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TORINO FILM FESTIVAL 39 - "La Svolta" Fuori Concorso


Diretto da Riccardo Antonaroli, è un noir ambientato a Roma, in cui i personaggi mutano nel corso della storia fino a trovare se stessi. Con Andrea Lattanzi Brando Pacitto, Ludovica Martino e Marcello Fonte


TORINO FILM FESTIVAL 39 -
Marcello Fonte, killer spietato ne "La Svolta"
A Torino arriva il noir all’italiana. Malavita, ultimo colpo, persone che svoltano. E proprio "La Svolta" è il titolo del film d’esordio nel lungometraggio di Riccardo Antonaroli, già autore di quel "Cani di razza" (insieme a Matteo Nicoletta) che rimane un esempio di cortometraggio da far vedere nelle scuole. E in effetti anche questo film sembra ben impostato, non troppo originale nella sceneggiatura, ma credibile e capace all’inizio di suscitare l’interesse dello spettatore.

Di certo c’è che la cinefilia ha preso il posto della fantasia e anche il film di Antonaroli paga l’esigenza incontenibile di aggrapparsi a qualcosa di già visto, andando sul sicuro tra battute che ricordano Tizio, inquadrature che si ispirano a Caio, sviluppi di sceneggiatura che camminano sul sentiero tracciato da Sempronio. Tanto era originale "Cani di razza", con la sua capacità di mettere alla berlina dall’interno il piccolo mondo italico dei cortometraggi, tra funzionari pubblici ottusi, giovani artisti con il sogno di fare il cinema, festivaletti e premi che, in effetti, non portano da nessuna parte, quanto è già assaporato "La Svolta", malgrado non sia girato male.

E non è neanche pensato male, è solo pensato non rispetto a una realtà possibile o a una fantasia apprezzabile (che Nicoletta sembra avere), ma rispetto all’immaginario cinematografico. Non è la prima volta che ci facciamo carico di riportare questa sensazione, ma sembra proprio che al momento, malgrado scuole di cinema super professionali, finanziamenti a pioggia e richieste inesauribili dai nuovi canali di distribuzione, sia questo l’ostacolo da superare per creare un prodotto veramente nuovo e apprezzabile. Ci deve essere uno scalino, da qualche parte nella catena produttiva del cinema italiano, che blocca il flusso realizzativo trasformando ogni film in qualcosa di simile a qualcos’altro, rassicurante per chi legge e approva i progetti ma sicuramente sempre meno adatto al pubblico ormai abituato a fare paragoni sulle offerte che arrivano quotidianamente da tutto il pianeta.

Il cast è apprezzabile, nella ricerca di un’interpretazione realistica che porti credibilità alla vicenda. Spicca nel gruppo Marcello Fonte, forse il meno minimale con le sue scarpe duilio bicolore, ma sicuramente capace di creare un carattere diverso dal solito, cattivo, determinato e senza quella bontà che fino ad oggi ha sempre velato lo sguardo dei suoi personaggi.

02/12/2021, 16:00

Stefano Amadio