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CINEMA, DOMANI - Daniele Ciprì, regista e dir. della fotografia


"Sto scrivendo il soggetto del film che girerò passato questo momento": intervista sui possibili scenari futuri per il cinema italiano, dopo il lungo stop causato dall'emergenza Covid-19.


CINEMA, DOMANI - Daniele Ciprì, regista e dir. della fotografia
Prosegue l'inchiesta di Cinemaitaliano che esplora, attraverso le parole di diversi operatori della filiera cinematografica, l'attuale momento che vive il nostro cinema e quelli che saranno gli scenari futuri superata l'emergenza Covid-19.

Abbiamo parlato con Daniele Ciprì, regista e direttore della fotografia, che a distanza di tre anni da "La buca" è al lavoro sul soggetto del suo nuovo film. In attesa di rivederlo sul set, ci ha anticipato degli elementi della storia che dirigerà.

In questo periodo di quarantena forzata stai riuscendo a fare qualcosa di diverso dal solito?
A dire il vero si, mi è capitato di riascoltare le fiabe sonore di “A mille ce n'è” con cui sono scresciuto. Non ho avuto una nonna che mi raccontava le favole in stile Disney, anche perchè la mia era una famiglia di artigiani e quindi si andava a letto presto e ci si alzava presto. Nel riascoltarle a distanza di tempo mi sono reso conto che hanno una formula di immaginario che continua ad affascinarmi, e che forse sta alla base del modo in cui poi faccio i miei film, folli e strani.

Folli e strani come pochi in Italia hanno il coraggio di essere. Da cosa dipende?
Il problema serio del cinema italiano è che non basta essere intellettuali per scrivere una sceneggiatura, ma è necessario avere un'immaginario. E poi se vuoi fare il regista devi stare male, è un'esigenza. Ad esempio quando facevamo CinicoTv, attorno a noi avevamo una realtà drammatica, con le bombe della mafia, la periferia degradata, la spazzatura, l'emarginazione sociale, e tutto questo lo abbiamo raccontato cercando una chiave che fosse nostra, quella della risata grottesca. Ecco, quello che rimprovero a certi film italiani che oggi raccontano la periferia è la mancanza di cuore, hanno solo tecnica.

Cosa bolle in pentola adesso, a cosa stai lavorando?
Negli ultimi mesi stavo lavorando all'adattamento da un piccolo romanzo che ho trovato molto interessante, con al centro la storia di due adolescenti, ma arrivato ad un certo punto, mentre stavo lavorando con i miei sceneggiatori, mi sono accorto che quello che stava venendo fuori era qualcosa di troppo intellettuale, troppo pensato. E' un bellissimo film, lo farò, ma non è questo il momento adatto. E allora sono tornato all'idea di raccontare un fatto realistico.

Su cosa si baserà la storia, puoi anticiparci qualcosa?
Mi concentrerò su un elemento contemporaneo della nostra società, l'assenza del rapporto paterno. Con questo non intendo dire che nelle famiglie non ci si voglia bene, ma che nei momenti di disagio o si verifica una mancanza, e allora la scomparsa di un padre, o si manifestano l'assenza e l'egoismo. Sono molto contento del soggetto che stiamo scrivendo, che come ne “La buca” sarà ambientato in un non-luogo. Non sarà una commedia, pur essendo comunque un film divertente. Mi pongo sempre dalla parte del divertimento, perchè raccontando storie abbastanza tristi e realistiche, e parlando di problemi sociali e psicologici, devi avere il senso dell'umorismo.

Che tempi prevedi per la lavorazione?
Sarei dovuto partire nel 2020, dal momento che sono tre anni che manco dalla regia, avendo lavorato molto come direttore della fotografia per tanti miei colleghi, ma a causa del Coronavirus la preparazione slitterà inevitabilmente al 2021.

09/04/2020, 11:17

Antonio Capellupo