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ATLAS - Film d'apertura alle Giornate di Soletta


ATLAS - Film d'apertura alle Giornate di Soletta
Il 21 gennaio serata inaugurale speciale per la 56ª edizione delle Giornate di Soletta, non solo perché trasmessa in streaming e diretta televisiva, ma anche perché “per la prima volta una produzione ticinese inaugura la rassegna del cinema svizzero”, come ha dichiarato la direttrice artistica Anita Hugi citata in un comunicato stampa. “In questo modo, non solo diamo un segnale di pluralità importante, ma presentiamo anche una voce giovane e forte del Cinema svizzero” ha proseguito Hugi, riferendosi a Niccolò Castelli che ha portato a Soletta, on line, il suo secondo lungometraggio, ‘Atlas’. Il film è stato trasmesso sulle reti della SSR.

Il lungometraggio del regista luganese richiede riflessione e attenta considerazione nella sua valutazione. Esprimere un giudizio a caldo non ci permette di considerare tutte le circostanze e soprattutto le difficoltà che Niccolò Castelli e la sua troupe hanno dovuto affrontare nella sua realizzazione. La frammentazione della narrazione è una caratteristica fondamentale di Atlas.

Il dramma di Allegra, ferita nel fisico ma soprattutto nell’anima è filmato ed espresso in tutta la sua crudezza, cosa che non tutti gli spettatori riescono a capire. Il ruolo di protagonista, Allegra, è interpretato con moderata bravura dall’attrice e musicista italiana Matilda De Angelis. Il film vede inoltre la partecipazione dell’attore franco-tunisino Helmi Dridi, a cui fa da spalla l’attore zurighese Nicola Perot (Premio per il miglior telefilm svizzero 2015 con ‘Der Hamster’). Accompagnano Allegra nella storia Irene Casagrande, Anna Manuelli, Kevin Blaser, Angelo Bison, Anna Ferruzzo, Neri Marcorè, Giacomo Bastianelli, Dorothée Müggler e Andrea Zogg.

‘Atlas’ ha per protagonista Allegra, una ragazza i cui progetti di vita vengono sconvolti da un tragico evento: un attentato terroristico nel quale muoiono tre suoi amici. E lei sopravvive. A ispirare il regista, l’esplosione al Café Argana di Marrakech avvenuta il 28 aprile del 2011: nell’attentato morirono 18 persone, tra cui tre giovani ticinesi.

Castelli, scrive ancora Anita Hugi, “trova le immagini per ciò che è indicibile, consentendoci di riflettere su come – sia a livello individuale che sociale – siamo in grado di gestire un trauma collettivo”. L’attrice e musicista italiana Matilda De Angelis è attualmente sugli schermi con la miniserie Hbo ‘The Undoing’ (Le verità non dette) a fianco di Nicola Kidman e Hugh Grant.

‘Atlas’ – coproduzione internazionale Svizzera, Italia e Belgio – è prodotto dalla Imagofilm di Villi Hermann, al quale le Giornate di Soletta dedicano la rassegna speciale “Rencontre”, come annunciato nelle scorse settimane.

Niccolò Castelli, ricordo che di ‘Atlas’ si era parlato come di uno dei film bloccati dalla pandemia.
Sì: praticamente eravamo in postproduzione, anche se avevamo ancora qualche scena da girare. Ci siamo dovuti arrangiare, abbiamo trovato altre soluzioni e siamo riusciti a finirlo.

Film ispirato all’attentato di Marrakech del 2011.
Mi sono ispirato a quello e ad altri eventi simili: ho avuto occasione di incontrare altre persone che sono state vittime di tragedie come quella, persone sopravvissute a un attentato. Non mi interessava fare un film che parlasse di uno specifico evento, ma volevo fare un film che parlasse di come affrontiamo la paura del terrorismo, la paura del diverso attraverso lo sguardo di una persona che quella paura l’ha vissuta da vicino.
Questa la mia intenzione: se ci sarò riuscito lo dirà il pubblico.

Il riferimento a Marrakech è comunque immediato, almeno per il pubblico ticinese.
Ero in Ticino quando c’è stato l’attentato e mi è sembrato che quell’evento ci avesse tolto una sorta di verginità: fino a quel momento credevamo che certe cose accadessero solo fuori. Il terrorismo, la paura, l’Islam erano una cosa un po’ astratta: quella tragedia ha come rotto una bolla e ci siamo resi conto che anche noi facciamo parte del mondo.
Il film è stato concepito, e in parte realizzato, pensando a un certo tipo di paura. Adesso il pubblico lo vedrà con altre paure in testa, non il terrorismo ma una pandemia. Mi sono interrogato a lungo sulla cosa: durante il lockdown con la montatrice, Esmeralda Calabria, abbiamo rivisto il film ma non perché con la pandemia ‘Atlas’ avesse perso di senso. Il lockdown ci ha dato il tempo per capire come il film potesse essere più universale: a pensare alla paura non solo come paura dello straniero, del diverso, piuttosto come la paura di provare un po’ di empatia con il resto del mondo.
Forse ‘Atlas’ è addirittura più urgente adesso di prima, cosa che mi ha piacevolmente sorpreso – anche se non voglio parlare di piacere pensando a questi tempi difficili –, perché questa pandemia mette in discussione il nostro rapporto con l’altro, con il vicino di casa, con chi incontriamo sul bus. La mia speranza è che il film venga letto con una chiave più ampia dello spunto di partenza.

‘Atlas’ ha aperto le Giornate di Soletta, ma in streaming e in televisione.
È un esperimento: il festival ci ha chiesto di essere il film della serata inaugurale in questa modalità che è totalmente nuova. Noi ovviamente abbiamo lavorato pensando al cinema, io sono ancora molto legato al grande schermo e a questo è destinato ‘Atlas’. Ma trovo la proposta interessante e coraggiosa. Ed è anche un onore per la Svizzera italiana, cosa che è uno dei motivi per cui abbiamo accettato questa offerta.

23/01/2021, 10:24

Augusto Orsi