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VENEZIA 77 - "50 Santarcangelo Festival", una Storia di Teatro


VENEZIA 77 -
Sulla via Emilia, a pochi chilometri da Rimini e Cesena, sorge Santarcangelo di Romagna, un antico borgo medievale di poco pi di 20.000 anime. Proprio l, nel 1971, fece capolino il Teatro, che con la sua forza creativa invase strade e piazze, facendola diventare in breve tempo una vera e propria citt-teatro.

Presentato alle Giornate degli Autori di Venezia 77, "50 Santarcangelo Festival" di Michele Mellara e Alessandro Rossi, ripercorre cinquant'anni di storia del "Festival Internazionale del Teatro in Piazza", ancora oggi uno degli appuntamenti centrali per gli amanti delle arti performative che hanno voglia di seguire l'evolversi dei linguaggi teatrali.

Un intreccio di voci, pensieri, ricordi, lascia spazio alle immagini di una ridente riviera romagnola accarezzata da un caldo sole sul finire degli anni '60, per poi dare inizio ad un viaggio fatto di sognatori e visionari, capaci di cambiare ciclicamente pelle all'insolito festival.

A partire dalla prima edizione, dal taglio fortemente politico in cui riecheggiava la forza ribelle del '68, si pass poi al teatro delle compagnie e alla rivoluzione del '77, una Woodstock di piazza sotto la guida di Roberto Bacci, fino ai momenti di crisi, politica e artistica, che a cavallo tra gli anni '90 e i 2000 port il festival a contaminarsi con le altre forme d'arte.

Attraverso le parole dei suoi protagonisti, e le spledide immagini d'archivio, tornano a rivivere sul grande schermo i progetti nati sotto le dieci direzioni artistiche, e che hanno saputo segnare per sempre l'identit di Santarcangelo con gli spettacoli di Dario Fo e Franca Rame, l'avanguardia di Jerzy Grotowski, le esperienze dell'Est Europa, il teatro-danza di paesi lontani e l'utilizzo dei corpi umani come forme d'arte estreme, innumerevoli esperienze performative sempre nuove e stimolanti.

L'importante lavoro di ricerca di Rossi e Mellara, e il racconto dei mutamenti artistici e organizzativi spesso obbligati, apre inoltre ad una importante riflessione sulla dicotomia identitaria "trasformazione/perdita", e su quanto a volte si sia costretti a rimettere in discussione la propria storia e la propria natura, per potersi assicurare un futuro. Un pezzo di storia italiana in un documentario che sa rendere il giusto merito ad una manifestazione unica nel suo genere.

07/09/2020, 09:24

Antonio Capellupo