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Note di regia di "Carosello Carosone"


Note di regia di
Geniale, rivoluzionario, antidivo, sofisticato ma popolare, profondamente italiano. Esistono infiniti aggettivi per definire Renato Carosone, ma solo un modo per raccontarne la vita in un
film: mettere al centro il suo rapporto ossessivo e vitale con la musica.
In due decenni - dal 1937, anno in cui il giovane Carosone si diploma al conservatorio di Napoli, alla fine degli anni Cinquanta, quando non ancora quarantenne si ritira dalle scene nel momento di massimo successo - si alternano vicende avventurose, due guerre, diversi continenti, esperienze di vita che lo portano alla creazione di uno stile musicale innovativo, fatto di suggestioni africane, swing americano e profonde radici napoletane.
La musica, la leggerezza e l’ironia di Carosone diventano la colonna sonora di un Paese che sta rinascendo dalle ceneri di una guerra sanguinosa.
Dal primo giorno di riprese, ho sentito una perfetta assonanza tra il periodo drammatico che stiamo vivendo, questi lunghi mesi di pandemia, e gli anni dolorosi della storia che stavo raccontando.
Mi sembrava una bellissima sfida proporre oggi un’idea di rinascita basata sull’arte, il talento e il valore delle proprie radici.
Ho provato a mettere in scena questa storia prendendo a prestito dal mio protagonista l’eclettismo e la dedizione al lavoro, il suo non prendersi troppo sul serio, e ho cercato di restituire l’umanità e lo stupore di un ragazzo alla scoperta della vita.
Con l’aiuto dei miei collaboratori, ho immaginato un mondo visivo rigoroso ma anche lievemente onirico, preparato accurati effetti digitali e reinterpretato le esibizioni musicali e teatrali di Carosone, che sono state il principale veicolo del suo successo.
L’incontro coi miei giovani protagonisti è stato speciale: Eduardo Scarpetta e Vincenzo Nemolato sono stati i primi (e gli unici) attori che abbiamo provinato per le parti di Renato e Gegè. Sono rimasto immediatamente conquistato da questi due ragazzi napoletani, talentuosi e legati alla tradizione della loro città, al punto di decidere di non incontrare altri candidati. Ero sicuro che fossero la scelta giusta. Ludovica Martino, invece, è arrivata per ultima e si è accordata con discrezione, dando al personaggio una profondità sorprendente per un’attrice della sua età.
L’ultimo passo, il più importante, è stato il lavoro sulla musica, che è stata la base su cui abbiamo costruito Carosello Carosone. Stefano Bollani ha sposato il progetto con entusiasmo, si è divertito ad incidere tante canzoni del repertorio di Carosone, si è inventato le sue brillanti composizioni giovanili, ha creato una colonna sonora molto ispirata, che accompagna il film in un immaginario che abbiamo condiviso con entusiasmo.

Lucio Pellegrini