Musei del Mare del Mediterraneo, con la partecipazione della Pro Rettrice vicaria dell’Università degli Studi di Genova Prof.ssa Nicoletta Dacrema. Aprirà gli interventi Marta Donzelli Pres. Fondazione Centro Studi di Cinematografia di Roma. Tra gli esperti e giornalisti presenti: Nico Piro, esperto di Afghanistan e inviato RAI 3; Ambasciatore Stefano Pontecorvo, Alto Rappresentate civile NATO in Afghanistan; Didi Gnocchi, filmmaker e produttrice 3DVideo; Rahel Saya, giornalista afghana; Patrizia Rappazzo, Dir. Sguardi Altrovi Film Festival; Sofia di Patrizi, Segreteria PD Genova; Arianna Cesarone, ANPI; Stella Acerno Amnesty International. Altri ospiti sono in via di conferma. A seguire (ore 17.00), Carmen Lasorella intevista la premiata e presenta proiezione del film di Sahraa Karimi Hava, Maryam, Ayesha (Afghanistan 2029, 86’ – Venezia 76). “Con questo film ho voluto raccontare la storia di tre donne del mio paese che cercano di cambiare la loro vita in una società tradizionale.” – dichiara la regista – “Storie vere che ho trovato viaggiando in molte città e villaggi afgani. Hava è l'esempio tradizionale di una casalinga afgana, Maryam è un’intellettuale, colta e di buona estrazione, Ayesha è un'adolescente della classe media. Tutte stanno cercando di non arrendersi alla società patriarcale imposta. Sono donne che non hanno avuto voce per molti anni e ora sono pronte a cambiare il loro destino.”

“Questo è un anno speciale purtroppo per le donne afgane, sappiamo che tutte le donne sono in pericolo in quel paese.” - Dichiara Consuelo Barilari. “Una donna afghana oggi non può lavorare fuori casa e nemmeno fare altre attività se non accompagnata da un mahram, un parente, come ad esempio il padre, il fratello o il marito. È proibito trattare con negozianti uomini, essere visitate da dottori maschi o studiare in scuole, università, andare in bicicletta o in moto, portare tacchi alti, poter presenziare a trasmissioni radio e tv. È vietato lo sport, la musica, è obbligatorio il burqa, è vietato usare cosmetici, ridere ad alta voce. La violazione di qualsiasi di questi divieti è punita con la lapidazione e anche con la morte. Tutte le donne del mondo in un primo momento si sono indignate e hanno protestato in solidarietà e si sono impegnate con progetti e azioni concrete di aiuto. Poi anche l’atroce destino di queste donne col passare del tempo viene dimenticato ci si abitua a tutto. Viene dimenticato e passa in secondo piano. Il Festival dell’Eccellenza al Femminile crea una sezione speciale del Premio Ipazia Internazionale e lo dedica a tutte le donne che si vedono private della libertà e dei diritti in Afghanistan e lo attribuisce a una donna simbolo di tutte le altre, colta e coraggiosa, fuggita dal suo paese, una regista cinematografica che ha dedicato la sua opera in Afghanistan alle donne Sahraa Karimi."

Questo è un Premio che il Festival consegna con la partecipazione e la solidarietà morale della cittadinanza attiva, delle associazioni culturali, organizzazioni politiche e della società civile, Il Premio sarà occasione di confronto pubblico con la partecipazione di molti ospiti per sapere di più e dibattere tutti insieme sulla situazione afghana e delle donne. Il Festival ha voluto dedicare alle donne afghane anche il Premio Ipazia alla Nuova Drammaturgia premiando l’opera teatrale Persefone nata a Kabul di Martina Zaccaro per portare anche a Teatro la nostra denuncia. A breve sarà annunciato anche il nome di chi riceverà, nello stesso giorno, il Premio Ipazia Nazionale.

28/01/2022, 11:42