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CINEMAMBIENTE 2020 - A Torino dall'1 al 4 ottobre


CINEMAMBIENTE 2020 - A Torino dall'1 al 4 ottobre
Alla ripresa delle manifestazioni dal vivo, il Festival CinemAmbiente, giunto al suo 23° anno di vita, si presenta all’appuntamento del 2020 con un’edizione speciale, caratterizzata da una struttura più snella e flessibile, adeguata alle contingenze del momento e in grado, al contempo, di sfruttare le innovative modalità di fruizione cinematografica che si sono largamente diffuse nei mesi scorsi. Spostato a causa dell’emergenza sanitaria dal tradizionale periodo tardo-primaverile a quello autunnale, il Festival, organizzato dal Museo Nazionale del Cinema e diretto da Gaetano Capizzi, si svolgerà a Torino dal 1° al 4 ottobre, riducendo la programmazione di due giorni rispetto agli scorsi anni, ma espandendo la sua platea potenziale.

L’edizione 2020 si svolgerà, infatti, contemporaneamente alla presenza del pubblico (nelle sale del Cinema Massimo) e online, sulla piattaforma streaming di MYmovies, che ospiterà una selezione dei film in cartellone. L’aggiunta di una sala virtuale a quelle tradizionali è frutto di una partnership operativa del Festival con il Ministero dell’Ambiente già sperimentata nella scorsa primavera con l’iniziativa online “Cinemambiente a casa tua”, che ha riscosso un grande successo e segnalato il web come uno strumento di eccezionale efficacia nella diffusione della cinematografia e della cultura green.

L’edizione 2020 presenta 65 film tra lungo, medio e cortometraggi, selezionati come sempre tra la miglior produzione internazionale di settore e provenienti da 26 Paesi accompagnati da incontri con autori, protagonisti, esperti, presenti in sala o in collegamento online. I titoli proposti non saranno quest’anno suddivisi in sezioni competitive, nell’intento di privilegiare una dimensione cooperativa del Festival in grado di favorire, specificamente attraverso il cinema, la ripresa di un dibattito collettivo sull’ambiente. Se la pandemia ha relegato in secondo piano altre emergenze globali, i film presentati al Festival – quasi tutti ovviamente realizzati nel periodo pre-Covid – riportano l’attenzione sui temi cruciali che riguardano lo stato attuale, la salute e il futuro del nostro Pianeta, sia esplorandone le condizioni in singoli angoli di mondo, sia mettendo in luce fenomeni universali provocati dal suo progressivo cambiamento.

Nel partecipare alla ripresa del dibattito ambientale, il Festival riprende nel claim della sua 23a edizione il nome di un proprio premio storico – “Movies Save the Planet” – esprimendo così l’intenzione di proporsi al pubblico, quest’anno in particolare, come uno strumento d’aggiornamento su temi fondamentali e un veicolo di conoscenze e informazioni che sono il motore primo di un cambiamento consapevole e di una ripartenza in una nuova direzione.

I LUNGOMETRAGGI E I MEDIOMETRAGGI: PROIEZIONI E INCONTRI
L’edizione 2020 offre una panoramica delle urgenze e dei fenomeni su cui si è focalizzata la recente cinematografia green attraverso una selezione di 18 lungometraggi e 15 mediometraggi (compresi i film in proiezione speciale), quasi tutti in anteprima nazionale.

Da alcuni anni il Festival dedica la sua apertura al tema dei cambiamenti climatici, nella convinzione che il mancato contenimento del riscaldamento globale e il conseguente avvicinarsi di punti di non ritorno con effetti irreversibili per tutti i comparti ambientali siano oggi la massima emergenza planetaria.
La nuova edizione si inaugurerà, come ormai lunga tradizione, con il “Punto di Luca Mercalli” (giovedì 1° ottobre, ore 20.30, Sala Cabiria). L’annuale report sullo stato del Pianeta, stilato e interpretato dal meteorologo appositamente per il pubblico del Festival, si soffermerà in specifico sul rapporto tra clima e ambiente, con qualche accenno anche agli effetti positivi del lockdown sulla diminuzione dell’inquinamento. I cambiamenti climatici torneranno poi in scena con il film di apertura, Rebuilding Paradise (giovedì 1° ottobre, ore 21, Sale Cabiria, Rondolino e Soldati), diretto da Ron Howard. Il regista Premio Oscar (per A Beautiful Mind), non nuovo al genere documentario, affronta nel suo ultimo lungometraggio la drammatica attualità degli incendi incontrollabili, alimentati dall’estrema siccità, di cui la California è ormai vittima sistematica. Girato a Paradise, ridente cittadina rasa al suolo nel giro di tre ore, l’8 novembre 2018, dal Camp Fire, uno degli incendi più devastanti nella storia dello Stato, il film è la storia di una comunità resiliente, determinata a non lasciarsi sopraffare dalle avversità e a ricostruire tutto quanto andato perso tra le fiamme. La proiezione sarà seguita da un incontro online con Michelle John e Steve “Woody” Culleton, protagonisti del documentario.

L’edizione 2020 torna sul tema dei cambiamenti climatici anche con il film di chiusura, The Great Green Wall (domenica 4 ottobre, ore 21, Sale Cabiria, Rondolino e Soldati), il nuovo lungometraggio dello statunitense Jared P. Scott, già autore di The Age of Consequences, presentato al Festival nel 2017. Il lungometraggio è un viaggio, guidato dalla musicista-attivista maliana Inna Modja, nel Sahel, uno degli avamposti dei cambiamenti climatici. Nella regione africana in cui gli effetti del riscaldamento globale si traducono in crescenti carestie, conflitti, migrazioni di massa, le speranze oggi sono riposte nella “Grande muraglia verde”: un ambizioso progetto di riforestazione, diventato anche un movimento e una campagna internazionale, che prevede la creazione di una barriera di 8.000 chilometri di alberi attraverso l’intera larghezza del Continente allo scopo di contrastare la siccità e la desertificazione e ridare un futuro a milioni di persone. La proiezione sarà seguita da un incontro online con il regista Jared P. Scott, la musicista Inna Modja e Giulia Braga, produttrice esecutiva del film e program manager di Connect4Climate - World Bank.

Come nella scorsa edizione, il Festival dedica spazio alle nuove forme di attivismo ambientale, che negli ultimi anni hanno richiamato con forza l’attenzione dell’opinione pubblica sull’emergenza climatica. The Troublemaker (sabato 3 ottobre, ore 20, Sala Cabiria), diretto dal regista inglese Sasha Snow, approfondisce le ragioni e le emozioni profonde di due percorsi personali molto diversi, ma approdati entrambi alla consapevolezza della gravità del fenomeno dei cambiamenti climatici e alla decisione di fare quanto possibile per contrastarlo: quello di Sylvia Dell, pensionata, madre di quattro figli, non militante estremista, ma semplice e pacifica cittadina, e quello di Roger Hallam, il fondatore radicale di Extinction Rebellion, movimento internazionale, socio-politico, nonviolento, nato due anni fa in Inghilterra in risposta alla devastazione ecologica causata dall’antropizzazione. Attraverso le loro testimonianze, il mediometraggio intende essere un invito ad abbandonare la resistenza passiva e promuovere un impegno diretto e una partecipazione collettiva alla lotta per il clima. La proiezione sarà seguita da un incontro online con il regista Sasha Snow e con Roger Hallam, fondatore di Extinction Rebellion, e Sylvia Dell, attivista, protagonisti del film. La proiezione sarà introdotta da una performance musicale di Linda Messerklinger e di Luca Vicini "Vicio” tratta da ANIMA_L, il progetto multimediale ideato dall’attrice torinese e dal bassista dei Subsonica con l’obiettivo di creare una rete di cooperazione tra artisti, studiosi e attivisti della scena contemporanea impegnati nella ricerca di nuovi linguaggi e pratiche in grado di favorire la ricostruzione e la protezione di relazioni e tessuti vitali sul Pianeta.

Il mediometraggio francese Génération Greta (giovedì 1° ottobre, ore 17.30, Sala Cabiria), di Simon Kessler e Johan Boulanger, intreccia le storie di nove attiviste, in altrettanti diversi punti del mondo, dal Kenya all’Ecuador, dalla Francia alle Filippine. Ragazze e giovani donne dai 12 ai 23 anni di età, le protagoniste si battono sulla scia dell’esempio di Greta Thunberg contro i drammatici effetti dei cambiamenti climatici, sperimentati anche direttamente nei loro Paesi, e contro l’immobilismo della politica, rivendicando il diritto al futuro della propria generazione e di quelle a venire. Con Ragazzi irresponsabili (giovedì 1° ottobre, ore 18.30, Sala Cabiria), di Ezio Maisto, si torna invece entro i nostri confini, per conoscere più da vicino i giovani italiani che seguono l’esempio di Greta, organizzando i Fridays For Future e gli scioperi della scuola per il clima. Girato di piazza in piazza, di manifestazione in manifestazione, il film indaga, attraverso interviste e testimonianze, le ragioni, gli obiettivi, le contraddizioni, le reali prospettive di un movimento sempre più consapevole e “responsabile”. La proiezione sarà seguita da un incontro con il regista Ezio Maisto, con gli attivisti di Fridays For Future Torino e con Marina Bozza, responsabile culturale dell'area Nord-Ovest di Banca Etica.

Ritorna invece al passato, alla pionieristica mobilitazione giovanile per l’ambiente di tanti anni fa, Ez, eskerrik asko. Gladysen leihoa (sabato 3 ottobre, ore 22.30, Sala Soldati), diretto dalla regista basca Bertha Gaztelumendi e dedicato a Gladys del Estal Ferreño, l’attivista ventitreenne uccisa a Tudela il 3 giugno del 1979 dalla Guardia Civil nel corso di una manifestazione antinucleare pacifica e autorizzata. Accanto al ritratto di Gladys – diventata un simbolo dell’ambientalismo basco – e alla cronaca di quella giornata, il lungometraggio ricostruisce il clima del periodo che portò alla nascita del movimento antinucleare nei Paesi Baschi (dove allora era prevista la costruzione di una nuova centrale proprio vicino a Tudela) e nel resto del mondo.

L’emergenza ambientale, e in specifico quella climatica, induce in diversi film di recente produzione una riflessione che travalica i limiti della cronaca per porsi interrogativi profondi sul futuro dell’uomo e il suo ruolo nel mondo, sulla sua caducità di specie e sul suo possibile rischio di estinzione oggi avvertiti con maggior consapevolezza. È il caso di FREM. Requiem for Homosapiens (venerdì 2 ottobre, ore 21.30, Sala Rondolino), diretto dalla regista slovacca Viera Čakányová e girato sull’isola di King George, nella regione antartica il cui ecosistema appare oggi irreversibilmente modificato dai cambiamenti climatici. Riflessione filosofica sui limiti del pensiero antropocentrico, il lungometraggio simula, in una combinazione di saggio documentaristico, video-art e sperimentazione cinematografica, le condizioni di un mondo post-umano dove la nostra specie, dopo aver esaurite le sue opzioni naturali e reso il Pianeta inadatto alla propria stessa sopravvivenza, non è più quella dominante, ma è costretta a cedere il passo alla prevalente intelligenza artificiale. La proiezione sarà seguita da un incontro online con la regista Viera Čakányová. Sul posto dell’uomo nel mondo si interrogano anche gli antropologi Alexander e Nicole Gratovsky, fondatori del centro internazionale Dolphin Embassy, di ritorno al Festival (dove hanno presentato nel 2017 Intraterrestrial: A Fleeting Contact) con il loro nuovo film, Revelation of Jonah (venerdì 2 ottobre, ore 20, Sala Rondolino). Ispirato al racconto biblico di Giona, sfuggito al suo destino e inghiottito dalla balena, il film è una parabola filosofica, uno sguardo in prospettiva sugli eventi che capitano oggi all’umanità nel suo complesso e a ogni singolo individuo, e un invito a riconnetterci al mondo che ci circonda e cercare la strada per una nuova vita. La proiezione sarà seguita da un incontro online con i registi Alexander e Nicole Gratovsky.

Prende spunto iniziale dal racconto biblico anche Vanitas (sabato 3 ottobre, ore 20.30, Sala Soldati), il nuovo film di Mario Brenta e Karine De Villers, vincitori della scorsa edizione del Festival con Il sorriso del gatto. Attraverso immagini e parole liberamente ispirate ai testi sacri, a poeti, pensatori e filosofi dell’Otto-Novecento, il film si concentra sull’accanimento dell’uomo nel voler trasformare il mondo – essendone poi di fatto sempre trasformato – e sul suo ostinato tentativo, dopo la cacciata dall’Eden, di negare la propria appartenenza alla Natura, rivoltandosi contro di essa, contro le cose, contro i suoi simili, e generando guerre, distruzioni, sofferenze. La proiezione sarà seguita da un incontro con i registi Mario Brenta e Karine De Villers.

Il lungometraggio Once You Know (sabato 3 ottobre, ore 16.30, Sala Soldati), del regista franco-statunitense Emmanuel Cappellin, è un’esplorazione intima e personale di una condizione esistenziale segnata dalla consapevolezza della verità sui cambiamenti climatici e sul loro impatto nel futuro. Interpellati cinque dei massimi esperti mondiali di clima ed energia, l’autore si domanda come sia possibile continuare la nostra vita di sempre una volta saputo quello che ci attende, trovando una via di uscita in forme possibili di resilienza individuale e collettiva.
Non mancano nemmeno in quest’edizione, peraltro, i documentari che indagano possibili risposte e soluzioni positive alla massima emergenza planetaria, come Kiss the Ground (domenica, ore 16, Sala Cabiria), il nuovo film dei due acclamati documentaristi statunitensi Josh e Rebecca Tickell, da anni presenti al Festival con i loro lavori. Nella prospettiva di una soluzione accessibile e realizzabile al problema del riscaldamento globale, il lungometraggio esplora le potenzialità dell’agricoltura rigenerativa come pratica in grado di aumentare la capacità dei terreni di catturare e stoccare il carbonio, rimuovendolo dall’atmosfera e così determinando la stabilizzazione del clima, il ripristino di ecosistemi alterati e, non ultimo, l’aumento della produzione agro-alimentare. Girato in cinque continenti, supervisionato da più di cento esperti e scienziati, il film è narrato da Woody Harrelson e vede la partecipazione di “eco-celebrities” come Gisele Bündchen, Tom Brady, Jason Mraz, Ian Somerhalder, Patricia Arquette e Rosario Dawson. La proiezione sarà seguita da un incontro online con i registi Josh e Rebecca Tickell e con Lucio Cavazzoni, presidente di Goodland.

Effetto macroscopico e misurabile dei cambiamenti climatici, il ritiro dei ghiacciai è specificamente al centro di due film che trattano il tema in modo molto diverso. Per Cinquanta passi (domenica, ore 19, Sala Soldati), diretto dal ferrarese Niccolò Aiazzi, i ghiacciai sono un archivio che il cambiamento climatico rende un libro aperto, restituendo le storie di quanti ci sono passati e i corpi di quanti, purtroppo, lì hanno perso la vita.
Seguito dalla macchina da presa, il protagonista del film, Michele Cucchi, guida alpina del Monte Rosa e soccorritore, si mette nel solco dei loro cammini durante le spedizioni ambientali in diversi angoli del mondo – da Zermatt, al Karakorum, al Nepal –, intraprese negli ultimi anni nella convinzione che oggi la vera sfida non sia più scalare una vetta, ma tentare di conservare un ecosistema sempre più fragile. La proiezione sarà seguita da un incontro con il regista Niccolò Aiazzi, con il protagonista del film Michele Cucchi e con Enrico Camanni, alpinista e scrittore.
66 Metres… Rising Sea Levels (giovedì 1° ottobre, ore 19, Sala Soldati), dei tedeschi Max Mönch e Alexander Lahl, prospetta scenari possibili nei prossimi decenni a partire dagli studi degli scienziati che, nel caso di completo scioglimento dei ghiacci in Antartide e in Groenlandia, stimano un innalzamento del livello del mare di 66 metri, destinato a mutare l’aspetto di tutte le coste del Pianeta. Di fronte a un evento che interesserà non solo qualche isola sperduta, ma l’intero mondo continentale, il mediometraggio analizza il nuovo tipo di conflitti destinati a emergere nelle società del futuro, quando gli Stati costieri più ricchi saranno in grado di proteggere con megaprogetti le loro aree economicamente più importanti, mentre altre saranno abbandonate a sé stesse.

Anche in quest’edizione, come nelle precedenti, sono presenti diversi film, di svariate nazionalità, che affrontano il tema del land-grabbing, dell’accaparramento delle terre in violazione dei diritti delle popolazioni locali, dello sfruttamento intensivo o dell’uso indiscriminato di risorse e beni comuni da parte di grandi compagnie nazionali o transnazionali, mali diffusi a ogni latitudine. Diretto dalla regista e storica dell’arte statunitense Donna Serbe-Davis, Gianni Berengo Gardin’s Tale of Two Cities (sabato 3 ottobre, ore 18, Sala Rondolino) rende omaggio a uno dei più noti fotografi italiani viventi, sottolineando soprattutto l’impegno civile che è stato uno dei tratti distintivi della sua lunga carriera. Nell’esplorare i rapporti di Berengo Gardin con la “sua” Venezia, il lungometraggio si sofferma in specifico sul reportage dedicato dal fotografo, oggi novantenne, al passaggio delle grandi navi da crociera nel canale della Giudecca e davanti a San Marco: una denuncia per immagini che si è saldata con le proteste ambientaliste e che, negli ultimi anni, ha portato anche all’attenzione internazionale il problema dell’impatto dei giganti d’acciaio sui fragili equilibri della città lagunare. La proiezione sarà seguita da un incontro online con la regista Donna Serbe-Davis e con Gianni Berengo Gardin, fotografo e protagonista del film.

Con Sumercé (sabato 3 ottobre, ore 19.30, Sala Rondolino) la regista colombiana Victoria Solano segue tre attivisti del suo Paese – i due leader contadini Rosita Tres e Don Eduardo e l’emergente leader politico Cesar Pachón – che si oppongono alla decisione del governo di Bogotá di concedere alle compagnie minerarie permessi di sfruttamento in un numero esponenzialmente crescente di aree rurali. Ritratto corale, il lungometraggio – presentato in collaborazione con Slow Food – esplora le ragioni profonde delle loro battaglie, in Colombia combattute a rischio della vita, in nome dei dodici milioni di contadini che rivendicano il diritto al vitale accesso all’acqua, impedito dalle attività estrattive, e a rimanere nelle terre in cui sono nati, da cui dipendono per la propria sopravvivenza e a cui li lega un rapporto ancestrale. La proiezione sarà seguita da un incontro con Roberto Burdese, del Comitato esecutivo internazionale Slow Food, con Nestor Mendieta Cruz (in collegamento online), leader del Convivium Slow Food di Bucaramanga (Colombia), e con Gaetano Capizzi, direttore del Festival CinemAmbiente. L’incontro sarà anche occasione per illustrare le nuove iniziative cinematografiche realizzate nell’ambito del progetto europeo CINE - Cinema communities for Innovation, Networks and Environment - organizzato da Slow Food in partnership con Cinemambiente – che nelle prossime settimane saranno proposte a Torino e in Piemonte all’interno del cartellone diffuso di Terra Madre.

È una storia sudamericana anche quella raccontata dal film Máxima (sabato 3 ottobre, ore 17.30, Sala Cabiria), diretto dalla regista peruviana Claudia Sparrow e presentato in collaborazione con Amnesty International. Il lungometraggio porta sullo schermo la vicenda di Máxima Acuña, contadina del Nord del Perù, che da anni si batte contro la più grande compagnia mondiale d’estrazione dell’oro, la Newmont Mining Corporation, opponendosi all’espropriazione dei terreni della sua famiglia e ostacolando il miliardario progetto di espansione della multinazionale, destinato a distruggere l’ecosistema della zona. La storia della “campesina” andina – insignita nel 2016 del Goldman Environmental Prize – e della sua strenua resistenza a violenze, minacce, intimidazioni, diventa nel film anche l’occasione per indagare i meccanismi di un sistema che per proteggere i propri interessi non esita né di fronte alla violazione dei diritti umani, né di fronte al crimine ambientale. La proiezione sarà seguita da un incontro con Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, con Paola Ramello, del coordinamento America Latina di Amnesty International Italia, e, in collegamento online, con la regista Claudia Sparrow e con Pablo Ricardo Abdó, avvocato per i diritti umani di Grufides/EarthRights (Perù).
Ci si sposta in Africa con Amussu (venerdì 2 ottobre, ore 20.30, Sala Cabiria), di Nadir Bouhmouch, girato a Imider, villaggio nel Sud-est del Marocco. Qui, nel 2011, gli abitanti – una comunità Amazigh – per salvare le loro oasi, le loro piantagioni di mandorli, il loro bestiame, chiusero una delle condutture che deviavano l’acqua verso la più grande miniera d’argento del Paese. Il lungometraggio documenta, a otto anni di distanza, la loro pacifica resistenza che si è trasformata nel “Mouvement sur la Route 96” – produttore del film – e che continua nel luogo del loro primo presidio, diventato un piccolo villaggio alimentato a energia solare. La proiezione sarà seguita da un incontro online con Moha Tawja, esponente del Mouvement sur la Route 96.

L’acqua è al centro anche di Lords of Water (sabato 3 ottobre, ore 16.15, Sala Rondolino), diretto dal francese Jérôme Fritel. A fronte delle previsioni secondo cui entro il 2050 un quarto della popolazione mondiale vivrà in un Paese afflitto da scarsità idrica, stanno maturando le condizioni ideali per un nuovo, lucroso mercato. Girato in America, Europa e Australia, il film indaga la “finanzializzazione” dell’acqua, la corsa all’oro blu che sta già mobilitando molti “cercatori” – grandi banche, fondi speculativi e fondi di investimento –, che stabilirà nuove relazioni di potere e che darà il via a una battaglia destinata a combattersi non solo sul fronte economico, ma anche su quello ideologico, politico, ambientale.
Offre uno sguardo insolito sul problema delle popolazioni a rischio Amazonian Cosmos. Le Voyage des Amerindiens (sabato 3 ottobre, ore 21.45, Sala Rondolino), diretto dallo svizzero Daniel Schweizer. Protagonisti del lungometraggio sono alcuni indios delle tribù amazzoniche Macuxi e Yanomami, che, su invito dell’ONG “La Société pour les Peuples Menacés”, lasciano la loro foresta – microcosmo in pericolo, ma anche mondo di spiriti luminosi, saperi ancestrali e armonia con la natura – per partecipare a un forum delle Nazioni Unite a Ginevra. La loro odissea nel mondo dei bianchi si trasforma in uno sguardo etnografico inverso, una critica sciamanica alla società dei consumi, mentre la loro convinzione che possa avverarsi a breve la profezia della “caduta del cielo sulla Terra” – con la conseguente scomparsa dell’uomo – e che solo l’unione di tutti i leader spirituali del mondo possa scongiurarla ha molto da dire alla civiltà occidentale sul modo migliore di tutelare il Pianeta. La proiezione sarà seguita da un incontro online con il regista Daniel Schweizer.
Si torna nelle miniere, ma questa volta dalla parte di chi ci lavora, con Inferru (sabato 3 ottobre, ore 19, Sala Soldati), l’ultimo film di Daniele Atzeni. Realizzato esclusivamente con immagini di repertorio e home movies girati nei poli minerari del Sulcis-Iglesiente, il mediometraggio ci riporta alla Sardegna della metà del Novecento. Un anziano minatore, travolto da una frana mentre sta minando una galleria, sospeso nel vuoto temporale tra la vita e la morte imminente, racconta in un denso monologo il mondo di Inferru in cui ha speso la sua esistenza: un viaggio nelle memorie del sottosuolo dove, tra miseria sempre incombente, persistenti crisi economiche, condizioni di lavoro durissime, lotte e rivendicazioni sistematicamente annichilite, non sembra esistere possibilità di riscatto. La proiezione sarà seguita da un incontro con il regista Daniele Atzeni.

Nell’edizione 2020 si riaffacciano anche temi storici del dibattito ambientale come quelli dell’inquinamento e dello smaltimento dei rifiuti. Il film Smog Town (venerdì 2 ottobre, ore 22.30, Sala Cabiria) di Meng Han, è girato in una delle città più inquinate della Cina, Langfang, perennemente coperta da una coltre di nebbia in cui si mescolano gas e fumi di scarico in larga parte imputabili alla presenza di acciaierie. Stretti tra le pressioni del governo centrale, che esige una diminuzione dell’inquinamento, e gli interessi dell’industria e dei lavoratori, i responsabili dell’ufficio locale per la protezione ambientale non riescono ad adottare misure efficaci. Cronaca di un dramma della burocrazia, il lungometraggio esplora le difficoltà, dirompenti in un Paese ad alto tasso di sviluppo come la Cina, di conciliare crescita economica e tutela dell’ambiente. The Story of Plastic (venerdì 2 ottobre, ore 18.30, Sala Cabiria), della statunitense Deia Schlosberg, si presenta come un film controcorrente, diverso da tutti gli altri dedicati al tema. Deciso a raccontare tutta la verità sull’inquinamento da plastica e sulla falsa soluzione del riciclo, il lungometraggio svela come siamo arrivati alla situazione attuale, come le industrie del gas e del petrolio hanno manipolato con successo la narrazione del problema, chi sono i veri buoni e i veri cattivi nella storia di una delle maggiori emergenze ambientali del Pianeta e quale può essere una strategia concreta per uscirne. La proiezione sarà seguita da un incontro online con la regista Deia Schlosberg.

Diretto da Troy Hale, regista e giornalista statunitense vincitore di 26 Emmy Awards, Sh*t Saves the World (domenica, ore 19, Sala Rondolino) è un viaggio a tappe in diversi Paesi e città – Sydney, Londra, Chicago, San Diego, Messico, Tanzania, India, Irlanda e Scozia – che esplora con una narrazione divertente e ironica possibilità di salvaguardia del Pianeta efficaci, anche se spesso elegantemente tralasciate nei dibattiti sul futuro del mondo. Il lungometraggio illustra, infatti, la produzione e l’impiego, sempre più diffuso, di quelle fonti di energia altamente rinnovabili ricavate dalle deiezioni degli organismi viventi (biomasse), cui soprattutto gli umani contribuiscono in misura crescente grazie al loro enorme consumo di cibo. La proiezione sarà seguita da un incontro online con il regista Troy Hale.

Come sempre, il Festival riserva uno spazio specifico al mondo della natura e degli animali. Con Pariah Dog (sabato 3 ottobre, ore 22, Sala Cabiria), dello statunitense Jesse Alk, vincitore di un gran numero di premi internazionali, ci si sposta in India, il Paese che ha il maggior numero di cani randagi al mondo e dove oggi ferve un accesso dibattito sulla compatibilità del discutibile primato con l’immagine di una nazione in via di rapida modernizzazione. Girato a Calcutta, il lungometraggio è un caleidoscopico ritratto della città vista, insieme, dalla prospettiva dei cani che tentano di sopravvivere nella megalopoli e di quattro compassionevoli “outsider” che, nonostante i propri scarsi mezzi, si prendono cura di loro: una storia di vite parallele in cui umani e animali condividono una condizione di marginalità in un mondo duro e indifferente. La proiezione sarà seguita da un incontro online con il regista Jesse Alk.

Diretto dal regista e fotografo svedese Albin Biblom, girato a New York, Chester, Parigi, Berlino e Stoccolma, Curiosity and Control (venerdì 2 ottobre, ore 18, Sala Rondolino) è un viaggio attraverso grandi musei di storia naturale e giardini zoologici da cui emerge la complessità della nostra relazione con la natura, fatta di meraviglia, desiderio di dominio e di sfruttamento, tendenza a proteggere e preservare.
Guidato dalle voci di storici, architetti, conservatori museali e direttori di zoo, il mediometraggio esplora i confini sottili delle nostre ambivalenze, domandosi se la natura può essere ricostruita, per chi la stiamo preservando, per quali motivi imprigioniamo ciò che temiamo possa andare perduto per sempre. La proiezione sarà seguita da un incontro con Franco Andreone, zoologo conservatore al Museo Regionale di Scienze Naturali di Torino, Michele Lanziger, direttore del MUSE - Museo delle Scienze di Trento, e Cesare Avesani, direttore del Parco Natura Viva di Bussolengo. La via del bosco (domenica 4 ottobre, ore 17.30, Sala Rondolino), diretto da Francesca Frigo, regista romana attiva a Torino, è dedicato alle foreste, a cui le sfide imposte dalla crisi climatica e il ritorno alle zone rurali restituiscono oggi il ruolo di fattore di sviluppo economico e sociale andato perduto nel tempo. Il mediometraggio, prodotto dalla Regione Piemonte, si sofferma specificamente sul lavoro dei tecnici professionisti che, attraverso il monitoraggio e la progettazione, gestiscono i rapporti sempre mutevoli tra uomo e foreste, in modo che queste tornino ad essere ecosistemi equilibrati e in grado di aiutarci a fronteggiare le conseguenze del riscaldamento globale. La proiezione sarà seguita da un incontro con la regista Francesca Frigo, Livio Bozzolo, presidente CONAIBO - Coordinamento Nazionale delle Imprese Boschive, Antonio Brunori, rappresentante Italia per la certificazione PEFC, Marco Corgnati, funzionario R.P. del Settore Foreste.

Tre film esplorano, in modo diverso, le prospettive di cambiamento così come vengono considerate e affrontate nei centri nevralgici del potere economico. Con The Forum (domenica, 4 ottobre, ore 18, Sala Cabiria) il regista tedesco Marcus Vetter entra nel luogo di raduno per eccellenza dei potenti della Terra, il World Economic Forum di Davos, al seguito dell’ottantunenne fondatore del grande meeting internazionale, Klaus Schwab, convinto sostenitore del dialogo come metodo di risoluzione dei problemi mondiali. Il lungometraggio lo segue, dal 2018, per un periodo di due anni difficili, segnati da un populismo montante e da una sfiducia crescente nelle classi dirigenti. Mentre le crisi del mondo si sommano senza sosta (l’emergenza climatica, la Brexit, gli incendi nella Foresta amazzonica, la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina…), non c’è solo il presidente Bolsonaro a sfidare, da una parte, l’establishment, ma anche, dall’altra, una nuova generazione ribelle, guidata da Greta Thunberg, presente a Davos. È l’inizio di un dialogo, sui cui frutti il film si interroga, domandosi se il WEF può effettivamente contribuire a cambiare il mondo o è invece, come espressione delle grandi élite globali, parte del problema. La proiezione sarà seguita da un incontro online con il regista Marcus Vetter e con Jennifer Morgan, direttore esecutivo di Greenpeace International e tra i protagonisti del film.

Il film inglese The End of an Era? A Story of Oil Workers (venerdì 2 ottobre, ore 19, Sala Soldati), diretto da Paloma Yañez e Benjamin Llorens, dà invece voce all’industria petrolifera e, in particolare, ai suoi lavoratori. A prendere la parola sono dieci ricercatori e geologi della Stateoil (oggi Equinor), la maggior compagnia petrolifera norvegese, che consegnano alla telecamera riflessioni e dubbi sul futuro della loro industria e sulla transizione energetica. Nel seguire le orme della Stateoil, arrivata ad operare in Brasile, il film esplora le ragioni per cui continua la ricerca di giacimenti di gas e petrolio, mentre, a fronte dell’emergenza climatica, si afferma l’uso delle energie rinnovabili, domandandosi quanto i lavoratori dell’industria estrattiva siano pronti al cambiamento.

Con The Campaign against the Climate (giovedì 1° ottobre, ore 19.15, Sala Rondolino), del regista danese Mads Ellesøe, si ritorna invece al passato, alla fine degli Ottanta, quando sembrava che il mondo fosse pronto ad affrontare il problema dei cambiamenti climatici e Georg W.H. Bush parlava del modo in cui il “White House Effect” avrebbe gestito il “Green House Effect”. Nel tentativo di capire che cosa è andato storto, il mediometraggio indaga le responsabilità degli esperti e degli scienziati che nel dibattito pubblico dell’epoca si mostrarono scettici sull’esistenza del problema del riscaldamento globale e ricostruisce il ruolo occulto ricoperto dalle grandi compagnie petrolifere nell’insabbiamento, per trent’anni, di una scomoda verità. La proiezione sarà seguita da un incontro online con Mads Ellesøe, regista del film.

Da alcuni anni il Festival dedica un’attenzione specifica all’evoluzione della scienza e delle tecnologie e alle sue ripercussioni, positive o negative, sotto il profilo ambientale. The Sky Commodified (venerdì 2 ottobre, ore 22.30, Sala Soldati), film di coproduzione internazionale realizzato dalla regista statunitense Maya Shopova e dallo studio Locument, si focalizza sulla crescente industria astronomica nel Deserto di Atacama, intrecciando le prospettive di quanti vivono nella vasta regione cilena: umani e non umani, indigeni e stranieri. Il lungometraggio conduce un’analisi su tre livelli, partendo dalla struttura dell’osservatorio e dalla sua architettura per passare al piano infrastrutturale della crescita nell’area dell’astro-turismo e arrivare quindi all’estrazione dei dati e all’astronomia come industria globale ingaggiata dal settore tecnologico, da cui scaturisce una nuova concezione “mercificata” del cielo.

22/09/2020, 12:32