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Note di regia di "Maschile singolare"


Note di regia di
MATTEO PILATI
Maschile Singolare è un omaggio al cinema che da sempre prediligo: quello che racconta quel momento di turbamento, cambiamento e meraviglia nella vita di personaggi del tutto ordinari, in bilico tra il linguaggio della commedia e quello del dramma. Essendomi occupato per diversi anni delle produzioni originali all’interno di grandi emittenti, conoscevo bene le dinamiche produttive dell’industria dell’intrattenimento, ma questa è stata la prima volta in cui ho potuto misurarmi con lo sviluppo e la creazione di qualcosa di mio: per farlo nel migliore dei modi, ho avuto la fortuna di poter contare su una bellissima squadra di collaboratori di grande professionalità, che hanno preso parte al progetto con passione e convinzione. Grazie all’entusiasmo e alla grande disponibilità di un cast estremamente motivato, stimolante e professionale, Alessandro, Giuseppe ed io abbiamo dedicato grande cura al lavoro di preparazione, provando e riprovando le scene, modificando situazioni e battute con l’intento di adattare al meglio la pagina scritta alle interpretazioni di ciascuno di loro. Il lavoro di produzione è stato straordinario: girare un film da 100’ in sole tre settimane è stata una prova di grandi capacità e sangue freddo per risolvere con efficacia i numerosi problemi che – inevitabilmente – sono occorsi. Come prevedibile, in più occasioni ho avuto modo di dubitare se fossi all’altezza della situazione. Durante uno di questi momenti di crisi sul set, qualcuno mi ha dato un suggerimento molto saggio e prezioso, invitandomi a non preoccuparmi troppo della mia manifesta inesperienza, ma di rimanere fedele alla mia visione e di assicurarmi di portare il progetto nella giusta direzione: questo è ciò che ci si aspetta da un regista. Tirando le somme, posso dire che – conti alla mano e considerate le circostanze – posso ritenermi orgoglioso, perché il risultato finale è impressionantemente fedele a ciò che avevo in mente.

ALESSANDRO GUIDA
Maschile Singolare è stata una sfida: abbiamo deciso di realizzare il film in modo indipendente, con le nostre forze. Avevamo poche risorse, solo tre settimane di riprese, ma abbiamo potuto contare su una troupe giovane, unita e motivata, che lavora con me da anni su corti e videoclip: avere la chance di girare un film ci ha dato tanto entusiasmo. Anche i membri del cast hanno voluto e creduto fortemente in questo progetto, dove hanno mostrato tutto il loro talento. Per me nel Cinema il sale della narrazione è il conflitto: il dramma. Già in sceneggiatura abbiamo deciso di raccontare questi momenti in modo diverso: senza enfatizzarli, addirittura dove possibile eliminarli. Così la storia avrebbe assunto un carattere più originale e soprattutto maggiormente aderente alla vita del nostro protagonista Antonio che nasconde o peggio non affronta i problemi e le criticità. Di conseguenza ho consigliato una regia invisibile, di non far “sentire” mai la macchina da presa allo spettatore, niente che potesse distrarlo dalla narrazione della storia di Antonio. Non ci sono infatti dettagli, coperture o paesaggi, ma al centro dell’immagine sempre il nostro protagonista. La macchina da presa si muove solo insieme alle azioni, emozioni o sguardi dei personaggi. C’è solo una scena in cui avviene un’eccezione ed è un flashback. Abbiamo scelto di girare quasi esclusivamente con lenti telate per avere il nostro protagonista Antonio sempre al centro dell’inquadratura, ma staccato dall’ambiente circostante, quasi sempre fuori fuoco o dove le prospettive fossero “schiacciate”. Il montaggio segue lo stesso ritmo del battito del cuore del nostro personaggio principale. Preciso e regolare nei momenti di calma, veloce e alternato quando Antonio progetta e immagina il futuro; piani sequenza senza stacchi quando anche lui si sofferma sulla scena che sta vivendo; scavalcamenti di campo quando il cuore si ribella, va in controtendenza al suo pensiero. Come le riprese anche la fotografia e la musica dovevano essere “mimetiche” solo accompagnare la scena, l’atmosfera e mai sottolinearla. Maschile Singolare racconta una storia che può essere accaduta davvero a un nostro amico, una storia unica, forte, ma senza mai spettacolarizzarla. Quindi anche la recitazione doveva essere il più naturale possibile: spontanea che non vuol dire far improvvisare gli attori; anzi, c’è stato un grande lavoro di costruzione dei ruoli effettuato con tutti gli interpreti durante le prove. Ognuno doveva avere il suo modo di parlare, il suo slang: quando usa il dialetto di origine, quando lo nasconde, quando per darsi un tono dicono certe cose o pronuncia addirittura parole di un’altra lingua. Per poi passare alle sfumature dettate dal loro gesticolare, il loro modo di camminare o baciare. Il tutto per formare dei personaggi tridimensionali e non solo credibili, ma fortemente riconoscibili ed empatici per lo spettatore come per Antonio.