Festival Internazionale della Cinematografia Sociale \
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Note di regia di "Celestino"


Note di regia di
La pandemia ha evidenziato lo svilimento della cultura e dell'istruzione in atto nel nostro tempo. La cultura ha perso il suo ruolo privilegiato di guida nella formazione emotiva ed intellettuale dei cittadini. Nutrirsi culturalmente, arricchire la vita interiore, pensare, sono considerate come qualcosa di non indispensabile per vivere, come invece lo sono mangiare e curare il corpo. Ci si può riunire per le attività produttive e commerciali, così come per i riti di culto, ma non ci si può riunire per la cultura, l'arte, l'istruzione, che oggi più che mai vanno difese e garantite. Tutte le attività culturali in presenza sono sospese e deterritorializzate sul piccolo schermo, nel nostro privato o in famiglia, considerate solo come intrattenimento e divertimento.

Cosa più dell'arte, della cultura, dello scambio d'idee contribuisce alla salute, contribuisce a creare una nuova visione del mondo lungimirante, di cui tanto abbiamo bisogno nella nostra epoca vuota, anestetizzata e mortifera? Celestino è un personaggio “autistico”, prodotto della cultura digitale che tende all'isolamento e alla connessione virtuale con l'altro. La scarpa al piede destro, che non riesce più a togliere, rappresenta il perturbante, un elemento famigliare ed estraneo al tempo stesso, simulacro e richiamo di una vita antecedente. La scarpa personifica i dubbi di Celestino, è la sua coscienza che lo perseguita sullo stile di vita sedentario che conduce, nonché sull'epoca che vive sempre più dedita al consumo rapido, alla frivolezza, all'impoverimento culturale e alla perdita dei luoghi culturali collettivi. I giochini a carica calano come un sipario tra una scena e l'altra. Con il loro ritmo monotono incarnano il nostro tempo noioso e sempre uguale, sempre meno comunitario e comunicante, segnato da una regressione linguistica-tecnologica, attraverso l'utilizzo sempre maggiore dei simboli per esprimere emozioni, anziché delle parole. Celestino siamo noi, che con l'ingresso ponderoso del digitale nelle nostre vite rischiamo di perdere il rapporto umano. Celestino è l'uomo di oggi che non solo non riesce a trovare se stesso, ma addirittura non si cerca più.

Giuliana Fantoni