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TERRA MIA - Don Luigi Merola su Ambrogio Crespi


TERRA MIA - Don Luigi Merola su Ambrogio Crespi
"Ho conosciuto personalmente Ambrogio CRESPI ed ho apprezzato il suo impegno quotidiano e concreto contro le mafie. Credo fortemente nelle parole del giudice di Sorveglianza di Milano quando riconosce che l'istituto della grazia, in questo caso, sia un mezzo per rimediare all'ingiustizia prodotta dalla giustizia". Cos all'AdnKronos il prete anticamorra don Luigi Merola, che con Ambrogio CRESPI ha lavorato al film 'Terra Mia', commentando le parole del presidente del Tribunale di Sorveglianza di Milano, Giovanna di Rosa, al IX congresso di Nessuno tocchi Caino che si svolto la settimana scorsa nel carcere di Opera. "La Grazia concessa dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella - osserva don Merola - rappresenta in pieno un tentativo da parte dello Stato di porre rimedio ad una ingiustizia. Lo stesso giudice di Rosa riconosce uno Stato che deve mettersi al servizio della persona sottoposta ad un processo e non condannare l'imputato quando la pena presumibilmente stata gi espiata attraverso una riabilitazione e un reinserimento sociale. L'articolo 27 della Costituzione italiana - spiega il parroco anticamorra - recita 'le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanit e devono tendere alla rieducazione del condannato', sancendo il principio di proporzionalit della pena e il fine principale, che quello rieducativo e non sanzionatorio. Di conseguenza ogni pena deve essere adeguata, cos come ogni processo secondo l'articolo 111 della Costituzione deve essere giusto. Ma davvero giusta una pena che arriva a distanza di tanti anni e in un contesto ormai completamente nuovo e mutato della persona in questione? Ogni pena non deve mai perdere il suo fine e non deve mai mirare alla disumanizzazione, perch una pena che arriva dopo tanti anni ad una persona che ormai reinserita completamente nella societ, potr avere soltanto un effetto contrario e negativo". "CRESPI, che nega la commissione dei reati - prosegue don Merola -, stato condannato dopo un lungo processo e la condanna arrivata dopo tanti anni in cui si impegnato nella lotta alle mafie tramite il suo lavoro di imprenditore della comunicazione". "Lo Stato - conclude - deve ritornare ad amministrare una giustizia con la G maiuscola".

22/12/2021, 11:19