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VENEZIA 76 - "VR Free", intervista a regista e produttrice


Presente a Venice Virtual Reality il corto in VR realizzato a Torino dall'iraniano Milad Tangshir


VENEZIA 76 -
Tra i titoli internazionali del concorso Venice Virtual Reality (sezione lineare) alla Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia c' anche "VR Free", diretto da Milad Tangshir e prodotto a Torino da Valentina Noya con l'Associazione Museo Nazionale del Cinema.

Come e quando nato il progetto?

Milad Tansghir (MT) - Alla fine del 2017 venivo da un lungo periodo di lavoro sul primo lungometraggio documentario che ho diretto, Star Stuff (prodotto da Davide Ferrario), e volevo fare una nuova esperienza, diversa da quella che avevo appena finito.
Mi interessava confrontarmi con delle nuove domande dal punto di vista linguistico e processuale. Perci ho pensato alla realt virtuale come un nuovo medium, in cui potevo fare delle considerazioni riguardo il linguaggio visivo. Fortunatamente, nello stesso periodo uscito un nuovo bando della Film Commission Torino Piemonte per le opere in nuove tecnologie. Il timing sembrava giusto: ho studiato numerosi lavori in VR e la cosa che mi interessato di pi era il potenziale del nuovo mezzo per trattare il concetto dello spazio.
Volevo portare questo potenziale dentro un luogo che di per s pieno di spazi drammatici: il carcere. Ho contattato Valentina Noya, sapendo che lei ha legami forti con il mondo carcerario, perch dirige il festival LiberAzioni: l'arte dentro e fuori dal carcere. Valentina mi ha accolto con grande apertura e disponibilit e da li abbiamo costruito VR Free.
Valentina Noya (VN) - Difatti, stato proprio il progetto giusto nel momento giusto. Prima che accogliessi l'interessantissima proposta di Milad - che mi parsa fin da subito un'idea preziosa, profonda e a tratti geniale per il suo livello metanarrativo - lo conoscevo e lo stimavo come autore, anche perch aveva gi partecipato a due concorsi promossi dall'Associazione Museo Nazionale del Cinema con il suo sensibilissimo corto Displaced e vinto alla prima edizione di LiberAzioni il premio Diritti Globali. Quel piccolo lavoro racconta con la giusta distanza i profughi - soprattutto minori e bambini - della rotta balcanica: quello sguardo attento e quella capacit di osservazione silenziosa li riconoscevo e mi ci riconoscevo e sapevo avrebbero potuto fare grandi cose anche in carcere.

Quali erano prima i vostri rapporti col VR?

MT - In realt prima di questo progetto non avevo indagato molto la realt virtuale. Sapevo dell'opera di Irritu e di altri applicazioni fuori dal mondo cinematografico e artistico, per esempio nella medicina e nell'aerospaziale. Ma non avevo mai avuto l'opportunit di confrontarmi con il VR in una maniera profonda.
VN - Ho sempre creduto molto nel potenziale delle tecnologie applicate alla sfera sociale e artistica. Da anni ormai studio e lotto nel mio piccolo, nelle mie attivit di formazione pi o meno informale, per l'utilizzo di metodologie visuali partecipative per auscultare comunit, minoranze e problematiche sociali con il video partecipativo.
Come sostiene Helen Hester nel suo saggio Xenofemminismo potremmo parlare dell'importanza emancipatoria del tecnomaterialismo in una prospettiva politica che percepisca la tecnologia e la riesca a utilizzare come strumento di attivismo. Appena Milad ha schiuso l'opportunit di abbinare VR e carcere - un contesto, un campo di studio e d'azione quest'ultimo che ormai a Torino conosco molto bene - come se mi si fossero spalancate mille porte nella mente: iniziato cos un processo creativo molto bello per cui ringrazio a mia volta Milad per averlo attivato con semplicit, ma incredibile decisione.
Da l in avanti, siamo andati avanti come dei treni; citando un commento di Daniele Gaglianone che cita Tangshir "Non esiste piano B o C, esiste solo piano A", detto un po' alla tispiezzoindue con accento britannico-persiano.

Difficolt pratiche e collaborazioni.

MT - Come dicevo, ho studiato numerosissimi lavori in VR ed ero consapevole delle possibilit e i limiti che c'erano nella tecnologia a noi disponibile.
Con Stefano Sburlati (VR Cinematographer e post-produzione) abbiamo fatto tanti test nei spazi diversi per capire come avrebbe reagito la camera nei diversi luoghi del carcere. Alla fine devo dire che sono soddisfatto del risultato e del nostro processo. Con Vito Martinelli abbiamo pensato a uno suono spazializzato che porta una nitidezza e una iperpresenza sonora in modo da aumentare l'immersivit dell'esperienza. Infatti abbiamo registrato la presa diretta con un microfono particolare (equivalente a una camera 360) che registra tutte 4 direzioni del campo con lo stesso priorit. Quindi quando lo spettatore gira la sua testa col visore, non cambia soltanto l'immagine, ma anche il suono.
Devo dire che la post-produzione stata molto impegnativa, c'era il bisogno di fare tanti test. Perch la realt virtuale in continuo mutamento e le soluzioni artistiche/tecnologiche si inventano facendo i progetti.
VN - Giustissimo. La sperimentazione, privilegiata e da privilegiare per qualsiasi produzione indipendente come la nostra, d inoltre i suoi migliori frutti se la agiscono un numero ristretto di persone: c' margine di conoscenza reciproca, dialogo profondo, spazio per gli errori, senza compromettere l'efficienza della macchina, snella e veloce. Sul set eravamo 7 persone: oltre ai gi citati da Milad, Stefano e Vito, la seconda operatrice VR stata Marta Lombardelli, una videomaker di 27 anni, talentuosa, professionale e con un'energia pazzesca, il direttore di produzione, Daniel Coffaro, anche lui under35 e con il non facile compito di sostituire in corsa un altro direttore che ha dovuto rinunciare e infine Jacopo Ficulle che si occupato della realizzazione del "flat"teaser: un ninja a cui non bisogna chiedere cosa fare perch ti precede sempre.

Quale sar il destino del corto e primi risultati ottenuti: se ne parlato a Cannes, avete fatto alcune proiezioni a Torino di Frammenti di VR Free... e ora?

MT - Valentina sicuramente pu spiegare meglio questa parte. Personalmente sono molto felice per la presenza a Cannes.
Sono soprattutto contento per le proiezioni che abbiamo fatto su Torino: stato un bel momento di scambio emozioni e pensieri. Questo lavoro stato fatto per aumentare la consapevolezza dei cittadini verso il mondo della detenzione e credo che le proiezioni a Torino sono stati un passo in questa direzione.
Dopo Venezia, valuteremo qualche strada per la distribuzione e speriamo di poter continuare il nostro festival run che durer pi o meno un anno (partendo da Venezia), portando VR Free in giro per i festival internazionali.
VN - Questo progetto nato sotto una buona stella, mi sembra - ed molto raro sfortunatamente che io dica cose del genere per progetti che coordino - che possa finalmente camminare sulle sue gambe da solo.
Oltre a Venezia, stiamo ricevendo altre risposte da festival internazionali a cui lo abbiamo iscritto. Gestiremo la cosa con la dovuta cautela perch il giro-festival un po' come giocare a Tetris.

In futuro pensate di lavorare ancora con la VR?

MT - Sicuramente una sezione in rapida espansione artistica e tecnologica. In generale un medium molto giovane, lo ancora di pi in Italia. Personalmente torner volentieri a fare un altro film in realt virtuale, se la storia e il concetto chiederanno l'uso di questo medium.
VN - Anche a questo proposito non posso sbilanciarmi troppo, posso solo dire in forma non troppo sibillina che la VR e il carcere hanno incominciato a perseguitarmi. A parte gli scherzi, forse mi perseguita pi il carcere. O forse la VR.

26/08/2019, 07:00

Carlo Griseri