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VENEZIA 78 - "Django & Django", Sergio e Quentin


Luca Rea e Steve Della Casa omaggiano vita e carriera di Sergio Corbucci, maestro di spaghetti western (e non solo)


VENEZIA 78 -
Impossibile, pare, raccontare Sergio Corbucci senza metterlo in confronto con Leone: "l'altro Sergio", "il secondo miglior regista di western italiani" sono le due definizioni più ricorrenti, quando lo si ricorda. Eppure sono tanti e tali - come successo di pubblico, se non come pura qualità - i suoi film che vanno ricordati e hanno fatto epoca: merito quindi di "Django & Django", scritto da Steve Della Casa e Luca Rea, quello di porre la meritata attenzione sulla sua carriera.

Per farlo scelgono un testimonial di assoluta eccezione, straripante e appassionato: Quentin Tarantino, che su Corbucci avrebbe voluto scrivere addirittura un libro e che ha regalato agli autori una lunga intervista-confessione di 2 ore e 45 minuti da cui sono stati estratti innumerevoli ricordi, aneddoti, emozioni.

A lui (le altre voci interpellate sono quelle del vero Django, Franco Nero, e di Ruggero Deodato) e a straordinari materiali d'archivio è affidato il successo del progetto: Tarantino è un fiume in piena, sa tutto e quel che non sa lo immagina, regalando spassosi intuizioni verosimili. E' indubbio che i minuti da non perdere siano quindi quelli in cui si gira - ottimamente animata - una scena mai davvero esistita di "C'era una volta... a Hollywood", l'incontro a Roma tra il suo Rick Dalton/Leonardo DiCaprio e Corbucci.

Si ride, si rivalutano film dimenticato, si respira aria di grande cinema: chiedere di più a un documentario di cinema si può, ma sarebbe troppo.

09/09/2021, 07:00

Carlo Griseri