CINECITTÀ SI MOSTRA
I Viaggi Di Roby

FRANCESCO BRUNI - "Sogno un film dove riunire il Bruniverse"


FRANCESCO BRUNI -
Linea d’Ombra Festival 2020 arriva al giro di boa, con una quinta giornata, quella di mercoledì 28 ottobre, caratterizzata dal ricco ed emozionante incontro con Francesco Bruni, intervistato dal direttore artistico Boris Sollazzo. Cosa sarà, il suo nuovo film, ha chiuso la Festa del cinema di Roma, uscendo nelle sale in contemporanea, ma restandovi solo due giorni, a causa delle nuove chiusure decise dal governo per contrastare il Covid.

Un film nato dall’esperienza della malattia che ha colpito il regista appena tre anni fa. «È stato un percorso accidentato, prima con la diagnosi della malattia, l’attesa per il trapianto delle staminali, la convalescenza, la scrittura della sceneggiatura, le riprese, la possibilità di uscire a marzo con il titolo “Andrà tutto bene” e poi il film bloccato dalla pandemia. Altri mesi di attesa, l’uscita a fine ottobre con il cambio del titolo. Un giorno e mezzo di sala e di nuovo il blocco”.

Alter ego di Bruni sullo schermo è stato un magnifico Kim Rossi Stuart. «Kim ha accettato subito di fare il film, ma ha voluto lavorare con me sulla sceneggiatura che avevo già scritto. Per me è stato un ribaltamento e un arricchimento molto forte, tanto che pensavo di accreditarlo come co-sceneggiatore, ma non ha voluto”. Nei titoli Kim Rossi Stuart appare comunque accreditato come “collaborazione alla sceneggiatura”.

Altro interprete di Cosa sarà è Nicola Nocella, nei panni dell’infermiere barese che si prende cura del regista Bruno Salvati durante la degenza. L’attore, candidato al David di Donatello per Il figlio più piccolo di Pupi Avati e Easy di Andrea Magnani, ricorda il suo primo approccio con il film. «Quando Francesco mi ha chiamato mi ha spiegato perché quel ruolo dovevo farlo io, perché ad assisterlo aveva avuto un infermiere di Bari. Ho sentito talmente tanto l’importanza di quello che stavo facendo d’aver avuto paura di rovinarlo».

Secondo ospite “a sorpresa” dell’incontro è stata Raffaella Lebboroni, attrice magnifica e moglie di Bruni, che lo stesso regista ha definito “la fata” dei suoi film. Lebboroni interpreta la dottoressa che prende in cura il protagonista, candidandosi già tra le favorite per i prossimi David. Intervento lampo con l’attrice, che ha poi abbandonato la diretta «perché sta iniziando Un posto al sole».

Bruni il Livornese ha poi svelato un’idea molto suggestiva che riguarda i personaggi dei film da lui diretti. «Sono tutti e quattro ambientati a Roma, mi sono accorto che i protagonisti vivono tutti nel raggio di 5 chilometri e appartengono allo stesso ceto sociale. Ho pensato che in questo mondo cinematografico si sarebbero potuti incrociare, conoscere, tessere relazioni». Ci sono quindi le basi per creare un vero e proprio “Bruniverse”. «L’unico problema è che Raffaella appare in quattro ruoli diversi, dovrei scegliere quale farle fare».

Cosa sarà è dedicato a Mattia Torre, straordinario sceneggiatore, uno dei creatori della serie di culto Boris, scomparso il 19 luglio del 2019 di tumore. «Mattia e io eravamo grandi amici, siamo stati ricoverati insieme per un periodo e facevamo a gara a chi aveva i valori più alti. Vinceva sempre lui, anche se secondo me ogni tanto barava. Era uno scrittore straordinario, ci ha lasciato molte sceneggiature ancora da girare e dirigerei un film scritto da Mattia anche domani. Lo confesso, quando ho saputo che Figli lo avrebbe diretto Giuseppe Bonito, che ha fatto un ottimo lavoro, un po’ ci sono rimasto male. Avrei voluto farlo io».

Sul finale un’annotazione sulla chiusura delle sale cinematografiche: «È indubbio che i cinema stessero perdendo pubblico a prescindere, ma credo che la chiusura sia purtroppo il frutto di un braccio di ferro interno al governo. È stata una decisione anche populista, perché il cinema sconta un’immagine fasulla, fatta di macchinone, motoscafi, belle donne, red carpet, quella che esce dai grandi festival. Chi conosce il settore sa che non è così. Questa idea genera da una parte sentimento di ammirazione, dall’altra un sottile odio sociale, siamo visti come casta. Non va dimenticato che sotto c’è tutto un mondo che lavora”.

29/10/2020, 14:35