Festival Internazionale della Cinematografia Sociale \
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Note di sceneggiatura di "TuttAPPosto"


Note di sceneggiatura di
L'idea di “Tuttapposto” nasce dalla volontà di raccontare, con il linguaggio della commedia, le storture del mondo accademico aprendo ad una riflessione sul potere e cogliendone le angolazioni ricche di contraddizioni tipiche della nostra società dalle sfumature pirandelliane. Per anni sono stato studente universitario e ho vissuto la frustrazione di chi è incapace di ribellarsi ad un mondo di adulti che, piuttosto che vivere la funzione pubblica come servizio, la vive come centro di potere. Quando abbiamo cominciato a lavorare a questo film, ci siamo quindi trovati davanti una storia già scritta, nelle nostre esperienze personali, in quella dei nostri amici e nelle pagine dei giornali, che ci hanno raccontato fatti di cronaca a cui ci siamo ispirati per creare il gruppo docenti della nostra immaginaria università corrotta (e neanche tanto immaginaria). A volte il procedimento più complesso è stato quello di rendere credibile una realtà che spesso supera la fantasia. Abbiamo utilizzato la comicità nella funzione che io considero la più alta, quella critica, perché per me la comicità è prima di tutto motore di riflessione. L'espediente della creazione di un’App ci ha permesso di giocare in chiave comica con quelle forme di potere che da studenti universitari consideravamo inattaccabili. I professori che diventano onesti per paura di un brutto voto nell’applicazione “TuttAPPosto” rende il potere ridicolo e assume un sapore rivoluzionario. È forse questo il motivo principe per cui nasce questo film: raccontare una rivoluzione che funziona. Perché la visione “gattopardiana” della vita ci dice che non cambia mai niente. E oggi una rivoluzione sicuramente avrebbe la tecnologia come protagonista del cambiamento. Con gli sceneggiatori, tutti siciliani, Paolo Pintacuda, Ignazio Rosato e Roberto Anelli e con un regista come Gianni Costantino che ha lavorato tanto con Ficarra & Picone nella Trinacria, abbiamo scelto di ambientare la storia in una cittadina universitaria, per l’appunto, siciliana. In realtà avremmo potuto ambientarla ovunque. Non è infatti il luogo geografico a muovere la storia, ma i luoghi “valoriali” espressi da due generazioni, una rappresentata da me e l’altra dal grande Luca Zingaretti. Le due generazioni nel confronto de film si scopriranno, nel bene e nel male, spesso distanti, ma a volte incredibilmente vicine.

Roberto Lipari

16/09/2019, 14:12