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CREUZA DE MA' - Il filo rosso e il filo nascosto


Gianfranco Cabiddu, direttore artistico del Festival dedicato alla musica per il cinema, presenta l'edizione 2020 dal 26 al 30 agosto a Carloforte, in Sardegna


CREUZA DE MA' - Il filo rosso e il filo nascosto
Gianfranco Cabiddu
IL PROGRAMMA COMPLETO

Non è tradizione del Festival Creuza de Mà darsi ogni edizione un tema specifico, il suo tema più generale e avvolgente, il suo punto di vista, è la musica per cinema in generale. Anche in omaggio ad Ennio Morricone, scomparso di recente, che proprio da noi per il Corso Miceli sosteneva che “la musica per cinema è tutta la musica”, e ogni film ha la sua musica che non si doma con i concetti né si incasella con le parole. Così non ci siamo mai sentiti legati all’ossessione di trovare un “filo rosso” di senso evidente nelle scelte dei film ed autori in programma che nobilitasse o rendesse esplicito un progetto che nel nostro caso è ben più vasto e inafferrabile, un “filo nascosto” come è la musica per film.

Non da snob ma con orgoglio rivendichiamo a tutto il festival il merito di essere diventato un presidio di riflessione, ricerca, partenza e approdo, per chi guarda il cinema anche “dalla parte del suono”.

Per volontà e per caso, come direbbe Boulez, nelle passate edizioni abbiamo pensato a un programma dove tutto si tiene insieme, iscritto in un disegno voluto: il cinema delle autrici donne, il cinema del ’68, ecc.. ma non deve essere una trappola semantica, pena allontanarci dal fuoco e dal mistero a cui il festival è dedicato.
Così anche questo anno, nel progettare il programma, assonanze e affinità tra i film presentati si fanno strada anche a livello inconscio, spingendoci nostro malgrado, e in questo sollecitati dalle semplificazioni comunicative del nostro tempo, a non nascondere, ma a mostrare il filo rosso, che dovrebbe invece rimanere segreto per essere scoperto dal pubblico.

Il filo rosso che lega in maniera evidente i film proposti a Creuza de Mà 2020 è il tema della “marginalità”: una selezione di film e di storie che ci raccontano i margini e dai margini, la vita che li anima, di amore e di senso.
Dalla storia di Ligabue raccontata da Diritti, anche in omaggio alla pianura della sua Emilia: un sommo artista, marginale e sbeffeggiato in vita, alla famiglia di Piredda che vive ai margini e si ammala nella terra dei poligoni di tiro in Sardegna dove si sperimenta il massimo della sofisticazione tecnologica nelle armi dei paesi più evoluti, alla “paranza” di Giovannesi dove giovani camorristi accecati dalle luci vivono come in un film ai margini della criminalità di Napoli e ne pagano il prezzo più alto; fino a al manager calcistico perdente di Marra, marginale appunto rispetto al grande giro dei procuratori calcistici, alla ricerca del “colpo” che riscatta una vita, della “buona volta”.
Film molto diversi tra loro, per stile e linguaggio ma che hanno, ognuno a suo modo, un comune denominatore nel filo nascosto della musica che li sostiene e accompagna tessendo un rapporto profondo e simbiotico: nell’etica, nei sentimenti, nello sguardo, nella poesia tenera o aspra dei loro autori.

E poi ci sono i concerti live: la musica che si mostra nuda, liberata dallo sposalizio con l’immagine, per quello che è.
Per un festival come il nostro, serenamente di nicchia, che accoglie musicisti e registi e attori (spesso poco conosciuti), tutti in rapporto particolare con la musica per immagini, il nemico è essere percepiti impantanati in un noioso sinedrio per addetti ai lavori; invece la musica per cinema è leggera e popolare, gioiosa scoperta del filo nascosto che non si può dire a parole e concetti, ma che lega e sostiene, scavando nelle emozioni di un film.

La potenza evocativa diventa evidente nell’uso delle canzoni al cinema, acquista così il valore speciale di veicolo prezioso per avvicinare e introdurre, con leggerezza, il mistero del rapporto emotivo tra parole, musica e immagine, che soprattutto nelle mani ironiche di un attore come Neri Marcoré diventa immediato e godibile ad un pubblico, sia colto che popolare.

Dal margine lontano di un’isola sarda abitata da stirpe genovese, da secoli ai margini di Genova, isola che è isola minore dell’isola maggiore di una penisola come l’Italia, lanciamo un message in the bottle e promettiamo di condurvi a riconoscere il “filo nascosto” della musica nel cinema, un messaggio nella bottiglia che attraversa il mare di suoni, voci e poesia, che ogni anno ci riporta qui a stupirci del “rumore” del cinema.

IL PROGRAMMA COMPLETO

04/08/2020, 11:48

La Redazione